Testimonianze dagli USA: una Nazione divisa tra panico e noncuranza

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«La situazione più inquietante è quella dello stato di New York, dove da domenica 22 marzo è entrato in vigore il provvedimento con cui il governatore democratico Andrew Cuomo ha ordinato di non uscire di casa e di fermare tutte le attività non essenziali. Lo stesso provvedimento è già stato indetto anche per California, Illinois, Connecticut e New Jersey. Nella città di New York dopo l’annuncio di lockdown è cominciato l’ormai rituale assalto ai supermercati e, inspiegabilmente per un europeo, la corsa alle armi. In breve tempo le armerie hanno terminato armi da fuoco e munizioni». Gli stessi newyorkesi non sembrano tranquilli come mi racconta Ashley, impiegata in una famosa boutique della città.
La tensione si evince dagli sbarramenti che i gestori di locali e di tutte quelle attività non essenziali obbligate a chiudere, hanno posto su porte e vetrine: gli stessi pannelli in metallo e legno utilizzati per proteggere gli edifici durante un uragano. Questo perché si teme un vandalismo di necessità: in una città chiusa, dove non è possibile comprare nulla, la possibilità di furti in locali chiusi diventa immediatamente realistica. “La città che non dorme mai” è ormai spettrale, avvolta in un silenzio terrificante.

Ma come in Italia, anche in America la paura del contagio e dell’isolamento ha portato molti newyorkesi ha lasciare di fretta la città per rifugiarsi nelle seconde case o peggio, da amici e parenti in altri stati.
Le rischiose conseguenze di tale comportamento sono purtroppo note a tutti noi. Abbiamo deciso di ascoltare le voci di cittadini americani che ci hanno segnalato le loro paure e la realtà dei fatti in diversi Stati americani. Una situazione cruciale che si evince dalla testimonianza di Ashley è l’impossibilità di ottenere (almeno alla data in cui scrivo) i mezzi per sottoporsi al tampone. Infatti coloro che non presentano gravi sintomi non vengono testati, ma solo invitati a stare a casa come tutti. Secondo Ashley è per mantenere basso il conteggio dei contagiati ed evitare il panico.
Lo stesso scenario si ripete anche negli altri stati soggetti a lockdown, come ci confermano Richard in Washington e Anna in California. Richard racconta che secondo molti residenti le restrizioni siano arrivate troppo tardi, i casi d’infetti erano già noti da giorni ma la vita in Washington DC e in tutto lo stato continuava normalmente, quando poi, le conseguenze di tale atteggiamento sono sotto gli occhi di tutto il mondo. Le preoccupazioni maggiori dei cittadini sono però la perdita di reddito conseguente alle restrizioni e le spese, alle quali non si potrà fronteggiare a lungo. Nonostante le rassicurazioni del governatore Inslee, l’inquietudine di coloro i quali devono affrontare affitto e mutuo restano. Mentre cosa accade negli stati che non sono stati soggetti a chiusura? «Semplicemente si attende che la situazione diventi grave», ci ha risposto Kelly, infermiera di Dallas. Secondo la sua testimonianza, in Texas non ci sono restrizioni, ma solo consigli d’igiene. La vita continua normalmente con gli studenti in spring break in Messico e la gente che affolla le spiagge dell’Alabama e del Mississippi non curanti del pericolo. Secondo Kelly è solo questione di giorni prima che il lockdown interessi ogni singolo stato».
di Maria Rosaria Race
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