M’barka Ben Taleb è una cantante, musicista e attrice di origine tunisina. Vive da anni in Italia e ha vissuto a lungo nella città di Napoli. Ha collaborato con artisti e musicisti come Eugenio Bennato, Tony Esposito, Pietra Montecorvino, Gigi De Rienzo. Nei due film di John Turturro “Passione” e “Gigolò per caso” ricordiamo la sua performance in “Nun te scurdà”, in collaborazione con Raiz. Ha inoltre interpretato il personaggio “Mimou” insieme agli attori Sharon Stone, Woody Allen, Sofìa Vergara. La sua particolarità è quella di reinterpretare in arabo molti pezzi classici della canzone napoletana. Lo scorso mese in Casina Pompeiana di Napoli c’è stata l’ultima serata del progetto “Tunisi Canta Napoli” dopo i 4 spettacoli di gennaio, febbraio, marzo e aprile sempre in Casina, con la digressione di maggio a Benevento.

 

 

M’barka, come nasce questo connubio tra musica napoletana e araba?
«Verso la fine degli anni ‘80 ero a Milano, ma poi insieme alla mia famiglia mi trasferii a Napoli. In un locale di Pozzuoli incontrai per caso Eugenio Bennato. Lui ha sempre apprezzato la mia musica. Credo ci sia una grande similitudine tra la cultura musicale napoletana e quella araba. Così col passare degli anni sono nati progetti come “Indifferentemente”, brano della tradizione napoletana che ho reinterpretato in francese. Quando fui chiamata da Turturro per “Passione”, in quella pellicola vennero coinvolti tanti artisti napoletani ed ebbi l’onore di cantare “’O sole mio” in versione araba. Nel secondo film oltre alle parti in cui recito, canto “Luna Rossa” in francese. Attualmente sono onorata di poter lavorare di nuovo a Napoli e le persone mostrano affetto e vicinanza durante i nostri concerti».

Ci racconti del tuo sodalizio artistico con Marzouk Mejri?
«Lo conosco da trent’anni ed è il compagno della mia amica napoletana, Elvira Erman. Abbiamo collaborato insieme in molti concerti ma questo progetto, in particolare, ci vede entrambi protagonisti. Lui è un bravissimo percussionista e suona spesso la “darbuka”, strumento amato anche da me. Siamo accompagnati musicalmente da altri nostri colleghi italiani altrettanto bravi tra cui Aldo Galasso (batteria), Giovanni Francesca (chitarra acustica), Dario Miranda (basso), Saverio Filomeno Colletta (fisarmonica). Nel mese di marzo 2008, Marzouk ha interpretato il film documentario “Vita di Marzouk” che vede la regìa di Ernesto Pagano, già regista di “Napolislam”. È un film che fa riflettere, contro il razzismo. Lui ha vinto anche il premio “Il Razzismo è una brutta storia” al Festival del Cinema Africano. Sono molto attaccata alle mie origini ma sogno un futuro di pace tra il mondo occidentale e quello islamico. La Tunisia è una terra famosa per il turismo e l’accoglienza e questi ambiti e valori sono condivisi molto anche dalla città di Napoli».

Sei aperta anche a collaborazioni nuove, non legate quindi solo al repertorio classico della musica napoletana?
«Dopo il mio primo album del 2005 ce ne sono stati altri, tra cui “Passion Fruit”, del 2004. In quest’ultimo lavoro ho collaborato con Enzo Gragnaniello e Fausto Mesolella. Sono felice e onorata di poter cantare insieme ad artisti così importanti per la musica partenopea e sicula. C’è stata un’altra artista, Hindi Zara, che aveva interpretato “Dicitencelle vuje” con nuovi arrangiamenti ma ricordiamo che anche io ne ho proposto una versione moderna cantata a cappella, interamente in arabo. Naturalmente sono aperta a tutte le collaborazioni che mi verranno proposte e mi fa piacere poter essere fautrice di progetti nuovi, legati al mondo dei giovani che mi seguono spesso. Il mio repertorio non è legato solo alla tradizione classica della musica napoletana. In alcuni spettacoli c’è stato qualcuno che non ci ha permesso di cantare tutti i nostri brani e che forse non apprezzava il nostro lavoro. Io rispondo così. La canzone napoletana è qualcosa di unico al mondo. Ma se io cantassi solo in napoletano non vi regalerei nulla di nuovo. Ci metto passione e cerco di trasmettere emozioni. La lingua napoletana e araba sono più simili di quanto si pensi e la loro unione regala emozioni pure, sincere. Ringrazio Bruno Marfè, responsabile della Casina Pompeiana, e sua moglie Rosana Sales, che ci fanno sentire sempre accolti e amati. Perchè Napoli è anche casa nostra».

di Alessandra Di Dio
Foto di Fulvio De Marinis

Tratto da Informare n° 183 Luglio 2018

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