Terra dei fuochi: una domenica drammatica di roghi tossici per Giugliano e l‘agro aversano

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Terra dei fuochi: una domenica drammatica di roghi tossici per Giugliano e l‘agro aversano

La Terra dei fuochi continua a bruciare. Ormai non si può parlare più di emergenza ma di quotidianità, una quotidianità che fa orrore.

La giornata di domenica 31 luglio è stata nera, proprio come i fumi tossici, per i territori di Giugliano in Campania, dove è stato appiccato un incendio in zona Ponte Riccio e per i comuni casertani dell’agro-aversano: San Marcellino, dove un terribile rogo ha polverizzato decine e decine di rifiuti che si trovavano al rione Campo Mauro, nella zona delle palazzine IACP, le case popolari; Villa di Briano; Casapesenna, San Cipriano; Gricignano e Trentola Ducenta.

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Eppure per questo fenomeno, che continua ad andare avanti indisturbato da anni, sono state fatte tante promesse: il blocco degli sversamenti e le bonifiche, l’organizzazione di un percorso virtuoso di gestione del ciclo dei rifiuti, sorveglianza epidemiologica permanente delle popolazioni, con la conseguenza implementazione dell’attività sanitaria di prevenzione e screening. Pochissime, però, sono state tramutate in fatti reali, concetti e soprattutto continui:

Li dove avvengono gli smaltimenti illeciti di rifiuti, ciclicamente poi dati alle fiamme, sono in costante aumento gravissime patologie, come il tumore al seno, l’asma, varie forme di leucemie e le malformazioni congenite.

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Il legame tra l’aumento degli ammalati e i veleni dei rifiuti non è più soltanto un’ipotesi: ad attestarlo è un rapporto prodotto grazie all’accordo stipulato nel giugno 2016 tra la Procura di Napoli Nord, che ha sede ad Aversa (Caserta) e l’Istituto Superiore di Sanità. Il report, datato febbraio 2021, era stato illustrato online dal procuratore Francesco Greco, dal presidente dell’Iss Silvio Brusaferro e dal procuratore generale di Napoli Luigi Riello.

Dal 2020 si sta registrando, rispetto al passato, una diminuzione del numero di roghi di rifiuti nelle provincie di Napoli e Caserta, però ciò che è preoccupante è la tendenza nei mesi estivi dove i gli incendi ed i fumi tossici sono quasi una scena quotidiana soprattutto nei comuni costieri del Casertano, lì dove esistono carenze strutturali nel sistema di raccolta in relazione al numero dei residenti. Mentre gli incendi presso i campi Rom sono stati il 7,5% del totale.

Quindi si può si dire che effettivamente negli ultimi anni c’è stato un aumento dei controlli nelle aree a rischio che ha portato una riduzione generale del numero di roghi ma ciò che ancora manca è creare un vero deterrente per gli inquinatori e soprattutto eliminare radicalmente quelle che sono le cause degli sversamenti, delle bombe ecologiche e degli incendi.

Cioè non si è potenziato il sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti, la videosorveglianza è ancora debole, e poco si è fatto per fermare il degrado e gli abusi spesso protagonisti nei campi nomadi dove occorrerebbe portare avanti dei veri progetti di rintegrazione sociale.

di Fabio De Rienzo

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