“Con te amerei vivere, con te morirei volentieri.” Questa è la frase finale che Orazio pone a conclusione di un’Ode scritta nel I secolo a.C.

Ma i tempi sono cambiati e l’amore, soprattutto quello coniugale, tende a durare sempre meno. Secondo l’ISTAT, nel 2015 si è registrato un aumento del 57% dei divorzi rispetto al 2014, che ammontano a 82.469 e allo stesso modo un aumento del 2.7% rispetto al 2014 delle separazioni, che toccano la cifra di 91.706.

Sebbene sia difficile per entrambi i coniugi affrontare, sia economicamente sia psicologicamente, certamente non è facile nemmeno per i figli dovere convivere con le urla dei propri genitori in sottofondo e tentare in qualsiasi maniera possibile, con la musica o i videogiochi, di distrarsi.

Ed è ancora meno facile per tutti quei ragazzi che si preparano all’adolescenza – l’età che comprende gli anni migliori della vita di un giovane, quelli in cui piano piano ci si inserisce nel mondo reale – essere vittima di abusi e percosse o essere testimone di violenze da parte del padre alla propria madre. Secondo i dati ISTAT, infatti, circa il 51.4% delle donne separate ha subito violenze dall’ex coniuge.

Gravi sono i danni che i ragazzi possono subire: disturbi alimentari quali anoressia e bulimia, tossicodipendenza e alcolismo sono solo alcune delle tante conseguenze possibili che a volte nessuno, tanto meno la madre, conosce.

Essere testimoni di violenza, fisica o psicologica che sia, può marcare a fuoco la vita di un adolescente: nel caso dei maschi, questi possono diventare autori, a loro volta, di violenza; per quanto contorta questa logica possa sembrare, spesso avviene così. I ragazzi vedono il padre picchiare la madre e così facendo non imparano a rispettare le donne poiché il loro punto di riferimento non lo ha fatto, e se il padre non l’ha fatto, nemmeno lui avrà la decenza di avere riguardo verso tutte le donne. Per quanto riguarda le ragazze, queste sono più sensibili rispetto ad un figlio maschio e prima o poi diventeranno vittime di quella violenza di cui sono state, da piccole, testimoni come se ciò fosse una cosa ineluttabile.

Per questo, i ragazzi testimoni di violenza possono sviluppare un disturbo post-traumatico e ciò può provocare non solo disturbi a scuola ma anche patologie come asma, allergia o, più frequentemente, attacchi di panico.

Tutto questo può causare di conseguenza una bassa autostima nei figli delle donne maltrattate, poiché essi sono costretti a crescere troppo in fretta: sono tenuti a stare a casa da soli mentre la madre lavora; tendono ad aiutare la madre in casa, a consolarla durante i momenti di sconforto, che sono, ovviamente, inevitabili. I ragazzi tendono a isolarsi, a rimanere in disparte, ma non riescono nemmeno a legare con i coetanei, non sviluppando empatia e non riuscendo a capire il dolore essi stessi che possono provocare in tutti coloro che li circondano. Tutto ciò è anche dovuto al fatto che le madri, per non far scattare l’episodio violento, cercano di non far esprimere ai figli le proprie sensazioni: chiunque lo direbbe un atto di protezione da parte della madre per i figli e per loro stesse. Questo però segna i figli in maniera indelebile che tendono a rimanere chiusi nella loro intimità: molto spesso, infatti, i ragazzi che sono stati testimoni di violenza tra le mura domestiche cercano di sembrare sempre più forti di quanto possano essere davvero, nascondendo tutto il dolore dentro loro stessi per dare forza, non solo a loro stessi, ma anche alla madre che diventa unico punto di riferimento per qualsiasi avvenimento della loro vita e che va per questo a sostituire la figura paterna, soprattutto nelle adolescenti.

Nonostante il segno permanente che porteranno di ogni loro esperienza, i ragazzi sono il futuro di una generazione destinata a cambiare il mondo; proprio per questo, i giovani riusciranno, in un modo o in un altro, a tramutare quest’odio in rispetto reciproco e porranno finalmente fine a tutto questo scempio.

di Greta Ciervo