The Host – L’Orrore e il coraggio delle persone comuni

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Si è tanto parlato in questi giorni di come siamo in guerra contro un virus, e di come i nostri medici e infermieri – persone comuni con l’unica differenza di avere una specializzazione cruciale – siano eroi. Perciò, ho pensato che parlare di un film che parla degli stessi temi in maniera più leggera poteva aiutarci a lasciare la pesantezza dei mesi passati alle spalle. Il film in questione è The Host di Bong Joon-Ho, il nuovo matto preferito del cinema.

The Host è la storia di un mostro creato dall’inquinamento che arriva a Seoul e si mette a mangiare persone: premessa che ci fa già presagire il tono satirico del film, in pieno stile BJH. Appena il mostro arriva, il Paese finisce in quarantena, la gente muore, arrivano gli Americani e la situazione va ancora peggio (azzeccato parallelo della vita reale), e riusciamo a ridere pur avendo quella stretta allo stomaco dovuta al fatto che c’è comunque un mostro che divora gente per le strade. L’esercito e il governo non sembrano troppo competenti nel gestire la situazione (altro azzeccato parallelo della vita reale), e gli eroi della storia sono un gruppo di supremi sfigati, la famiglia Park.

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Questi sono Gang-Du (Song Kang-Ho, il Papà Kim di Parasite), un giovane minorato la cui figlia Hyun-Seo viene rapita dal mostro, Nam-il, un ex-attivista universitario che non è riuscito a combinare nulla con la propria vita, Nam-Joo, una campionessa di tiro con l’arco che è anche campionessa di insicurezza e si ritrova spesso ridotta a un disastro di nervi quando deve scoccare una freccia, e Hee-Bong, il padre dei suddetti tre, un sottoproletario che pur di garantire un (modesto) futuro ai figli non ha potuto fargli da genitore. I quattro non potrebbero detestarsi a vicenda più dei partiti delle nostre varie coalizioni di governo, e la loro totale incapacità davanti all’impresa che si ritrovano (salvare Hyun-Seo dal mostro) getta tutto quanto nel territorio della black comedy per la quale conosciamo Bong Joon-Ho. Eppure, i quattro Park decidono comunque di affrontare il mostro, rubando materiale agli americani, comprando armi dagli armaioli più annoiati che vedrete in un film, e per ogni loro fallimento o momento di schadenfreude ciò che è messo in risalto è la loro sincerità, e il genuino legame che li lega come famiglia.

Forse è una metafora adatta per noi. Siamo spesso maldestri, carichi di disagio, e ci gettiamo nelle situazioni più assurde spesso senza averne le capacità… ma se non ci ammazziamo fra di noi e lavoriamo insieme, siamo capaci di affrontare qualunque mostro.

di Lorenzo La Bella

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