“The Magic Crown”: la chiave è nell’immaginazione

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Il buon cinema si riassume nei film che ci lasciano qualcosa, e questo lo sa bene Vincenzo Lamagna: 25 anni, laureato in cinema, fotografia e televisione all’Accedemia delle Belle Arti di Napoli, è l’autore del cortometraggio “The Magic Crown”, vincitore in Argentina della terza edizione del “Premio de cine La Cripta” nella sezione migliori effetti speciali. Appassionato di cinema sin da bambino, Vincenzo porta avanti una poetica che si è trasformata nel fil-rouge di tutti i suoi lavori: sognare, immaginare, per rendere le realtà un po’ meno amare. 

La trama

Andrea è in camera sua, nel suo letto. Lo sguardo è quasi assente mentre sull’uscio della porta compare un uomo. Non ci è dato sapere chi è, ci basta sapere, o meglio percepire, che lo sguardo assente di Andrea e la figura cupa di quest’uomo sono elementi strettamente collegati tra loro. È nel momento in cui Andrea chiude gli occhi che comincia il sogno, l’evasione che la spinge in un mondo fiabesco. Una principessa con la sua corona, il suo regno ed il suo castello.

La sceneggiatura ben scritta è quella in cui gli eventi non si possono spostare, ed è proprio il caso di “The Magic Crown”. Se anche una sola scena venisse spostata, l’intero filo conduttore verrebbe spezzato e la poetica alla base della costruzione del corto perderebbe ogni senso. Primo punto a favore, indiscutibile.

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Il cortometraggio

Confesso che evitare gli spoiler è quasi impossibile con “The Magic Crown”, perché funziona così: lo guardi la prima volta ed è bello, ma vuoi riguardarlo ancora. Lo guardi in seconda battuta e pensi sia ben realizzato, però poi lo riguardi la terza volta e ti rendi conto che devi chiamare la tua migliore amica per dirle “devi assolutamente guardarlo”. Eppure non stiamo parlando di una serie Netflix o di un film smielato, perchè dovrebbe venire voglia di parlarne? Perchè tutto è costruito su un principio molto semplice che è alla base di tutti i buoni lavori cinematografici: osserva-comprendi-rifletti.

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Osserva, comprendi, rifletti.

Come dicevamo, questa sequenza riassume l’atteggiamento del fruitore medio di cinema; osservazione, comprensione e riflessione sono inscindibili tra loro, e se il film non ci spinge a fare alcuna di queste tre cose… mi spiace amico, hai lavorato male.

Ma “The Magic Crown” è estremamente piacevole da osservare: riprese magistrali, con grande considerazione del colore. Sono ricorrenti l’arancione e svariati toni di giallo, che evocano un’atmosfera accogliente, quasi fanno intendere che il sogno e l’immaginazione siano un luogo sicuro, rifugio di tutti. Il libro che si apre ci fa tornare alle vecchie fiabe, riportandoci le sensazioni di un’infanzia vissuta e riposta nel nostro sgabuzzino interiore. Le riprese panoramiche fanno pensare ad un respiro, a pieni polmoni, ad una libertà cercata nell’evasione e felicemente trovata. Circa le animazioni, si rischia sempre di cadere nel banale, nel “roba già vista, nulla di nuovo”; nel corto di Vincenzo Lamagna questo fortunatamente non accade: animazioni per nulla banali, scorrevoli, senza quell’esagerato “effetto cartone animato per bambini”.

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A giocare la partita più grande però è la riflessione che il corto stimola: quanto può essere potente la nostra immaginazione se messa alla prova? Di certo non includerò il finale in questa recensione, ma vi assicuro che è composto da quell’incredibile miscuglio di sensazioni che portano in primis a restare un minuto sulla sedia a pensarci sù, in secondis, a ripetere incessantemente “devi guardarlo” a chiunque.

Il Frame

In ogni film o cortometraggio c’è sempre un frame che il nostro cervello immortala come una polaroid per poi immagazzinarlo. Vincenzo si è soffermato sugli occhi: la porta dell’immaginazione. Se pensiamo di poterci tuffare negli occhi di qualcuno, potremmo scoprire i suoi sogni, il suo animo, i suoi pensieri, lasciando quello che è il nostro mondo per esplorarne un altro, che magari non ci appartiene, ma ci fa sentire al sicuro.

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Gli occhi nascondono intere galassie, e “The Magic Crown” fa esattamente la stessa cosa, tenendo in background un concetto profondo e di grande impatto.
Tuffatevi quindi in quegli occhi, e osservate come l’immaginazione, spesso, può salvarci.

di Daniela Russo

 

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