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«Ci tenevo a svolgere quest’incontro non all’interno di una stanza chiusa, ma in questi ambienti che per me sono magici».

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Tiziana Maffei

Tiziana Maffei, neo direttrice della Reggia di Caserta, si presenta alla stampa nel Vestibolo della dimora storica, immersa tra la bellezza del gioiello architettonico che le è stato recentemente affidato. Oltre ad essere un architetto, è docente all’Alma Mater di Bologna e Presidentessa ICOM Italia (International Council of Museums).

Avendo alle spalle esperienza, conoscenza e competenze, ha voluto subito chiarire i punti di partenza della sua attività: «Per evitare sopravvalutazioni non mi farò prendere dall’ansia da prestazione. Queste prime settimane saranno momenti di ascolto e di confronto con chi è interessato al futuro della Reggia. Ho già incontrato il personale, la Camera di Commercio, Questura e Prefettura. Posso dire di aver trovato un territorio molto attento, aperto e con tante aspettative».

Quello che è emerso dalla presentazione dei lavori è una grande apertura verso il territorio, la stampa, le università e tutto ciò che in maniera complementare può arricchire l’istituzione museale e contribuire a valorizzarla.

«Un’istituzione museale non può non rapportarsi con l’amministrazione e con tutti gli organi del territorio, perché insieme sono al servizio della società. Bisogna interagire perché i visitatori devono diventare delle potenzialità di sviluppo per il territorio e vivere, oltre alla Reggia, anche la città e le realtà circostanti».

Tiziana Maffei acquisisce le redini di un complesso che negli ultimi anni ha vissuto un forte rilancio, anche se, i dati più recenti, hanno registrato una diminuzione delle visite. «Il calo c’è stato e ora tocca a noi aumentare il numero di visitatori con una serie di iniziative e di programmazioni.

Vanno prese in considerazione le varie tipologie di pubblico e si deve puntare ad intercettare le categorie che fino ad oggi non sono state interessate alla Reggia. Non mi preoccupo molto dei numeri in sé, ma della qualità. Se ci fosse meno pubblico, ma un rapporto con il territorio più intenso, la situazione sarebbe molto più equilibrata ed accettabile».

Per questo motivo, è nei piani la stesura di un accurato organigramma che, come più volte ha sottolineato la Direttrice, presuppone prima un dettagliato studio, per valutare le possibilità di realizzazione effettiva.

«La Reggia merita una gestione sostenibile. Il legame col settore privato deve essere molto stretto, ma va effettuato in maniera coerente con la sua missione.
La Reggia non è un contenitore vuoto, ha una storia bellissima e un’identità fortissima. Vuol dire che tutto quello che viene sviluppato all’interno del rapporto con il privato deve essere coerente con la sua attività, anche la manutenzione, e deve essere fatto con la massima trasparenza. Lo stesso discorso va fatto per gli spazi in concessione d’uso.

Sono una risorsa indiscutibile e vanno utilizzati. Vorrei però, che chi usufruisse di questi spazi, contribuisse a trasmettere il “messaggio della Reggia”. Chi entra e vive questo luogo non può trattarlo indifferentemente. Vista l’identità culturale della Reggia, collaborare con un ente esterno deve essere un vantaggio prima per l’ente e poi per noi».

L’intenzione della direttrice è anche quella di istituire una stretta collaborazione con le università.

«Ben venga ogni forma di indagine, ricerca e conoscenza con l’università che può essere di supporto per la Reggia, anche in forma di tirocini e laboratori. Visto che la Reggia è una città culturale, oltre alle indagini sul piano museale, mi piacerebbe essere affiancata in approfondimenti di statistica, economia e agraria».

Come ogni bene culturale, per il valore che assume, la Reggia di Caserta potrebbe azionare il motore economico del nostro territorio e rappresentare un’opportunità di occupazione non indifferente.

«Credo che il paesaggio culturale sia l’economia stessa dei nostri luoghi. Però un complesso del genere può diventare una fonte occupazionale a condizione che la qualità sia massima. Il tema dell’autonomia dei musei è un tema complesso, proprio perché i provvedimenti giuridici hanno previsto un’autonomia parziale.

Rispetto al personale, per esempio, non si ha una gestione autonoma e questo va ad intaccare le politiche di sviluppo economico e occupazionale e la qualità dello staff dei luoghi.

Se ciò non viene superato, diventa tutto più difficile. Un museo non può essere autoreferenziale. Per promuovere e diffondere la cultura bisogna operare in una serie di relazioni».

Le parole di Tiziana Maffei rivelano una donna determinata a voler valorizzare e custodire un patrimonio per beneficare il territorio e le comunità circostanti, che durante il suo mandato saranno ampiamente coinvolti.

di Mara Parretta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

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