Thailandia, ancora proteste contro il re: “Vogliamo più democrazia!”

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Non si fermano le contestazioni dei cittadini in Thailandia, paese in cui si respira da ormai quindici giorni un’aria di forte tensione a causa delle manifestazioni contro l’operato della corona, ma anche contro quello del governo.

Dal 14 ottobre, infatti, associazioni e soprattutto gruppi di giovani scendono quotidianamente nelle maggiori piazze di Bangkok per mostrare tutto il loro malcontento verso il sistema monarchico thailandese, che garantisce al re Maha Vajiralongkorn una posizione di privilegio assoluto e di supremazia indiscussa rispetto alla popolazione.

Le ultime proteste consistenti per ordine di tempo sono arrivate lunedì 26 ottobre, quando i manifestanti si sono riuniti davanti all’ambasciata tedesca nella capitale thailandese, invitando a fare indagini su tutte le attività del re, che trascorre molto del suo tempo in Germania. I manifestanti hanno sfidato la Polizia e consegnato una lettera all’ambasciata, chiedendosi come faccia un re a rimanere a migliaia di chilometri di distanza dal suo paese d’origine in un momento di emergenza come questo.

Il messaggio veemente emerso lo scorso lunedì è chiaro: “Vogliamo una riforma politica, legale ed economica della Monarchia e più democrazia!”. Questo il grido che ha spinto ad unirsi e manifestare circa 10mila cittadini thailandesi, che hanno chiesto il varo di una costituzione democratica, il ridimensionamento del potere del sovrano (ritenuto eccessivo in una monarchia costituzionale come quella thailandese) e la cancellazione del reato di “lesa maestà”, che permette di punire con il carcere fino a 15 anni le offese contro il re.

Informareonline-ThailandiaNel mirino della critica, però, anche il primo ministro alla guida del governo Prayut Chan-o-cha, ex comandante in capo dell’Esercito, salito al potere dell’esecutivo nel 2014 grazie ad un colpo di stato. I movimenti pro-democratici contestano a Prayut l’approvazione di una costituzione su misura nel 2017, che ha ampliato i poteri della corona ed ha conferito all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato, e lo accusano di aver truccato le elezioni dell’anno scorso, che hanno dato al primo ministro la possibilità di guidare un esecutivo civile.

È la prima volta, da tantissimi anni, che un movimento così cospicuo sfidasse il re e la monarchia in Thailandia. Non accadeva dal 1932 quando, con la Ribellione Boworadet, nel paese si passò dalla Monarchia Assoluta all’attuale Monarchia Costituzionale. Il Covid-19, poi, e i suoi effetti negativi, hanno influito enormemente ed esercitato sempre più pressione nei confronti del re e del governo.

Tutto è iniziato ad agosto, quando Panusaya Sithijirawattanakul, studentessa di 21 anni, ha letto, di fronte ad una piazza gremita, un documento destinato a fare la storia del paese. La studentessa, con grande decisione e coraggio, fece una serie di richieste senza precedenti: togliere l’immunità legale al monarca, tagliare i fondi, le proprietà e le tasse destinate alla monarchia, rendere gli investimenti del re trasparenti e tassabili, proibire ai membri della famiglia reale di esprimere pareri politici, sospendere ogni forma di propaganda monarchica, investigare la scomparsa negli scorsi anni di vari critici della monarchia e rendere illegale per il monarca dare supporto ad un colpo di stato.

Proprio la lettura del documento da parte della ragazza, ha spinto vari gruppi di giovani e democratici ad iniziare a ribellarsi alla struttura monarchica in Thailandia e, dopo la prima giornata di proteste del 14 ottobre, la risposta del governo è stata piuttosto dura, con l’imposizione dello stato di emergenza e il divieto di assembramenti o riunioni di cinque o più persone per le strade. Le nuove disposizioni, però, non hanno di certo fermato i manifestanti, permettendo però alla polizia di effettuare più di 20 arresti nei giorni scorsi.

Informareonline-Thailandia-3Tra le azioni repressive intraprese dal governo c’è stato anche l’ordine di sospendere le trasmissioni di VoiceTv, un canale online critico del governo, colpevole, secondo le autorità, di aver diffuso informazioni false. Uno dei punti previsti dallo stato di emergenza riguarda, infatti, il divieto di pubblicazione di notizie che potrebbero creare paura o influenzare la sicurezza nazionale e addirittura di postare selfie dalle proteste, punibile con una pena fino a due anni di reclusione.

Nella giornata di mercoledì, in Thailandia, i manifestanti hanno voluto poi lanciare un messaggio al primo ministro Prayut: “Non abbiamo intenzione di fermarci fino a quando non saranno approvate tutte le nostre richieste.”

di Donato Di Stasio

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