Valutazione del beneficio clinico dei farmaci antitumorali che ricevono un’approvazione accelerata.

Il risultato di quattro importanti articoli, pubblicati dal JAMA Internal Medicine, evidenzia la possibilità che l’attuale medicina non aiuti, nonostante l’approvazione della Food and Drug Administration. Detta affermazione, determina la conseguenza di animare il dibattito che da decenni vive il mondo dell’oncologia rispetto ai meccanismi di approvazione dei nuovi farmaci antitumorali.
Un primo studio ha mostrato che solo il 20% (19 su 93) dei farmaci antitumorali, che hanno ricevuto l’approvazione accelerata della FDA, ha dimostrato miglioramenti nella sopravvivenza globale dei pazienti.
Tra gli altri, 20 hanno ottenuto un miglioramento in una diversa misura surrogata (come, ad esempio, il restringimento del tumore) e 19 un miglioramento nella stessa misura surrogata usata in prove di conferma e prove pre-approval. Il problema con i surrogati è che non sono sempre misure accurate: i farmaci che riducono i tumori non necessariamente migliorano la sopravvivenza delle persone più a lungo.

Cinque dei 93 farmaci, infatti, sono stati ritirati o le autorizzazioni sono state revocate.

Per comprendere meglio vale la pena chiarire le procedure con cui vengono sperimentate le nuove molecole. Quando si effettua uno studio clinico si possono guardare diversi parametri per stabilire l’effetto di una nuova terapia.
Esistono i cosiddetti endpoint veri, che determinano un vantaggio in termini di sopravvivenza o qualità di vita per i pazienti e che rappresentano misure dirette dell’efficacia della terapia, ma esistono anche gli endpoint surrogati: parametri clinici o fisiologici collegati all’andamento della malattia ed indiretti.
Un secondo studio ha esaminato i casi in cui la FDA ha approvato i farmaci in base al tasso di risposta, dalla remissione completa alla riduzione modesta e transitoria delle dimensioni di un tumore. Dei 59 usi di farmaci antitumorali approvati inizialmente sulla base di endpoint surrogati solo sei hanno ottenuto un’approvazione regolare sulla base del loro beneficio complessivo di sopravvivenza. Ciò suggerisce che alcuni dei farmaci dovrebbero essere testati prima di arrivare sul mercato alfine di “misurare direttamente gli end point che dimostrano benefici clinici” e non solo la riduzione del tumore. Questi studi sembrano rappresentativi della situazione attuale per cui potrebbe essere necessario rivalutare i requisiti per le prove di conferma per ottenere informazioni clinicamente più significative. In alcuni casi la tendenza all’approvazione frettolosa dei nuovi farmaci sembra essere eccessiva, con la conseguenza di non conoscerne bene l’efficacia, le dosi ottimali, la durata migliore del trattamento, o in quali combinazioni sarebbe meglio utilizzarli. Sembra regnare una gran confusione, e serviranno anni per mettere ordine, sempre che si assista ad un cambiamento nei processi di approvazione e monitoraggio dei nuovi farmaci.

Contestualmente dobbiamo essere ottimisti, perché negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’autentica rivoluzione in campo oncologico e ad una sopravvivenza maggiore nei pazienti oncologici del 20-30% a due, tre anni di distanza, a dimostrazione che l’efficacia di molti nuovi farmaci non è in discussione.
È un dibattito davvero molto difficile anche perché alcuni farmaci che potrebbero non funzionare per tutti potrebbero rivelarsi, comunque, salvavita per alcune malattie e determinate popolazioni.

di Antonio Giordano
Direttore del S.H.R.O. di Philadelphia

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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