Tutela del patrimonio artistico e culturale: l’impegno del TPC di Napoli

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Abbiamo avuto l’onore di poter rivolgere al Magg. Giampaolo Brasili, Comandante Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Napoli, alcune domande relative ai recenti recuperi di opere trafugate dalle chiese campane e più in generale sull’attività del TPC.

Una delle ultime notizie riguardanti l’attività del TPC di Napoli, da lei guidato, è la restituzione di una tela raffigurante l’Adorazione del Bambino presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Massa Lubrense, dalla quale era stata trafugata il 15 gennaio 2014. Come è arrivato il TPC al recupero dell’opera?

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«La restituzione di Massa Lubrense si inserisce in un’attività articolata e complessa che ha permesso il recupero di più opere, provenienti da 55 furti in danno di Istituti di Culto e private abitazioni afferenti l’intero territorio nazionale. L’illecita provenienza delle opere sequestrate, in questa come in altre attività investigative, è accertata mediante la consultazione della Banca Dati dei Beni Culturali Illecitamente Sottratti, il più grande database del mondo. I militari del TPC (Tutela Patrimonio Culturale) svolgono una certosina attività di confronto tra le opere oggetto di investigazioni con quelle che risultano da ricercare ed inserite appunto nella citata Banca Dati. Dall’esito positivo di questo confronto e previo riconoscimento dell’opera recuperata avviene la restituzione».

Nell’ultimo mese il TPC ha recuperato molte opere d’arte trafugate soprattutto dalle chiese campane. Quali sinergie con le varie istituzioni sono necessarie per azioni così complesse che si estendono a tutto il territorio nazionale e spesso anche all’estero?

«In effetti nell’ultimo mese abbiamo restituito numerose opere d’arte a chiese campane e non, finanche un dipinto all’Ambasciata Tedesca in quanto disperso durante il 2° conflitto mondiale dalla Pinacoteca di Dresda per concludersi con uno scambio di beni culturali con le Autorità francesi effettuato durante la festa nazionale transalpina del 14 luglio. Indispensabile per raggiungere tali obiettivi è la stretta sinergia con tutti gli organi deputati alla tutela del Patrimonio Culturale: le Soprintendenze, le Diocesi, gli Enti proprietari di beni culturali, tra cui in primis i Comuni e le Istituzioni Museali».

Dalle parole del Magg. Giampaolo Brasili risulta evidente come l’attività del TPC si inserisca in modo strutturale nella gestione del nostro patrimonio artistico e culturale, con un’opera di raccordo che occorrerebbe potenziare e rendere ancora più efficace, soprattutto in quei territori dove il degrado ambientale e sociale lo espone a rischi evidentemente maggiori.

Qual è secondo lei attualmente il rischio più grave che corre il nostro patrimonio artistico?

«Ovviamente il trafugamento e la dispersione. È necessario quindi che vengano poste in essere misure per tutelare la custodia del nostro enorme Patrimonio Culturale (circa il 70 % di quello mondiale con 58 beni nelle liste dell’UNESCO): innanzitutto una catalogazione dettagliata e completa che possa permettere la tracciabilità dell’opera, facilitandone la ricerca ed il recupero nei casi di furto: più le opere si conoscono più il rischio di illecita alienazione diminuisce».

Qual è la strategia del TPC per il prossimo futuro? Come riuscite a mettere in campo una prevenzione, per quanto difficilissima, che risulti efficace?

«Periodicamente il TPC partecipa ad incontri scolastici, tavole rotonde e workshop volti a sottolineare il valore del nostro patrimonio artistico, monumentale e paesaggistico e l’importanza della sua salvaguardia e tutela. Il messaggio che abbiamo intenzione di divulgare è quello della partecipazione, ovvero che tutti noi siamo il primo, se non il più importante, anello di una lunga catena atta a proteggere le opere d’arte che sono espressione storica e culturale del nostro Paese e della storia di tutti noi».

Il Magg. Brasili ha toccato un punto nevralgico nel rapporto tra prevenzione e repressione dell’illecito: l’attività educativa. Percepire l’attività delle forze di polizia non solo come repressiva o dissuasiva, ma come un autentico discorso divulgativo sulla cura del patrimonio artistico, è fondamentale per stimolare soprattutto nei giovani la sua cura come pratica di cittadinanza attiva. Da questo punto di vista la musealizzazione sul territorio dei beni recuperati è il primo passo verso una prospettiva educativa di cui il TPC è perno costituente.

Infine una domanda personale: da uomo delle istituzioni e da intellettuale, quale sentimento prova ogni volta che il suo nucleo riesce a restituirci un pezzo della nostra storia artistica?

«Recuperare e restituire un’opera è il nostro compito ed obiettivo istituzionale. Prendere parte alle restituzioni ed essere partecipi del sentimento di commozione che ne deriva ci spinge a fare sempre di più e sempre meglio. Mi preme sottolineare che spesso un’opera d’arte, oltre a possedere un’intrinseca ed evidente importanza storico-culturale, rappresenta per i cittadini, un legame affettivo a cui spesso è legato un ricordo della propria storia personale. Per rispondere alla Sua domanda, posso certamente affermare che per me è un onore essere parte di questo sistema che permette di riscrivere la storia attraverso il racconto degli oggetti che vengono restituiti alla fruibilità pubblica».

di Roberto Nicolucci

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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