“Tutta colpa di Tele… Garibaldi”

Pasquale Di Sauro 06/03/2020
Updated 2020/03/06 at 7:42 PM
5 Minuti per la lettura

Torna “TeleGaribaldi” ed è tutta colpa di Lino D’Angiò che, insieme ad Alan De Luca, ripropongono la celebre trasmissione televisiva record di ascolti che rivoluzionò il modo di fare comicità.

Dallo schermo si passa alla scena, i due inventori del programma hanno già ricevuto il meritato tributo nelle precedenti date del loro tour nei teatri campani dove si è registrata grande affluenza di pubblico, desideroso di incontrare nuovamente personaggi indimenticabili interpretati dall’esilarante duo comico. Nello spettacolo “Tutta colpa di Tele…Garibaldi”, Lino D’Angiò racconta le origini e come nasce l’idea di ripartire.

1996. Uno scantinato abusivo, una scrivania, il famoso videocitofono e l’antenna della signora Clara per diffondere via etere TeleGaribaldi con Alan De Luca. Serve altro per il successo?

«In quel momento poteva servire tutto. Eravamo ignari di quello che poteva succedere, per noi era un gioco. Capimmo che c’erano un po’ di anni dove la comicità napoletana non era tanto rappresentata, c’era un focolaio forte di cabaret nascosto e fummo fortunati in quel momento a tirarlo fuori, ma eravamo assolutamente inconsapevoli».

Biagio Izzo e Alessandro Siani. Si può dire che TeleGaribaldi sia il papà di tanti giovani comici della scena napoletana e che li abbia lanciati alla ribalta nazionale?

«È stato il papà, ma anche la mamma. Iniziammo TeleGaribaldi e Biagio all’epoca faceva “Bibì e Coco”, successivamente arrivò lui stesso alla conduzione del programma, non solo, con noi c’erano Rosalia Porcaro, I Ditelo Voi, Giampaolo Morelli e più tardi anche Siani. TeleGaribaldi è anche genitore di “Made in Sud”, che è una sua versione fatta però in Rai. I nostri tormentoni sono stati mantenuti nel tempo, tutto è nato da lì».

Cosa è più difficile: inventare o imitare un’altra persona?

«Nasco come imitatore, ma non mi sono mai piaciute le riproduzioni esatte. Perché vedere un falso quando c’è l’originale? Il mio modus operandi è aggiungere una caratteristica nuova per la realizzazione di un personaggio. Non mi limito ad imitare la voce perché mi riesce bene, cerco un’idea, uno stile, un “perché riprodurre una persona”, altrimenti non diverte. L’imitazione di Bassolino era “Bassolindo”, in quel momento quella figura rappresentava l’uomo che puliva la città e così funzionava».

Tornerai nuovamente in scena nei teatri campani con lo spettacolo “Tutta colpa di Tele…Garibaldi”. Quanto si riderà?

«Per anni l’abbiamo abbandonato. Molti hanno sempre pensato che io e Allan fossimo una coppia, in realtà venivamo da percorsi diversi. Ci incontrammo per iniziare il programma, una volta terminata l’esperienza ognuno tornò sulla propria strada. Dunque TeleGaribaldi paradossalmente è ancora vergine siccome non lo abbiamo più toccato, ma per anni le persone ci hanno raccontato di come sono cresciute con i nostri tormentoni e allora abbiamo pensato: “Divertiamoci!”. Un mix di personaggi storici e novità, il repertorio è vasto, il ritmo in due ore di spettacolo è davvero intenso. Il gioco è stato semplice, tanti sono i personaggi rimasti nell’immaginario di molte persone».

Se al videocitofono di TeleGaribaldi oggi si presentasse Matteo Salvini per chiederle dello scantinato abusivo, cosa risponderebbe?

«Se adesso avessi fatto TeleGaribaldi, avrei fatto Salvini al citofono continuamente. Sarebbe stato un divertimento massimo. Noi eravamo abusivi, ci avrebbe bussato ogni minuto, poi da terroni saremmo stati bersaglio facile e di conseguenza lui per noi, peccato che non ci sia TeleGaribaldi».

De Laurentiis, Sarri, Ancelotti, Gattuso, imitazioni riuscite alla grande. Come immagina invece un’imitazione di un tifoso del Napoli considerando il periodo poco felice?

«Chi ha qualche anno in più, ha vissuto stagioni allucinanti e anni anonimi. Credo che ci possa stare un periodo un po’ cosi. Da tempo ci regalano soddisfazioni, bel calcio anche in Europa, siamo forse abituati troppo bene, parlo dell’ultima generazione. Ho vissuto gli anni bui di Mondonico e Mazzone, fa parte della vita, sono momenti».

di Pasquale Di Sauro

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°203
MARZO 2020

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