“The Buzzer”: le nostre paure in uno short

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Il regista debuttante Paolo Iavarone si racconta dopo il Rome International Movie Awards
«Non si è obbligati a comprendere per amare, ciò che occorre è sognare. Penso che il cinema e l’arte siano oggi il veicolo migliore per riuscire a sognare e ad amare senza limiti. Ed è per questo che continuiamo a vivere, nonostante gli incubi e l’oscurità che ci circondano». Questa è solo una parte della visione che Paolo Iavarone, regista emergente, custodisce e che ha scelto di condividere con noi.

Il giovane filmmaker, originario della provincia di Caserta, inizia il suo percorso nell’arte con la musica, suonando per anni il basso. Dopo aver lasciato questo mondo, decide di dedicarsi completamente al cinema, ritenuto da lui strumento di estrema condivisione e insieme di tutte le arti. Paolo, dando prova di grandi abilità tecniche ed espressive, debutta con il suo primo short film “The Buzzer” aggiudicandosi ben due premi (Best First time Director e Best Crime) presso il Rome International Movie Awards 2021.

C’è stata una figura o un evento in particolare che ha influenzato la tua produzione artistica?

«La figura che influenza principalmente le mie idee sono proprio io. Quasi tutti i miei progetti sono basati su delle mie esperienze personali e talvolta intime, che sfociano in qualcosa di più astratto e misterioso. Ovviamente ci sono anche film e registi per me importanti che, in qualche modo, entrano a far parte del mio processo creativo. Ad esempio il maestro visionario David Lynch oppure il semplice, ma sempre efficace cinema del grande Sergio Leone».

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In che modo il cinema o l’arte in generale incidono sulla tua vita?

«Secondo me l’arte è l’essenza della vita, e il cinema riesce a comprendere ogni tipo di arte, dalla pittura alla fotografia, dalla letteratura alla musica. Senza tutto questo non credo saremmo in grado di vivere e di godere certi momenti, emozioni e persone. L’arte è soprattutto fruizione, deve essere alla portata di tutti. L’errore sta nel mettere sé stesso prima dell’arte stessa e renderla oggettiva».

Oltre ad aver ideato, scritto e diretto il tuo primo film “The Buzzer” hai deciso anche di interpretare la parte del protagonista, come mai questa scelta?

«Semplicemente perché era ed è tutt’ora il mio progetto più intimo. Non potevo lasciare ad altri l’opportunità di rubare quello che era il mio personaggio, la mia storia. Nonostante ciò, credo che tutti possano trovare qualcosa di personale in questo film, in quanto è un’analisi riflessiva su un problema interiore che accomuna ognuno di noi: la paura».

Recentemente è uscito anche il tuo ultimo film “Forsaken”, spiegaci di cosa parla e quale tema hai voluto affrontare questa volta.

«Un uomo vagabonda per un mondo, apparentemente privo di altre vite umane. Questo è il plot di Forsaken, una specie di “derivato” del mio primo corto “The Buzzer”. I motivi per cui ho deciso di implementare l’idea sono bene o male gli stessi, seppure messi in un contesto e un’atmosfera abbastanza diversi. Il tema della solitudine si ricollega in un certo senso a quello di The Buzzer, trasformandosi però in un isolamento (in)volontario; sta a voi immaginarlo, visto che non ho voluto dare nessun finale fin troppo chiaro».

Il film di cui avresti voluto essere il regista?

«Un film che avrei voluto girare è sicuramente Taxi Driver, che è anche quello che mi sta più a cuore in assoluto. Questo perché ritengo che il personaggio di Travis Bickle sia uno dei migliori mai scritti e che più entra in sintonia con le mie idee e la mia visione di cinema».

di Marika Fazzari

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 220 – AGOSTO 2021

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