Oceano

The Ocean Cleanup per la lotta all’inquinamento da plastica negli oceani

Ludovica Palumbo 26/02/2024
Updated 2024/02/25 at 4:01 PM
4 Minuti per la lettura

La realtà della fondazione The Ocean Cleanup da sempre si occupa di sviluppare tecnologie che «consentano agli inquinanti plastici presenti negli oceani di essere estratti e di non essere ulteriormente immessi negli stessi». Un impegno fatto di tanta ricerca volta a fermare o quanto meno rallentare il fenomeno dell’inquinamento degli oceani.

Il WWF ci mostra infatti quanto il problema dell’inquinamento degli oceani da plastica sia ad oggi una delle forme più gravi di disastro ambientale con dei dati spaventosi. Pensate che su «450mln di tonnellate di plastica prodotta ogni anno, ben 8mln di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono ogni anno negli oceani».

Le conseguenze? Danni gravi non solo alla vita marina ma anche agli esseri umani. Molte specie marine tra cui plancton e pesci ingeriscono agenti cancerogeni e sostanze chimiche tossiche provenienti da plastiche e microplastiche, trovando come diretta conseguenza la morte e mettendo dunque a rischio l’intero ecosistema marino. Ma non solo, come diretta conseguenze della catena alimentare, attraverso il consumo di pesce contaminato, anche l’essere umano incorre in pericoli quali l’aumento dei casi di cancro, disturbi immunitari e difetti alla nascita. E proprio di fronte questa disastrosa situazione, arriva l’intervento di The Ocean CleanUp.

The Ocean Cleanup e la lotta alle microplastiche

Per constrastare il fenomeno sopra descritto, la fondazione di The Ocean Clean Up ha sperimentato un sistema di forti bracci galleggianti posizionati lungo il fiume Rio Motagua, il cui obiettivo è catturare la plastica impedendo che finisca in acqua.

Parliamo del sistema noto come Interceptor, nato all’origine come una barriera intercettoria galleggiante ancorata intorno alla foce di un piccolo fiume. Questa barriera riesca a intercettare la spazzatura (e dunque la plastica). La maggior parte della barriera è inoltre permeabile e dunque in grado di tamponare efficacemente i rifiuti nell’acqua. Ma ciò di cui parliamo per il Rio Motagua è una sorta di Interceptor 2.0: la barricata Interceptor. Essa è composta da due bracci: uno a monte e uno a valle: quello a monte assorbe la maggior parte della pressione e dei rifiuti riuscendo grazie a questo posizionamento a estrarre efficacemente la plastica. Mentre quello a valle cattura qualsiasi plastica persa.

Ed il Rio Motagua non è stato certo scelto a caso per questo progetto. Esso è infatti il fiume più grande del Guatemala, che soffre di un grave inquinamento da plastica nell’oceano. L’intera città è colpita dal fenomeno che risulta aggravato dalla costante esposizione ad eventi meteorologici estremi, come tsunami, piogge stagionali causa di inondazioni che non fanno che portare con sé enormi quantità di rifiuti dai fiumi fino al mare aperto.

Visto il vittorioso esito della tecnologia di The Ocean CleanUp, dunque, la fondazione con il proprio Interceptor 006 e il Comune di Città del Guatemala si stanno impegnando per sostenere questa iniziativa e, anzi, implementarne lo sviluppo per poter diffondere un efficace strumento di lotta all’inquinamento degli oceani che potrebbe finalmente far tornare a respirare le nostre acque.

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