TERRA: “Un Presidente competente per il Parco Nazionale del Cilento”

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il secondo Parco Nazionale italiano per estensione, dovrà avere un nuovo Presidente a seguito della elezione in Consiglio Regionale di chi ha rivestito il ruolo fino alle elezioni. È da nominare anche il Presidente del Parco Metropolitano delle colline di Napoli.

Vogliamo cogliere l’occasione per ribadire con forza, ancora una volta, l’importanza di orientare la scelta del Presidente verso una figura che abbia competenze comprovate nel campo della conservazione della natura e della gestione di un territorio con elevatissime valenze naturali. Una persona che abbia le competenze per consentirgli di recuperare lo stato di abbandono in cui versano i parchi, la fiducia dei cittadini che lo abitano e che, con una attenta politica di salvaguardia della biodiversità, gli diano prestigio e li rilancino in uno scenario internazionale.

Sono alcuni decenni ormai che le nomine alla presidenza dei Parchi naturali sono divenute l’occasione per i partiti per spartirsi poltrone e prebende. E la Campania non fa eccezione, anzi. In alcuni casi, vedi il PN del Vesuvio, viene addirittura menzionata in Italia come esempio della mala politica nel campo delle Aree Naturali Protette. Nel caso del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni la musica non sembra cambiare, circolano già voci su partiti di maggioranza che rivendicano la “poltrona” della Presidenza del Parco.

Se ciò fosse vero, e tutte le nomine che in questi anni si sono realizzate nel settore lo fanno pensare, siamo di fronte ad un atto di autentica cialtroneria istituzionale.

Chiedere una “poltrona” per nominare un incompetente solo al fine di soddisfare le ambizioni politiche di qualcuno che ha fallito la tornata elettorale, o desidera visibilità per una possibile carriera politica, significa non avere un minimo di interesse verso la conservazione della natura e della sua biodiversità, verso il territorio e i suoi abitanti che da un Parco gestito bene e seriamente possono trarre vantaggi. Così come i campani e gli italiani, se non gli europei tutti, che hanno diritto ad una natura ben conservata e a territori salvaguardati, a luoghi in cui potersi recare per trascorrere giornate a contatto con una natura incontaminata. Attività questa, non dimentichiamolo mai, che porta reddito per le popolazioni locali. Un Parco mal gestito allontana e non richiama i visitatori.

E non vale la scusante che “il Presidente non debba essere necessariamente competente perché tanto c’è il Direttore”. È una stupidata grande quanto l’ignoranza di chi l’afferma. Il Presidente del Parco, insieme ai membri del Consiglio Direttivo, oltre a visionare l’operato del Direttore, deve indicare le linee programmatiche per la conservazione del territorio, deve definire gli investimenti in funzione delle necessità della tutela, deve rappresentare l’Ente all’esterno e deve quindi dimostrare di “sapere di cosa si sta parlando”, deve saper dare risposte serie e motivate ai cittadini e deve conoscere il territorio. Tutto questo un Presidente incompetente non lo può fare.

Ma non basta. A molti di coloro che hanno la responsabilità politica di effettuare le nomine sfugge che un Parco naturale fornisce all’intera collettività regionale e nazionale una serie di servizi ecosistemici indispensabili per la sopravvivenza della collettività stessa. Con le loro foreste assorbono enormi quantità di CO2 dall’atmosfera contribuendo a contrastare il cambiamento climatico. Queste, pertanto, andrebbero salvaguardate e non tagliate indiscriminatamente come sta avvenendo in questi giorni in molti parchi campani, dal Taburno – Camposauro ai Monti Picentini, nell’indifferenza degli amministratori.

I Parchi tutelano anche la gran parte delle sorgenti e delle falde di acqua potabile, la biodiversità, patrimonio indisponibile di tutti noi e la cui salvaguardia si rende necessaria anche per quello che ci ha insegnato l’esperienza della pandemia. Preservano il territorio dal consumo di suolo, uno dei fenomeni più devastanti per l’ambiente, e dal dissesto idrogeologico. Il presidente di un’area protetta è quindi il garante di un equilibrio che non debba pendere come spesso accade dal lato del profitto, troppo spesso mascherato da sviluppo economico locale.

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