The Social Dilemma, di Jeff Orlowski, regista di 36 anni già autore dei documentari Cashing Ice e Cashing Coral, è l’ultima pellicola di successo disponibile ora su Netflix.
Orlowski ha intervistato chi ha lavorato tra i colossi della Silicon Valley. C’è Tim Kendall, ex direttore della monetizzazione su Facebook, Justin Rosenstein, co-inventore del pulsante Like e soprattutto c’è Tristan Harris, ex dipendente Google definito “la coscienza della Silicon Valley”. All’interno del documentario si parla di come i social media abbiano potuto influenzare tutte le vite umane, dal punto di vista personale e collettivo. E di conseguenza delle ripercussioni sulle società attuali, democratiche e non.

Gli effetti sulla persona

Tra i vari discorsi affrontati vi è quello sulla depressione adolescenziale, a tal proposito per eccedere nella precisione dei dati e delle affermazioni vi riportiamo il passaggio sulla popolarità offerta dai social e il dato sui suicidi in U.S.A. fra adolescenti.
“La nostra è una popolarità finta, fragile e a breve termine, che ci porta a pensare «ora cosa devo fare, ne voglio ancora». È un circolo vizioso, pensate tutto questo applicato a 2 mld di persone e pensate come reagiscono queste persone alla concezione che abbiamo di loro. Siamo messi davvero male. C’è stato un enorme incremento della depressione sui ragazzi americani fra il 2010 ed il 2011. È salito per il 62% nei ragazzi più grandi e quasi il triplo per i più piccoli. È aumentato anche il numero di suicidi. Fra i 10-14 anni è aumentato il tasso di suicidi del 150% circa”.

Chamath Palihapitiya, Facebook former VP growth.
Jonathan Haidt, PhD NYU Stern School of Business Social Psychologist. Autore di “The righteous Mind: Why Good People Are Divided by Politcs and Religion”.

Polarizzazione politica e scenari nefasti

Tutto ciò che riguarda cospirazioni, verità nascoste e rivolte negazioniste che in questi tempi non tardano ad arrivare, è chiaro comprendere che un server, un computer non distingue la verità dalla fake news e quindi va da sé che fenomeni come quello sul 5g, dei no mask o addirittura sul terrapiattismo riescano ad avere lunga vita. Tutto ciò può portare ad una guerra culturale, civile e addirittura ad una perdita dei valori democratici messi sotto assedio. Questi mercati minano la libertà e la democrazia.

Si vive in un mondo in cui “una balena vale più da morta che da viva, fino a quando tutto ciò sarà valido sappiamo benissimo che lasceremo un mondo peggiore ai nostri figli basando la società attuale sul profitto. Il cambiamento climatico ci ha fatti diventare quella balena morta che vale più ora rispetto a quando era ancora viva”.

Internet all’inizio era sperimentale, creativo adesso invece è diventato un enorme mercato. Si è perso di vista l’aumento esponenziale della capacità da parte dei computer di evolversi, dei sistemi di processione di migliorare le proprie prestazioni di anno in anno con una differenza abissale rispetto solo al decennio scorso. Contemporaneamente però la tecnologia non è come la fisica, non è un dogma scolpito su pietra, gli esseri umani possono cambiarla. L’uomo ha la responsabilità morale di modificare ciò che ha costruito e che ha fatto sì che l’essere umano sia stato sottoposto a modelli di cattura della propria attenzione.

Bisogna lasciare indietro questo modello di business. Degraderemo le democrazie mondiali, non affronteremo la questione della devastazione ambientale e probabilmente moriremo? A tutto ciò non vi è ancora risposta ovviamente. “Possiamo fare di meglio, i critici e gli ottimisti guidano il cambiamento. We have to”. Non possiamo solo sperare in un cambiamento, dobbiamo guidarlo.

di Matteo Giacca

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