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Già a febbraio, prima del lockdown, era scattato l’allarme per la crisi del settore turistico. Gite scolastiche, viaggi d’istruzione, eventi e manifestazioni di carattere internazionale come il Salone del Mobile o il Carnevale di Venezia erano stati annullati. Inoltre, la chiusura totale si è rivelata doppiamente deleteria per il turismo; infatti ha comportato non solo lo stop durante l’emergenza sanitaria, ma ha causato un blocco totale per il post coronavirus.

Il turismo dovrà cambiare

La paura del contagio che è ormai istillata nella popolazione e la necessità di salvaguardarne la salute, sono i fattori alla base di un cambiamento necessario. Il DNA del turismo non sarà più lo stesso, per il momento o per sempre, mentre trasformandosi si adatterà. Gli operatori del terziario devono per forza di cose aggiornare le regole dell’ospitalità e per un bel po’ dovremo fare a meno di quel turismo di massa dovuto alla forte presenza di stranieri.

Assoturismo stimava che il 12% del Pil del Bel paese, prima della crisi sanitaria, era rappresentato dal turismo, alimentato soprattutto da visitatori stranieri per un mercato di 146 miliardi di euro. Il calo delle presenze stimato all’inizio della chiusura totale era di almeno 260 milioni, in gran parte proprio cinesi. Ma nulla è perduto, perché infatti i nuovi dati dell’ENIT Agenzia nazionale italiana del turismo rappresentano l’Italia come affidabile, confermandosi come la meta più ambita d’Europa, con all’attivo già 400mila prenotazioni dall’estero. Un plauso a tutti gli operatori del settore turistico che attraverso una precisa strategia social sono riusciti a carpire l’attenzione mostrando il proprio adattamento.

Il nuovo turismo di Prossimità

L’analisi economica indica un recupero completo nel prossimo triennio, alla fine del quale il turismo avrà recuperato i volumi del 2019 e li supererà con un totale di visitatori del +4%. Ma nel frattempo che le limitazioni – come la capacità ridotta dei mezzi di trasporto – e la sfiducia da Coronavirus alimentano la nostra quotidianità, dove andremo in vacanza?

Se le città d’arte, le spiagge famose e le località turistiche di alta montagna sembrano perdere appeal, probabilmente ci riverseremo nel cosiddetto turismo di prossimità. Riscopriremo borghi semisconosciuti e località marine poco battute vicino casa; oppure ci innamoreremo dei nostri paesaggi, attraverso le pratiche del turismo lento e responsabile.

Gli esperti sono certi che dopo la pandemia l’interesse per la mobilità dolce esploderà: cammini lenti, trekking, cicloturismo, birdwatching, ippovie e navigazione fluviale. Bisognerà ricominciare da piccoli gruppi, di amici o familiari, o anche partire in solitudine. Mentre si prevede che le mete privilegiate siano quelle che riusciranno a garantire meglio il rispetto delle norme sanitarie, come piccole strutture tipo B&B e agriturismi. La Campania è da sempre tra le regioni che registrano il maggior tasso di appartenenza turistica: già prima del Coronavirus ben il 26% trascorreva le vacanze vicino al luogo di residenza.

E proprio in questa ottica che tante associazioni campane hanno già avviato la ma-nutenzione dei percorsi per prepararsi alla stagione in arrivo. Le ultime indicazioni ministeriali sembrano aver allentato la corda e c’è chi già sta organizzando le prime uscite; restiamo connessi e attraverso i social individuiamo chi vuole farci scoprire la bellezza intorno e vicino a noi. Il turismo di prossimità è facile, sicuro ma soprattutto low cost.

di Francesco Cimmino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°206
GIUGNO 2020

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