“Scie ad andamento lento” è il romanzo d’esordio di Giacomo Casaula

Che cosa è l’arte, chi è l’ artista? Un quesito vecchio come il mondo che non trova risposta, perché semplicemente risposta non c’è. Fidiamoci allora delle parole di un genio come Picasso: “Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l’elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse”.
Giacomo Casaula di cose diverse ne prova e i risultati hanno sempre gran successo.
Ventisettenne napoletano, è un artista a tutto tondo. Formazione classica e laurea magistrale con lode in filologia moderna, sin da ragazzo segue la passione per il palcoscenico, un gioco diventato professione visto che oggi vive a 360° il mondo del Teatro.
In scena in tantissimi spettacoli in giro per la Campania arrivando anche al San Carlo di Napoli. Ma Giacomo è anche musica, “Nichilismi e Fashion Week” è il titolo del suo disco, e letteratura con “Scie ad andamento lento”, un romanzo nel romanzo con il quale esordisce nel dicembre 2019. Pagine di un viaggio fisico e mentale del protagonista Stefano De Sanctis, 31enne “incompleto” che mette a fuoco i dettagli della vita che lasciano “scie” spesso invisibili ma essenziali.

Stefano De Sanctis chi è, cosa fa e dove sta andando ?

«Stefano è trentunenne napoletano. Uno scrittore che non sa più scrivere. Un solo romanzo, quando era ragazzino, “Scie ad andamento lento”, un esordio che aveva colpito parte della critica. Da circa dieci anni invece, il protagonista soffre della sindrome da pagina bianca. Per provare a scrivere nuovamente torna in un posto che gli è molto caro, un luogo dove ha trascorso le estati più significative della sua vita: Cattolica.
Qui dopo una serie di incontri – scontri, vecchi e nuovi, riprenderà la penna. La particolarità è che nel libro c’è praticamente l’inizio della storia che Stefano scrive, un romanzo all’interno di un altro romanzo».

Cosa sono le scie e perché “ad andamento lento” ?

«Le scie sono tutti i personaggi che incrocia Stefano. Incontri anche di pochi minuti ma che lasciano qualcosa. Un’immagine metaforica, una presenza, una scia, breve e non veloce. Personalmente immagino sia lenta, associando la lentezza con la scia, ho provato a vedere come stavano insieme ed ecco che sono diventate poi il titolo del mio romanzo».

Stefano è un trentenne incompleto?

«Sicuramente. Innanzitutto dal punto di vista lavorativo, perché fa qualcosa che non gli piace. Prima di recarsi a Cattolica era giornalista, si rende presto conto però che la sua vita è l’inventiva, la scrittura. Incompleto poi dal punto di vista relazionale, nel libro si accavallano due storie amorose, il grande amore Elisabetta che appartiene al passato e un incontro nuovo Elena. Queste donne completano un po’ di più il personaggio protagonista».

Il tuo consiglio ad un trentenne incompleto?

«È difficile rispondere, a trent’anni c’è la naturale voglia di aver già fatto qualcosa di concreto ma comunque oggi si vive una condizione complicata. Consiglio di stringere i denti, lottare, sudare e non darsi per vinti. Può sembrare retorico ma è la dura realtà. Coltivare un sogno, avere una metà, un punto da raggiungere in qualche modo, questo è importante».

In ogni romanzo c’è un pezzo di anima dello scrittore, cosa hai dato a Stefano e cosa invece ti ha dato lui?

«Ci siamo dati tanto in maniera vicendevole. È il mio primo, vero e proprio personaggio e mi è particolarmente caro. C’è affetto, oggi scrivo altre storie ma il pensiero va sempre ad ogni modo verso di lui. Mi è stato detto che, chi mi conosce sa in realtà che Stefano sono io. Potrebbe essere un’interpretazione ma per chi invece non sa chi sono magari appare in maniera diversa. Certo è che ci sono aspetti comuni.
Io sono riflessivo, lui lo è all’eccesso. Fumiamo anche le stesse sigarette, questa è qualcosa che gli ho dato io, ma lui nell’arco del romanzo fuma in continuazione, io invece no, questa è una fortuna».

di Pasquale Di Sauro

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

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