Terra dei Fuochi: tecnologie e una nuova intelligence per la tutela

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Terra dei Fuochi

Tristemente famosa per il denso fumo nero sprigionato dai focolai criminali, la Terra dei Fuochi in Campania è da diversi mesi al centro di nuove pratiche di prevenzione dei reati ambientali per le quali si stanno sperimentando tecnologie e una nuova “intelligence”.

Insomma, sembrerebbe che dopo i danni causati da rifiuti illecitamente intombati e bruciati, al solo scopo di arricchirsi inquinando, ci sia una nuova pagina per la tutela della terra fertile della Campania.

Per capire cosa stia realmente accadendo ed in che modo si stia agendo bisogna fare riferimento allo scorso mese di febbraio, quando i sottosegretari di Stato alla Difesa e all’Ambiente, i deputati Tofalo e Micillo, hanno iniziato una collaborazione tra i relativi dicasteri e le Forze armate con lo scopo di mettere a sistema le migliori competenze e tecnologie dell’Aerospazio e dell’Ambiente per sviluppare un monitoraggio ambientale innovativo, implementando le capacità di Intelligence Sorveglianza e Ricognizione (ISR) con assetti dell’Aeronautica Militare al fine di rendere concreto un progetto di prevenzione dei reati che attentano la salute dei cittadini a causa dello sversamento e dello smaltimento illecito dei rifiuti nel nostro Paese.

Il progetto si chiama “Uso Duale Sistemico della capacità della Difesa” ed è stato voluto dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta attraverso il quale si ha la possibilità di attuare, come prima forma di cooperazione, un’attività per integrare un monitoraggio ambientale avanzato che si basa su un processo gerarchico di acquisizioni da satelliti, aerei e droni. Ciò consente ai Ministeri di conoscere strumenti e competenze da poter utilizzare, in un’ottica interministeriale ed interdisciplinare, per intervenire più efficacemente su problematiche che attanagliano da decenni il nostro Paese.

La cooperazione tra il Ministero della Difesa ed il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha visto due momenti distinti: una fase iniziale per la definizione, sperimentazione e validazione del nuovo modello operativo ed una seconda in cui, con uno specifico accordo coordinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sette Ministeri e la Regione Campania, si è costruito il “Piano d’azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti”, siglato a Caserta lo scorso novembre.

Il passo successivo è stato l’accordo operativo siglato tra la Presidenza del Consiglio, grazie al lavoro del Presidente dell’Unità di coordinamento l’Ing. Curcio, ed il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Gen. Rosso, alla presenza dei Sottosegretari dei due dicasteri.

Il risultato di tutto ciò è che tutte le informazioni che derivano dai sensori presenti sui velivoli dell’Aeronautica Militare oggi sono tempestivamente al servizio di chi monitora le zone ad alto rischio ambientale e si aggiungeranno a tutte le altre rilevazioni per fornire un quadro più completo della situazione.

Insomma l’IMINT, l’intelligence fotografica, insieme a quella elettronica e umana in difesa della nostra Terra e resa possibile attraverso l’utilizzo di aerei altamente tecnologici come i Tornado, gli AMX o gli Eurofighter Typhoon che sorvolando il nostro aereo stanno salvaguardando il nostro ecosistema, quindi anche la nostra salute.

Il tavolo di lavoro è una nuova mappa di quasi 1225 km quadrati in cui sono stati individuati punti di interesse sui cui intervenire, che si contrappone a quella mappa criminale utilizzata per accumulare incendiare e seppellire rifiuti di qualsiasi provenienza.

Dunque uno scenario che oggi presenta satelliti, aerei, droni, piattaforme terrestri e analisti dei dati immagine che coopereranno in un sistema integrato è stato predisposto nella nuova guerra alla illegalità diffusa e cronica del settore dei rifiuti. U

no strumento che saprà essere efficace anche e solo se i cittadini sapranno fare la loro parte, ovvero evitare di lasciare rifiuti nelle strade secondarie ma soprattutto che la loro combustione non elimina il problema ma anzi lo amplifica.

di Antonio Di Lauro

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