Turismo: la Campania delle Sirene

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L’estate, con i suoi tanto agognati 40° all’ombra, si è prepotentemente imposta sulle città italiane da appena un mese. Sole, caldo, afa. I più romantici sentono già la brezza marina accarezzare la pelle o il silenzio di qualche cascina in montagna pervadere i sensi.

Sharm el-Sheik, Santorini, Mykonos, Zante, le mete estere sono sempre così allettanti, con scorci idilliaci e panorami mozzafiato. Ma, a guardarsi intorno, di cose che il mondo ci invidia non siamo poi così sprovvisti: Capri, Ischia, Procida, Sorrento, Amalfi, Vietri, Positano. Luoghi per cui non sarebbe sufficiente una vita intera per apprezzarne appieno la bellezza.

A fare da cornice a queste meraviglie è il Sentiero degli Dei: 4 ore di passeggio spalmate su un vicoletto di 8 chilometri a strapiombo sul mare, che conduce ad uno dei panorami più mozzafiato al mondo, a cavallo fra costiera amalfitana e sorrentina. Il sentiero, oggi una delle mete più ambite dai turisti che scelgono di tuffarsi nelle bellezze della nostra terra, è stato per lungo tempo l’unica via di collegamento fra Agerola e Positano, percorso addirittura dagli gli dei.

La leggenda, infatti, narra che fosse questa la strada da percorrere per raggiungere l’Olimpo, ma anche quella seguita dagli dei stessi per raggiungere l’arcipelago de Li Galli, tratto di mare nel quale Ulisse aveva scelto di sfidare le Sirene, lasciandosi ammaliare dal loro canto.

Il mito di Ulisse, in realtà, è legato alla Campania non solo tramite questo vicoletto, ma anche per mezzo di un’altra meravigliosa insenatura ricavata dalle nostre coste frastagliate: la baia di Ieranto.

Nome particolare che, per alcuni deriva dal greco “Ierax”, cioè falco, animale che tutt’oggi nidifica su quest’isola, per altri dal latino “Ieros”, cioè sacro, esattamente come le sirene. Secondo Plinio il Vecchio, sarebbe stato proprio questo il luogo d’incontro fra Ulisse e le tre sorelle, Partenope, Leucosia e Ligea.

Ferite dall’insensibilità di Ulisse al loro canto ammaliante, che aveva avvinto tutti i marinai che avevano avuto la sventura di passare di là, le tre sirene scelsero di uccidersi, naufragando in luoghi differenti, trascinate dalla corrente marina. Partenope, della quale oggi i napoletani conservano il nome, giunse sull’isolotto di Megaride, su cui oggi sorge Castel dell’Ovo. Leucosia, arrivò nel Cilento, mentre Ligea in Calabria. Dalla bellezza fin troppo ammaliante per passare inosservata, la Baia di Ieranto fu consacrata dai greci alla dea Atena, in onore della quale fu qui eretto un tempio, sostituito, poi, in epoca romana, da quello per Minerva.

Anche i pirati, qualche secolo dopo, ne restarono folgorati. A loro, infatti, si deve la costruzione delle due torri che fungono quasi da fortificazioni per la baia: la Torre di Montalto ad Est, quella di Punta Campanella ad Ovest. Donata al FAI per valorizzarla e tutelarla, oggi la baia è una delle zone più famose della Campania ed è un’area naturale incontaminata, con un elevato livello di biodiversità. E al cospetto di luoghi così magici, viene da pensare che, forse, gli antichi avevano ragione: sono stati sul serio i luoghi degli dei.

di Teresa Coscia

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

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