Rivive l’azzurro di un nuovo mattino
ed il sole accompagna tutto ciò che il destino
ha già posto di fronte all’impervio cammino
di colui che negli anni ha smarrito il sorriso
tra la cella e le sbarre di una prigione
in cui il tempo si ferma e cancella le ore.
Trascina i ricordi in un pozzo profondo
dove tutto è inghiottito in un solo secondo
e lontano da tutti trasporta il tuo mondo:
gli affetti che rendono tutto fecondo.

Il rumore del mare riecheggia con forza
e travolge il silenzio da cui l’anima è avvolta.
Un’anima spenta, priva di luce,
la cui intensità sempre più si riduce
a un frammento di stella che più non risplende
e nel buio del cielo, isolata, si perde.
Abiti logori, scarpe usurate,
racchiudono il senso di vite segnate
da un posto in cui nulla ti rende te stesso
e ogni giorno che passa diventi diverso.

Voci più forti di mille tamburi
risuonano ovunque fuoriuscendo dai muri.
Riportando alla mente i momenti più duri,
come nuvole grigie nei cieli più scuri.
Fantasmi che affliggono chiunque attraversi
l’inferno che vive mediante i suoi resti.
È un tormento dal quale quasi non esci.
Una gabbia da cui a fuggire non riesci.
Intravedi nel mare la sola risorsa.
L’alleato con cui puoi spezzare la morsa
di ciò che ti provoca quello che senti:
un senso di oblio in un luogo di stenti.

di Luciano Goglia
Foto di Federica Lamagra

Tratto da Informare n° 185 Settembre 2018