Il San Carlo regala nuove emozioni ogni volta che si varca l’ingresso e prima ancora che si apra il sipario.

Grande successo, questa volta, ha riscosso il capolavoro Les Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach, messo in scena dal 17 al 24 marzo, in occasione dei duecento anni dalla nascita del grande compositore.

Una storia scritta nel 1800 e che rende proprie tutte le sfaccettature dell’amore shakespeariano.

L’amore è analizzato come vero alimento del fuoco della vita, in grado di giustificare gesti folli. L’amore, inteso come sentimento irrazionale, è raccontato nell’opera “Les Contes d’Hoffmann” composta da Jacques Offenbach, iniziata a scrivere nel lontano 1851.

I racconti sono un’opera fantastica che si sviluppa in un prologo, tre atti e un epilogo su libretto di Jules Barbier, tratto da una pièce scritta assieme a Michel Carré.

La pièce è ispirata principalmente a tre racconti dello scrittore e compositore romantico E.T.A. Hoffmann: ‘’L’uomo della sabbia’’, ‘’La storia del riflesso perduto’’ e ‘’Il violino di Cremona’’, senza escludere riferimenti anche ad altri scritti.

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I librettisti hanno cucito tra loro le diverse opere e utilizzato il poeta come punto di fuga.

Le musiche malinconiche, ma anche impetuose e travolgenti accompagnano le infelici storie d’amore del poeta tedesco Hoffmann. Tra sesso e intrighi, sarà lui stesso a raccontare nei diversi prologhi delle sue esperienze fantastiche con tre amori del passato, Olympia, Giulietta e Antonia.

Hoffmann sarà prima invaghito di una bambola automa, poi proverà a sconfiggere il terrore di un padre troppo protettivo e, infine, dovrà fuggire da un rapimento dell’anima.

Nell’epilogo troveremo un Hoffmann completamente ubriaco che, perse le speranze di conquistare Stella, l’attuale donna amata, canta l’ultima strofa della storia di Kleinzach e crolla su di un tavolo.

È proprio qui, allora, che il poeta incontrerà la musa della poesia e, ad essa, decide di dedicare tutta la sua vita. Hoffmann realizzerà finalmente che ‘‘si è grandi grazie all’amore, ma più grandi in virtù del pianto’’.

Le vicende sono ambientate a Norimberga nella taverna di Luther ma anche a Parigi, Monaco e Venezia.

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Il già maestoso teatro San Carlo, dunque, si è tinto di diverse atmosfere: le varie ambientazioni sono state abilmente ricreate da scenografie in grado di togliere il fiato.

La scena è tendenzialmente scura, in grado di poter mettere in risalto con nitidezza le figure dei personaggi e i giochi d’ombra più volte creati.

La bellezza dei costumi del San Carlo è ben nota ma, in questo spettacolo, le stoffe scelte e i colori accesi li hanno resi straordinari. Ricordiamo che in scena sono sfoggiati sontuosi abiti ottocenteschi ideati da David Belugou.

Il suono dell’Orchestra del San Carlo, pulito e soave, tra violoncelli, flauti e clarinetti è stato accompagnato dal coro di voci diretto dal maestro Gea Garatti Ansini.

L’opera è stata elegantemente portata in scena con la direzione di Pinchas Steinberg, direttore israeliano apprezzato dalla critica internazionale per le profonde qualità interpretative delle sue letture.

A fare da cornice all’intera opera c’è un teatro gremito di persone, nel cuore di una città che all’arte ha sempre fatto da culla.


La Redazione tutta ringrazia la dott.ssa Emmanuela Spedaliere e la Sovrintendente Rosanna Purchia per l’ospitalità e per aver regalato momenti di così grande ricchezza artistica.

di Giovanna Cirillo
Foto di Raffaele Ausiello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°192 – APRILE 2019

 

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