The Cabin in The Woods: forse ci meritiamo di morire

Se non avete mai visto The Cabin in The Woods, nonostante sia un film uscito nel 2012 e presente anche su Netflix, ciò che sto per dire è territorio di spoiler. Il film di cui vi parlerò è un horror sovversivo, irriverente, e tutto per via di come prende il template solito degli slasher e lo riduce in coriandoli. 

Nello specifico, abbiamo la tipica cinquina di sfigati che decide di andare in vacanza in una casa palesemente stregata: il pompato Curt, la libertina Jules, lo scemo strafatto Marty, il nerd Holden e la verginella Dana. E già da subito questi si rivelano non rispecchiare i propri ruoli: Curt è interpretato da Chris Hemsworth e i suoi pettorali, sì, ma si sta laureando in sociologia ed è un nerd ancora più di Holden, che fa parte della squadra di football; Marty stesso è palestrato come una branda, ed è il più sveglio del gruppo; e infine, Dana ha appena avuto una relazione sottobanco con un professore, ed è Jules a rimproverarla e dirle di trovarsi un ragazzo serio. 

Infatti, è presto rivelato che i cinque stanno venendo manipolati negli stereotipi slasher da una sinistra organizzazione con base situata sotto la casa palesemente stregata. E infatti, mentre ai tre vengono somministrati gas neuroinfluenzanti per indirizzarli nei loro ruoli, grigi burocrati nel sottosuolo fanno scommesse su quale mostro horror nascosto nella casa stregata i cinque risveglieranno accidentalmente, e scopriamo nel frattempo che fa tutto parte di un rituale globale per evitare che vecchi dei lovecraftiani distruggano il mondo. Le uniche basi che non hanno fallito, quest’anno, sono quella americana e quella giapponese, ancora impegnate nei rispettivi rituali: un attacco di bifolchi zombie torturatori per i cinque sfigati che seguiamo noi e un plagio spudorato di The Ring (o meglio, Ringu) in Giappone. E il bello è che non tentano nemmeno di essere subdoli: la cantina della casa stregata è piena di roba che qualunque persona riconoscerebbe come cose inquietanti e potenzialmente letali visto il contesto, e mandano persino suggerimenti ai ragazzi per spingerli a fare cose stupide tramite un interfono. Marty, essendo troppo strafatto perché le droghe abbiano alcun effetto su di lui, si accorge dell’inganno trovando le telecamere nascoste dell’organizzazione e viene subito (apparentemente) ucciso insieme a Jules; Holden e Curt e Dana scappano, ma Curt si schianta con la motocicletta contro la barriera energetica invisibile che imprigiona il terreno in cui sorgono la casa stregata e la base segreta, e Holden viene fatto a pezzi dagli zombi bifolchi torturatori. Dana sembra essere l’ultima sopravvissuta, la “final girl” dello slasher tipico…ma poi arriva Marty a salvarla con un bong allungabile trasformato in mazza contundente, e i due decidono di affrontare l’organizzazione misteriosa per fermarli. Questo nonostante possano distruggere il mondo nel tentativo…ma se vi costringessero a vivere un film horror e uccidessero tutti i vostri amici, non sareste proni anche voi a fare la stessa cosa? 

E in effetti è proprio questo che accade. I nostri eroi, aiutati sia dalla loro intelligenza (perché sono persone vere anziché stereotipi horror) che dalla stupidità dei cattivi (che tengono un’intera prigione di mostri horror nella loro base con pochissime contromisure) riescono a sventare i piani dell’organizzazione e a salvarsi…ma questo segna la loro condanna. Infatti, il Giappone ha sconfitto la pseudo-Sadako con il cliché più anime che ci sia (il Potere dell’Amicizia!) e quindi gli i vecchi dei lovecraftiani distruggono il mondo…ma forse, visti i sacrifici e le torture di innocenti annuali che servivano a mantenerlo in piedi, non è una gran perdita. 

Il film gioca in questo modo su una eccellente metafora per il pubblico degli horror (o dei film in generale), che richiedono ogni anno sempre la solita solfa e causano caos e distruzione se non ottengono ciò che vogliono o se i produttori del loro intrattenimento provano a uscire dai canoni (vedasi Star Wars: Gli Ultimi Jedi). In più, la sua forza principale è sui personaggi, dai protagonisti che sono tutti persone che potremmo conoscere nella nostra vita e che, come noi, reagiscono nella maniera più appropriata (leggi: terrorizzata/furiosa) a trovarsi in un film horror, fino ai “cattivi” che stanno solo tentando di salvare il mondo e purtroppo devono farlo torturando gente innocente. Ad arricchire tutto c’è un umorismo profondamente nero (certo, per lavoro uccidi gente in maniera ridicola e spaventosa, ma anche questo diventa un noioso lavoro di ufficio dopo un po’) e una vera e propria orda di creature horror realizzate con effetti speciali pratici che costituiscono una miniera di riferimenti a tutti i nostri horror preferiti (Evil DeadHalloweenTexas Chainsaw MassacreLa Notte dei Morti ViventiThe RingHellraiser, e persino una Sigourney Weaver per Alien). 

Insomma, The Cabin in the Woods è un film per voi se siete dei veri fan dell’orrore, ma anche e soprattutto se vi piacciono storie che non guardano in faccia a nessuno nel prendere in giro l’assurdità di questo mondo. 

di Lorenzo La Bella

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