La terapia trapiantologica con cellule staminali ematopoietiche cordonali: quando la pubblicità ingannevole compromette la ricerca scientifica.

Dal 1988, anno in cui l’Ematologa Eliane Gluckmanm eseguì a Parigi il primo trapianto di cellule staminali emopoietiche cordonali con completa guarigione di un bambino affetto da Anemia di Fanconi, la ricerca scientifica ha compiuto numerosi passi in avanti.
Da allora sono stati infatti eseguiti in tutto il mondo circa 35.000 trapianti di cellule staminali cordonali tanto che, ad oggi, questo rappresenta una pratica clinica scientificamente consolidata sia nel paziente adulto che pediatrico per il trattamento di gravi patologie oncoematologiche per cui il trapianto allogenico costituisce l’approccio terapeutico gold-standard.
Al contrario, non esistono evidenze scientifiche certe circa la raccolta e conservazione delle cellule staminali cordonali per l’esecuzione di trapianto autologo dal momento che tali cellule potrebbero comunque essere portatrici del difetto che ha dato origine alla patologia che si intende trattare.

 

Decreto Legge in Italia 

In Italia, la normativa vigente è rappresentata dal Decreto Legge del 2 Novembre 2015 (Disposizioni relative ai requisiti di qualita’ e sicurezza del sangue e degli emocomponenti) che consente la raccolta e la conservazione sangue cordonale in banche pubbliche con la sola finalità solidaristica (trapianto allogenico), dedicata o autologo-dedicata nell’ambito di sperimentazioni cliniche approvate dal Legislatore vietando, al contempo stesso, la conservazione per esclusivo uso autologo e la creazione di banche di conservazione private.

Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo

Da quanto riportato nel Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (IBMDR), sul territorio italiano sono attualmente presenti 19 banche pubbliche per la conservazione del sangue cordonale facenti parte di un network mondiale e i dati relativi al 2018 evidenziano che esse hanno raccolto 36.417 sacche di sangue cordonale di cui 38 sono state utilizzate per trapianto di cellule staminali. Dati ancora non soddisfacenti ne’ sufficienti per far fronte alle necessità trapiantologiche dei pazienti affetti da patologie oncoematologiche se si considera che nello stesso anno, su 280.000 donne che hanno partorito nelle 303 strutture ospedaliere organizzate per la raccolta, soltanto 10.000 circa hanno donato il cordone ombelicale.

 

Costi elevati che gravano sul SNN

Le ragioni di tale discrepanza sono da attribuire non solo a cause strutturali come i costi elevati in termini di risorse e personale che gravano sul SSN per l’attuazione della procedura ma anche e soprattutto al fatto che circa 34.000 donne (dato riferito in aumento) hanno preferito conservare il cordone ombelicale del proprio figlio solo per uso autologo in società private con sede all’estero.

Rete internazionale di banche private

Queste ultime infatti, grazie ad una sempre maggiore pubblicità assicurata dal web e facendo leva sull’aspetto prettamente emozionale dei genitori che farebbero di tutto per garantire al proprio figlio, una sicura fonte di guarigione in caso di gravi patologie come quelle onco-ematologiche, hanno costruito una rete internazionale di banche private per la conservazione del sangue cordale con costi elevati (fino a 4.000 euro per ciascun campione di sangue cordonale) e completamente a carico dell’utente. Banche quelle private, che a differenza di quelle pubbliche non permettono la verifica del corretto svolgimento delle procedure di prelievo e conservazione del sangue cordonale e che molto spesso fanno capo a società private con bilanci economici fallimentari o con intestatari fittizi.

Cosa causa la mancanza di una corretta informazione?

Tuttavia, si stima che ad oggi siano conservati nelle banche private circa 4.000.000 di campioni di sangue cordonale per uso personale contro i 730.000 campioni presenti nelle banche pubbliche, nonostante non esistano evidenze scientifiche circa l’efficacia del trapianto autologo per il trattamento di patologie oncoematologiche. Ciò ad ulteriore conferma di quanto, anche in ambito scientifico, la mancanza di una corretta informazione, il prevalere dell’aspetto emozionale e la scarsa trasparenza di certe società private, possano essere dannose per la ricerca e il progresso in un ambito, quello oncologico e della Medicina Rigenerativa che interessa tutti noi molto più da vicino di quanto non crediamo.

 

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