È doveroso un ringraziamento sincero al Teatro San Carlo di Napoli, alla Sovraintendente Rosanna Purchia e alla Dott.ssa Emmanuela Spedaliere, che ci hanno consentito di vivere una serata di vera e propria magia.
Andare al Teatro San Carlo rappresenterà sempre un’esperienza unica: considerando che per gran parte della nostra giovane Redazione si trattava della prima volta, è stato come calarsi nell’atmosfera del proprio “film” preferito.
Assistere dal vivo a un capolavoro come
“I Pagliacci” (opera lirica in due atti del 1892 di Ruggero Loncavallo, ndr) fa tutto un altro effetto rispetto a vederla attraverso lo schermo di un televisore o di uno smartphone.
Pare scontato, ma mai una persona dovrebbe privarsi di tale esperienza. Come afferma il regista Daniele Finzi Pasca: «Pagliacci è un’opera che non conosce il passare del tempo, con la sua forte densità, la sua fresca modernità» […]
«Tutti siamo un po’ acrobati e sappiamo che la vita è un continuo riassestare un punto di disequilibrio».
Lo spettacolo comincia ancor prima di iniziare: il Teatro San Carlo è un gioiello che brilla di luce propria. Al calar delle luci, ci si lascia trascinare dalle melodie della maestosa orchestra che diventa piacere per le orecchie e musica per il cuore. Si sente un flauto, una tromba, un clarinetto e si cerca di capire da dove provenga il suono, e come faccia ad armonizzarsi così perfettamente con l’ambiente. L’orchestra suona in maniera impeccabile lungo l’intera durata dello spettacolo. Dopodiché, entrano in scena i primi attori. La loro voce riecheggia all’interno del Teatro con forza e, al tempo stesso, con eleganza. Molto toccante è il canto disperato del protagonista, Canio, dopo aver scoperto il tradimento dalla moglie: “Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto! Ridi del duol, che t’avvelena il cor!”. Lo stesso testo è stato recitato anche dall’indimenticabile Luciano Pavarotti che, nel 1995, ne ha fatto una propria versione.
Molto apprezzata è stata la riproduzione delle liriche, in italiano standard e inglese, su di uno schermo affinché tutti – italiani e non – potessero seguire la vicenda e immedesimarsi in essa.
Notevoli i costumi di scena: colorati e appariscenti, sono impeccabili quelli dei veri e propri “pagliacci” e degli acrobati della Compagnia Finzi Pasca. Le loro danze aeree aggiungono valore a uno spettacolo già ricco di eccezionali effetti scenografici: le lacrime versate da Canio trasformano il palco del Teatro in una grande pozza d’acqua nella quale devono misurarsi sia gli acrobati che gli attori. Lo spettacolo si conclude con l’affermazione “La commedia è finita!” di Canio, artefice di una vera e propria tragedia: egli causa l’eccidio della moglie e del resto della compagnia. Una finta (ma più che realistica) pioggia finale lava via il sangue delle vittime e su tutto incombe il dolore. Una volta chiuso il sipario si resta immobili per mezzo secondo, per poi cercare quanto più di trasmettere, attraverso un applauso, il proprio entusiasmo, anche se quasi non basta a rendere il proprio coinvolgimento emotivo. Credo che Stendhal avesse ragione: il teatro più bello del mondo si trova a Napoli.
Il più grande merito che si possa riconoscere al Teatro San Carlo è di farci sentire tutti accumunati da un grande orgoglio “patriottico” e di farci sentire un po’ diversi: più leggeri, più fieri, più innamorati.

TRATTO DA Magazine Informare N°191

Marzo 2019