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Tecnologia: gli NFT sono davvero in crisi?

Chiara Del Prete 01/06/2022
Updated 2022/06/01 at 12:00 PM
4 Minuti per la lettura

L’hype innalzato dalle forti strategie di marketing per enfatizzare le unità digitali ha perso notevolmente quota. Il possesso dei prodotti virtuali non tangibili ha meno richieste e le offerte sono nettamente diminuite. Questo nell’arco di un solo anno dall’entrata in scena dei token non fungibili, per l’appunto gli NFT. Certo, è presto per giungere a conclusioni affrettate ma già da inizio maggio si è registrato un calo dell’80% di ricerca specifica online.

Per primo il Wall Street Journal ha annunciato una crisi delle proprietà digitali autenticate confermando la diminuzione delle vendite giornaliere ma anche un numero di portafogli attivi nettamente inferiore. A novembre 2021 se ne contavano ben 120.000 mentre ad aprile scorso solo 15.000.

Nonostante il crollo del valore degli NFT, c’è chi guarda oltre la difficoltà del momento per introdurre novità e trarne maggior vantaggio. Pare, infatti, che il colosso svedese Spotify stia guardando agli NFT con sguardo differente. Vuole puntare sui token per consentire agli artisti di pubblicare le proprie raccolte sulla piattaforma. Ad ora è stata presentata come un’iniziativa puramente sperimentale che ha di per sé un gran potenziale per apporre un plus alla creatività musicale ma anche una ripresa al mondo delle proprietà virtuali. L’idea di Spotify vuole abbracciare l’unione dei due mondi, quello della musica e delle opere non tangibili, concedendo la possibilità di scoprire i token di proprietà dell’artista in riproduzione integrandole alla sua playlist.

L’opera verrà sicuramente approfondita e conterrà anche una piccola descrizione rilasciata dall’artista. Con una funzione aggiunta sarà possibile giungere alla pagina dedicata all’opera sul mercato digitale di NFT OpenSea. L’idea di Spotify non è la sola tant’è che Mark Zuckerberg ha ben pensato di lanciare NFT anche sulle piattaforme social di sua proprietà come Instagram e Facebook, non a caso nel mercato statunitense l’opzione è in fase di sperimentazione su Instagram. Queste introduzioni potrebbero certamente alzare l’asticella d’interesse delle token non fungibili supportandone la ripresa.

Dopotutto si tratta di beni digitali la cui autenticità è garantita dal sistema blockchain, al di là del desiderio di possedere un bene esistente ma intoccabile il pensiero generale è quello basato su pure azioni d’investimento. Tutto ciò con la consapevolezza fissa in mente che nel campo finanziario l’andatura non procede mai in modo lineare, fattori esterni influenzano le performance del mercato e gli esiti restano imprevedibili.

Si parla di un rischio bolla lampante perché la crescita d’interesse agli NFT è avvenuta troppo in fretta ed in maniera spropositata. Nel corso del tempo si sono poi rivelati anche casi di hacker e bot che hanno svuotato portafogli di utenti collegati, ciò ha causato sfiducia e un conseguente timore all’acquisto. C’è anche chi ha pensato che il calo d’interesse e la relativa vendita/guadagno sia dipeso dalla guerra in Ucraina. Ma il crollo degli NFT è legato più a dinamiche interne.

Queste dinamiche sono connesse al sistema delle cryptovalute in cui si è spinto troppo e con poca tutela e controllo dell’economia reale. Insomma, tutti questi fattori hanno condotto alla situazione attuale in cui i not fungible token pur di esser acquistati vengono svalutati. Ad avere la meglio è stato chi aveva intuito il potenziale di guadagno della realtà NFT al suo lancio effettivo un anno fa. Ad ora resta l’incertezza della ripresa o la necessità di una scossa per movimentare il settore.

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