Teatro Tram, “Stoccolma”: tra innovazione e opportunità mancata

Valeria Marchese 10/12/2022
Updated 2022/12/10 at 6:04 PM
5 Minuti per la lettura

Diretto e senza peli sulla lingua, “Stoccolma” si presenta al pubblico napoletano. Il testo, di Antonio Mocciola, trova casa in uno spettacolo che segna l’esordio teatrale della regista cinematografica Maria Verde. Finalista Premio Drammaturgia “Carlo Annoni” 2021 e con la partecipazione di Antonio De Rosa e Antonio Ciorfito, Stoccolma richiama a sé questo weekend gli appassionati di teatro.

Si va in scena al Tram

Dall’8 all’11 dicembre si va in scena al Teatro Tram, piccolo covo di arte drammaturgica che a sede nel quartiere di Port’Alba, brulicante di cultura.

«Sono molto fiera del risultato» afferma Maria Verde, regista. «All’inizio ero un po’ titubante, ma poi dopo aver letto il testo mi sono detta: è una sfida che accetto volentieri, so di poter dare tanto a questi personaggi. Alla fine mi sono emozionata con loro».

Un caldo invito dunque al pubblico di cogliere l’opportunità di vedere questo spettacolo a teatro e concedersi anche una serata in giro per il centro storico di Napoli, già pronto ad accogliere i turisti con le decorazioni natalizie della vicina San Gregorio Armeno.

Lo spettacolo: tra quotidianità ed estremismi

Una bocciatura (la quinta) ad un esame universitario scandisce l’inizio di questa storia. Gianluca, studente di giurisprudenza ad un passo dalla laurea, è ormai stremato dalle continue umiliazioni inflittegli dal docente che si ostina a non concedergli l’ultimo esame.
Percorre una via estrema e rapisce il professore, rinchiudendolo in uno seminterrato e costringendolo a restare completamente nudo. Abbiamo chiesto alla regista:

Che concezione attribuisce lei alla nudità?

«In realtà la nudità è una questione tecnica anche se apparentemente. Come dice il nostro capocomico Antonio De Rosa, “i vestiti di quel corpo nudo sono le parole”. Le parole di un testo che a mio avviso è pregno di ciò che io amo dire rispetto a Stoccolma, cioè che è una storia d’amore».

I ruoli sono adesso capovolti, come in una sorta di profezia hegeliana della ciclicità della storia e dei rapporti di dominio. Un filo invisibile li lega: un amore vissuto da entrambi con sfumature e accezioni diverse, fa luce su ciò che li accomuna mentre un gioco di forze continua a ribaltare i poteri vigenti.

Ciò che li lega, rende possibile il fatto che si riconoscano l’uno nell’altro e si accettino nei loro difetti?

«Ciò che li lega è in realtà l’amore per il giovane Marcello, seppure in maniera differente. Marcello è una presenza invisibile, il filo energetico che li lega ed è rappresentato attraverso una luce che li raccoglie».

Antonio Mocciola, l’autore, lo descrive come un thriller tinto di rosso: vendetta, dolore e aspettative accecano la razionalità dei protagonisti e fa luce sui loro lati bui. L’incapacità di gestire le proprie emozioni, le relazioni interpersonali e la volontà di collocarsi all’interno di un’esistenza che sia “normale”, anche se di normale ha ben poco.

Stoccolma: un’opportunità mancata?

Nonostante gli aspetti caratteristici che mettono in luce le contraddizioni di un sociale che si declina nell’intimista, Stoccolma rappresenta un’opportunità mancata.
Lo strumento della nudità, la rabbia dello studente, il rapimento del professore, potevano essere declinati all’interno di una visione che mettesse in primo piano la volontà del giovane uomo di metter fine ad una sorta di Ancien Régime universitario.
La nudità dell’uomo, avrebb potuto rappresentare la volontà di mettere in luce i difetti di una società dove tutt’ora vige un’elitarismo classista nel ciclo d’istruzione, come più volte sottolineato dallo studente. Al contrario, la sua stessa nudità avrebbe potuto rappresentare l’immaturità e i difetti di una classe giovanile ancora acerba e violenta nelle sue intenzioni, che inneggia ai mezzi estremi per ottenere risultati, nell’ombra di un terrorismo brigatista.

Tuttavia, questi elementi non sono presenti né tantomeno emergono esplicitamente all’interno dell’opera. È resa dunque un’opportunità mancata, dove gli strumenti a disposizione non riescono ad invertire la formula precedentemente espressa, ovvero passare dall’intimista al sociale, dalla sfera privata a quella pubblica, di cui oggi si ha estrema necessità.

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