Tutti in piedi: entra il Prof!

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Roberto Vecchioni racconta l’Infinito

Ph. Oliviero Toscani

Viviamo un’epoca buia, di oscurantismo dei sentimenti e delle relazioni, un’era di connessioni sfrenate e forzate, di mediocrità spacciata per bellezza venduta a caro prezzo ad un pubblico lobotomizzato.

In questo scenario, di solitudini nascoste, svetta maestoso “L’infinito” il nuovo progetto discografico di Roberto Vecchioni, un cofanetto con cd e libro/saggio a corredo di cantautorato altissimo, presentato recentemente in una gremitissima Mondadori Bookstore di Napoli, in cui il Professore si è raccontato ed ha spiegato i motivi che l’hanno portato a questa nuova produzione.

Il lavoro è impreziosito dal ritorno sulle scene di Francesco Guccini, convinto dal collega-amico a duettare sulla canzone “Ti insegnerò a volare” dedicata all’ex pilota di Formula 1 Alex Zanardi.

«”L’infinito” è un disco positivo -dice Vecchioni- di lotta dell’anima più che lotta politica. È un concetto che viene dal bellissimo canto di Leopardi, soprattutto dalla sua esperienza a Napoli. Il poeta di Recanati visse lì gli ultimi anni della sua vita. Anni intensi in cui cominciò a capire che il vivere è fatto anche di altre cose bellissime, che non è solo dolore».

Il cantautore nativo di Carate Brianza (MB), 76 anni ed un’energia travolgente, è un intellettuale di spessore culturale e generosità disarmanti: «La vita la si prende per le corna, la si scuote e si tenta di darle un senso ed un significato. In un periodo così difficile dobbiamo necessariamente parlare di speranza, di cose buone, di aspetti migliori dell’esistenza».

L’album (su etichetta DM Produzioni/Artist First) è composto da dodici inediti: divisi in dodici momenti di una sola grande canzone. Tanti personaggi ognuno dei quali, dal proprio personale microcosmo, dona all’ascoltatore la sua storia diventando un esempio di virtù da seguire in larga scala.

«Da Leopardi si sono sviluppati gli altri protagonisti, tra questi, oltre a Zanardi, troviamo Giulio Regeni ed altri combattenti per la libertà che insegnano, a noi italiani soprattutto, che nella vita non si transita in maniera passiva. C’è perfino Papa Francesco, il ricordo di Italo Calvino ed esempi di alta poesia come Costantino Kavafis».

“L’Infinito” di Vecchioni è uno spiraglio di luce buona che illumina tutto intorno. È stato scritto e registrato di getto cantando a “voce nuda”, in studio. I musicisti sono intervenuti soltanto dopo la registrazione della linea melodica vocale. È un disco controcorrente anche per quanto concerne la distribuzione, perché, per scelta dell’autore, non è presente in formato digitale, ma solo nei negozi. Ma l’analisi del Professore si fa severa quando parla degli anni che viviamo: «Oggi andiamo verso difficoltà estreme, la libertà dell’uno non è sempre quella dell’altro. Diventiamo sempre più intransigenti, chiusi in noi stessi, attenti solo a vedere il nostro orticello ed il nostro personale interesse. È un brutto periodo perché tutto questo frastuono roboante ci fa apparire insicuri, in balia dell’incertezza, con poco spazio per l’amore». La ricetta per uscire dal buio per uno dei padri fondatori della canzone italiana è la cultura: «Serve una resistenza culturale, stando tutti insieme, perché è la cultura che ci fa simili, uniti. Io sono al tramonto della mia vita -continua il cantautore milanese- e direi che ho passato una vita meravigliosa in un ‘900 che è stato un secolo bellissimo e vario».

Vecchioni ha origini napoletane di cui va fierissimo. Suo padre era di San Giorgio a Cremano e sua madre vomerese, si trasferirono al Nord per vendere tessuti durante la guerra.  Napoli è il centro focale di tutto il progetto, non solo luogo geografico, ma posto dell’anima: «Pensando ad un posto in cui il respiro non lo perdi e dici che la vita c’è anche domani pensi a Napoli, dovendo scrivere un disco di speranza era l’ambiente ideale».

Dopo aver insegnato latino e greco per oltre trent’anni nei licei, ha continuato la sua attività d’insegnante in svariate Università italiane, sempre al fianco dei giovani. A loro il suo pensiero, specie a quelli con la passione per la musica: «Oggi il must dell’esistenza quotidiana è la voglia di apparire, che chiacchierino di te. La musica la si fa perché è bella e perché ti fa stare bene comunicando ciò che sei e che dice il tuo strumento.  Non c’è bisogno di vendere 30.000 copie.

È l’accompagnamento quotidiano a tutto quello che fai, è nata in Grecia per questi motivi e deve essere sempre il controcanto della tua esistenza».


L’infinito 

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare.


di Nando Misuraca
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