The English Game, la serie su Netflix che parla di calcio e non solo

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The English game

La storia raccontata nella serie andata in onda su Netflix, ha come scenario l’Inghilterra di fine ottocento. Ambientata precisamente in due città della contea del Lancashire, Darwen e Blackburn al tempo note per la presenza di mulini e di cotonifici e nella capitale, Londra. Ciò che ha reso interessante la storia è l’aver parlato di calcio, ma anche di molto altro. Ma andiamo per gradi.

Quando nasce il calcio?

Del gioco del calcio si hanno tracce sin dal III sec A.C., quando in Cina si praticava come addestramento un gioco militare simile all’attuale calcio. In realtà, quello moderno è nato proprio nei luoghi dove è ambientata la serie. In quelle terre, nel 1848 all’Università di Cambridge sono state infatti scritte le prime basilari regole del gioco, dette anche “Regole di Cambridge“.

A differenza di oggi, il calcio era uno sport d’elite: nacque infatti come sport universitario, praticato dai giovani rampolli dell’alta società che si sfidavano tra di loro nei vari tornei organizzati dai college. La narrazione della storia ci porta indietro fino al 1879, a quasi trent’anni da quell’incontro di Cambridge e i club dei vari college, tra cui l’Eton College si apprestano giocare la FA CUP, l’annuale competizione inglese giocata sin dal 1871 e più volte da loro vinta.

La trama

I protagonisti di questa storia non sono personaggi inventati dall’autore Julian Fellows (creatore anche di Downton Abbey), ma sono realmente esistiti e appartenevano a due mondi opposti: Arthur Kinnaird (nobile, figlio di un lord, educato nei migliori college dove pratica svariati sport, tra cui il calcio giocando nove finali nella Coppa d’Inghilterra) e Fergus Suter (scozzese di Glasgow dove lavora come scalpellino, diventato poi il primo calciatore professionista).

Da un lato quindi Kinnaird, fondatore dell’Old Etonians, stella del gioco in campo e fuori, gentiluomo e rappresentante dell’alta borghesia di Londra; e dall’altro Suter che nella vita fa il tagliapietre, ma con una grande passione per il gioco del calcio ed una innata capacità di leggere il gioco, gestire il pallone e imbastire trame.

Londra, con i suoi circoli esclusivi dell’alta borghesia e Darwen e Bleckburn con i suoi operai che lavorano un’intera giornata e che hanno come unica fede il calcio. Come nella vita reale, la differenza si nota anche in campo perché le squadre della capitale sono di un livello superiore ciò dovuto ad elementi oggettivi: i calciatori non sono costretti a dover lavorare fino a tarda sera in attività estenuanti fisicamente, sono meglio nutriti e hanno più tempo a disposizione per gli allenamenti. A differenza delle squadre popolari, composte da semplici operai che solitamente vengono eliminate subito.

Ma cosa accade nel 1879?

Incredibilmente il Darwen arriva alla finale della FA CUP contro proprio l’Old Etonians. James Walsh è il proprietario di una fabbrica di cotone che vede il calcio solo come tale, un gioco. Sostiene la squadra del Darwen composta dai suoi stessi operai e ingaggia e stipendia (contravvenendo alle regole che i giocatori non potevano essere stipendiati ) due giocatori del Partick:  James Love attaccante ma soprattutto il difensore Fergus Suter.

Suter è intelligente e di grande talento e diventa ben presto il capitano della squadra ma anche rivale degli etoniani di Kinnaird , rivalità che va oltre il campo. Ed è proprio questo il perno sul quale ruota la serie. L’amore, la passione per uno sport, il calcio che diventa strumento di avvicinamento tra due classi sociali e di dialogo che forse, senza non sarebbe avvenuto.

L’analisi

Ma ciò che tiene fermo lo spettatore allo schermo televisivo e a voler continuare la visione, non è solo la storia dei protagonisti realmente esistiti che hanno ridisegnato le regole di questo sport facendolo diventare ciò che è oggi, ma anche la musica che scandisce il tempo del “gioco”. La visione che si presenta allo spettatore è composta da due ambienti socialmente differenti dove il racconto scandisce, grazie proprio al soundscape le tensioni tra una nobiltà arroccata sulle sue idee e posizioni e spesso arrogante verso le classi subalterne, e una popolazione povera, vessata e in cerca di una vita migliore ma decisa nel non voler lasciar correre le ingiustizie ricevute.

La narrazione è veloce con le storie private dei personaggi, delle loro famiglie e del loro quotidiano, della lotta per i loro diritti dove il calcio rappresenta ognuno di loro, la loro passione, il loro riscatto vincendo appunto quella coppa della FA Cup. Lo sport, il calcio non è più solo un gioco, un passatempo ma diventa l’identità di quelle persone, il collante tra quei due mondi che seppur diversi e “rivali” nella realtà, nel campo subiscono una metamorfosi. Il calcio diventa una “livella”, dove ogni singolo partecipante si sveste della propria identità sociale per indossare i panni del calciatore.

The English Game racconta quindi di quella trasformazione che il gioco del calcio ha subito passando dall’essere uno sport di élite ad un fenomeno di massa e popolare, grazie all’arrivo sugli spalti e sui campi d’erba della classe operaia.

di Angela di Micco

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