E tu il 21 marzo cosa fai? Io mi disconnetto!

Giornata della disconnessione

Avete mai osservato con attenzione gli occupanti di un vagone della metro? O chi ad una fermata attende il proprio bus? E i tavoli delle coppie che si riservano la consueta uscita del sabato sera?

Teste più o meno costantemente chine su scatolette nere, bianche, argentate, dal valore variabile, spesso di ultimissima generazione. Incrociare sguardi su un marciapiede è difficile, come difficile è riuscire a scambiare una parola nelle lunghe attese ambulatoriali. Ognuno chiuso nel proprio micro universo gioca distrattamente ai videogiochi più in auge o spia la vita altrui, immaginando come “competere”. Spesso ho la sensazione che non riusciamo più a vivere i nostri attimi di felicità, tanto ci preoccupiamo di fermarli per condividerli con persone di cui sappiamo poco o nulla. Vi siete chiesti il perché di tanta bramosia? Perché la vita social sta mangiando con voracità cannibalesca la nostra vita reale, inglobando emozioni, gioie, dolori, successi, paure, aspirazioni, lotte? È realmente tanto indispensabile condividere ogni momento, ogni respiro, ogni battito, ogni pensiero con chi probabilmente neppure ci considera? Vivo spesso momenti di respingimento del web, di cui riconosco non so più fare a meno. Preferisco allora tuffarmi nell’ascolto di buona musica, nella lettura della rara eccellente scrittura, ma puntualmente vengo divorata dall’istinto del collegamento con il mondo social, monotono e ripetitivo. E continuo a chiedermi se non sarebbe meglio vivere che condividere.

 

 

Naturalmente il mio sentimento è assai diffuso, tanto che negli States il talk show Conan, che va in onda a tarda notte su TBS, ha prodotto un video parodistico di Guiding Hands, ovvero mani guida, un servizio di aiutanti per assistere nei compiti più banali chi altrimenti non potrebbe alzare lo sguardo dal proprio smartphone. Non sono dunque l’unica a chiedersi quanto essere connessi sia importante, se realmente faccia sentire parte del tutto, ma se ci disconnettessimo? Se lo facessimo almeno per un giorno, riempendo quel tutto e quel vuoto con musica e arte e persone vere?
Questa è stata l’idea del Comune di Napoli che per il 21 marzo, ingresso della tanto attesa primavera, ha organizzato il Giorno della disconnessione: come diventare vivi.

Nel comunicato stampa si legge:
“L’invito per quel giorno a tutti i cittadini napoletani è a spegnere smartphone, tablet, computer, TV e tutti gli altri dispositivi di connessione digitale e fare cose insieme, comunicando, senza mediazioni di apparati tecnologici. Andare in libreria, ad ascoltare musica, a teatro, al cinema ma in sala, a ballare, a recitare poesie o serenate o abbracciarsi, baciarsi, fare all’amore, stringersi la mano, fare girotondi, sfilate in costume”.
Mi è parsa un’idea eccellente, un modo per rigenerare mente e spirito, per respirare, per ammirare, per apprezzare, per socializzare, per ritrovarsi, pertanto tutti coloro che potranno ritagliare qualche ora al turbinio della quotidianità possono cliccare sulla pagina del Comune di Napoli e consultare il programma denso di eventi distribuiti nell’arco dell’intera giornata.

Buona primavera e buona disconnessione a tutti!

di Barbara Giardiello