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Studenti manganellati a Pisa: la reazione dell’opinione pubblica

Giovanni Terzi 25/02/2024
Updated 2024/02/24 at 5:01 PM
5 Minuti per la lettura

Durante la manifestazione a favore della Palestina a Pisa, avvenuta ieri mattina, le immotivate e ingiustificate manganellate da parte delle forze dell’ordine verso gli studenti manifestanti hanno profondamente scosso l’intera comunità locale e nazionale. I fatti hanno sollevato preoccupazioni sulla gestione delle manifestazioni pacifiche e scatenato dunque una serie di reazioni all’interno della società.

La reazione pubblica dopo le botte subite dagli studenti a Pisa

Le immagini e i video dell’episodio hanno suscitato forte indignazione e polemiche, portando molte persone a interrogarsi sulla proporzionalità delle azioni intraprese dalle autorità.

Le reazioni della comunità sono state immediate, con gruppi studenteschi, organizzazioni per i diritti civili e cittadini comuni che hanno espresso indignazione per la violenza subìta dagli studenti. Molte persone hanno richiesto un’indagine approfondita sull’incidente per accertare le responsabilità e garantire che simili episodi non si ripetano in futuro. Inoltre, diversi sono stati i professori e presidi di molte scuole a scagliarsi contro lo sciagurato intervento da parte della polizia verso gli studenti.

Le istituzioni locali e nazionali sono chiamate a rispondere in modo trasparente e responsabile, sia indagando sull’uso dei manganelli durante l’evento, sia valutando le procedure di gestione delle manifestazioni per prevenire situazioni simili. La fiducia tra la comunità e le forze dell’ordine è essenziale per il mantenimento dell’ordine pubblico, e questa fiducia può essere ripristinata solo attraverso una risposta adeguata e l’adozione di misure concrete per evitare future escalation di violenza.

Il silenzio del Governo Meloni

Purtroppo, al momento vi è il totale silenzio da parte della premier Giorgia Meloni. La stessa, per la fiducia al suo Governo, nel 2022 affermò tali parole: “Difficilmente riuscirò a non provare un moto di simpatia anche per coloro che scenderanno in piazza per contestare le politiche del nostro governo, perché inevitabilmente tornerà nella mia mente una storia che è stata anche la mia. Io ho partecipato a tantissime manifestazioni nella mia vita”. Il semplice giudizio, conoscendo i fatti, è lasciato al lettore.

Politici e giornalisti sugli studenti di Pisa

Oltre ai già citati professori e presidi, anche differenti politici e giornalisti hanno commentato in maniera approfondita l’evento svoltosi ieri a Pisa. In particolare:

  • Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, durante la puntata di ieri sera di ”Accordi & Disaccordi’, ha affermato che vi è antisemitismo nelle manifestazioni pro-Palestina, ma soprattutto molta ignoranza. Questo è il principale motivo per la quale il giornalista ha scritto un libretto, intitolato ”Israele e i palestinesi in poche parole”, per fare in modo di tracciare chiarezza sulle reali vicende dell’attuale conflitto in Medio Oriente. Marco Travaglio si è detto molto preoccupato non per quello che fanno i ragazzi in piazza, ma per quello che insegnano i professori.
  • Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha espresso in un post tutto il suo disappunto verso l’operato delle forze dell’ordine e del Governo. In particolare, riferendosi al presidente del Consiglio, ha affermato: “Che fine ha fatto quel tuo “moto di simpatia”? Dov’è oggi il riconoscimento del legittimo diritto al dissenso? Hai incitato i nostri ragazzi a credere alle proprie idee, ad agire di conseguenza, a non rinunciare alla libertà. È bastato un anno e mezzo di Governo, di giornate rinserrate nel palazzo, per cambiare totalmente idea: la retorica dell’ardore giovanile scompare sotto i ruvidi colpi di manganello. Un’altra abiura, l’ennesima retromarcia”.
  • Sergio Mattarella, presidente della Repubblica Italiana, ha espresso che i manganelli usati contro i ragazzi che partecipavano ai cortei pro-Palestina a Pisa esprimono un fallimento. Inoltre, ha comunicato al ministro dell’Interno Piantedosi che l’autorevolezza delle forze dell’ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza.

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