Tra emergenza e necessità: la campagna elettorale delle mafie

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L’emergenza Covid-19 ha messo in ginocchio l’Italia e il mondo intero, innescando una crisi sociale ed economica che si prospetta essere molto più drammatica e duratura di quella sanitaria. L’esperienza ci insegna che laddove c’è necessità ci sono le mafie. Le mafie si nutrono della necessità, la trasformano in consenso e poi in profittoNoi al Sud lo sappiamo bene. 

Era il 1980, anno di uno degli eventi più drammatici della storia recente della Campania. Isisma diventò oggetto di una grande indagine giudiziaria che vide la camorra, grazie a una trama di complicità e alleanze con imprenditoria e forze politiche, riuscire a mettere le mansulla ricostruzione. Negli atti della Commissione parlamentare antimafia si leggeva: 

«La camorra governa il disordine sociale. In tal senso si presenta sempre con due facce. La prima è rivolta verso la disperazione sociale, che controlla nelle forme più varie. L’altra è rivolta verso il potere, in un rapporto di interscambio dal quale emerge che, nella storia, è più spesso il potere ad avere bisogno della camorra che la camorra del potere.» 

La camorra, infatti, dimostrando flessibilità oltre che una grande capacità politica e imprenditoriale, operò in un primo momento tramite aiuti diretti alle famiglie, rimozione delle macerie e installazione dei prefabbricati. Per poi, in una seconda fase, dopo l’erogazione dei fondi, intervenire nella ricostruzione delle case e degli stabilimenti produttiviDa quella crisi, la camorra ne uscì rafforzata nel bilancio, nella struttura e nel consenso, arrivando a controllare l’economia dell’intera regione. 

A quarant’anni di distanza, cos’è cambiato? La camorra ha potuto irrobustirsi ulteriormente, applicando strategie commerciali vincenti e investendo in imprese multiservizi (pulizie, rifiuti, trasporti, pompe funebri, distribuzione alimentare, settore sanitario e parafarmaceutico), anche oltre i confini regionali e nazionali. Godendo di un “fatturato” enorme e mezzi per entrare ovunque, non ha più bisogno di aspettare l’arrivo dei fondi per intervenire e monopolizzare quella che sarà la ripresa. La Magistratura e le Forze dell’Ordine hanno insistito sul pericolo che le mafie si infiltrino nel settore pubblico reclutando funzionari, politici e amministratori locali corrotti ma soprattutto nel settore privato, acquistando quote azionarie di banche e aziende in difficoltà (dal piccolo negozio, alla media e grande impresa) che avranno certamente bisogno di capitali per riprendere la loro attività. Questo accadrà al Sud e, da non sottovalutare, soprattutto al Nord.  

Per farlo, potranno contare sul consenso ottenuto durante l’emergenza, a mo’ di campagna elettorale, fornendo prestiti, aiuti economici e alimentari. Un “welfare criminale attraente che si sostituisce con destrezza al welfare statale: lento, burocratizzato, riservato a una platea ristretta di beneficiari e incapace di scovare gli “invisibili” (senza contratto o senza documenti) che si trovano a non sapere come procurarsi il necessario per vivere. Una battaglia impari, non solo dello Stato ma anche delle numerose iniziative di solidarietà dal basso che, come sempre orgoglio del nostro territorio, hanno cercato di fare da paracadute alla crisi riuscendo a raggiungere tante famiglie in difficoltà. Iniziative che, però, con risorse e “potere” limitato, non potranno reggere a lungo la “deresponsabilizzazione” dello Stato nel tamponare l’incalzante povertà, né essere in grado di difendere il territorio dalle grinfie della criminalità.  

Perché le mafie si nutrono della necessità, ma anche dell’assenza dello Stato e della conseguente sfiducia nei suoi confronti. Lo Stato è l’unico vero meccanismo di difesa, deve essere presente alla sua gente e deve farlo in fretta, ma non con le promesse, i contentini, i droni e la militarizzazione. ‘A gent’ adda campà. Noi al Sud lo sappiamo bene. 

di Giorgia Scognamiglio

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1 commento

  1. Grandi verità rivelano questo tuo scritto, anche se a malincuore, lo dobbiamo ammettere!!!!!

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