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Guardare oltre i propri orizzonti e sognare in grande, in territori difficili come i nostri, sembrerebbe una prerogativa di chi sceglie di non restare. Per questo, scoprire dell’esistenza di realtà che di orizzonti ne aprono di nuovi, diventando luoghi di socializzazione e crescita per tantissime generazioni, è sempre bellissimo. Realtà come quella di Teatro Distinto, associazione marcianisana fondata da Gabriele Russo nel 2014, punto di riferimento per moltissimi ragazzi che negli anni ne hanno calcato palcoscenici e affollato le quinte, per imparare i segreti di un mestiere affascinante – quello del teatro – e un po’ anche quelli del mestiere di vivere.

Gabriele, come nasce l’idea di Teatro Distinto?

«Teatro Distinto, in realtà, nasce nel 2003 a Tivoli, da un’idea di mia sorella e mio cognato e arriva a Marcianise qualche anno dopo perché sentivo anch’io l’esigenza di creare qui una realtà teatrale. Nasce inizialmente per divertimento e beneficenza, con l’intento di far rete sul territorio marcianisano tramite la collaborazione con associazioni locali.

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Sono state le persone entrate in contatto con la nostra realtà a spingerci a intraprendere l’avventura del corso di teatro: così è nato l’AtThor, un nome che mira a sottolineare l’animo pop dei nostri spettacoli realizzati, tuttavia, senza perdere di vista l’aspetto professionale, la tecnica che qualsiasi attore che si rispetti deve assolutamente padroneggiare. Nel giro di pochissimo tempo tantissimi bambini e ragazzi hanno scelto di mettersi in gioco insieme a noi».

Un progetto certamente ambizioso. Qual è stata la chiave del suo successo?

«Penso che il successo sia arrivato perché molti apprezzavano il fatto che in una città come Marcianise ci fosse un corso di recitazione che esaltasse l’aspetto umano, prima ancora di quello attoriale. Il messaggio che in questi anni abbiamo cercato di trasmettere ai nostri ragazzi è che è importante che un attore impari ad essere aperto, sensibile ed empatico, che cerchi nuovi stimoli e che sappia sempre rinnovarsi, per arrivare ad un pubblico variegato e ampio. Essere un bravo attore sul palco e un uomo discutibile nella vita è un vero spreco: ne siamo assolutamente convinti».

Il teatro come palestra di vita, insomma, in cui imparare a stare al mondo, prima ancora di imparare a calcare le scene.

«Molti ragazzi si lanciano in questa avventura per sconfiggere la propria timidezza, per superare le proprie insicurezze. Arrivano da noi a spalle chiuse e testa bassa ed è emozionante vederli crescere e diventare forti e sicuri di sé, sul palco e nella vita. Ho seguito per tanto tempo i miei ragazzi in prima persona. Quest’anno ero a Roma per lavoro, ma gli insegnanti a cui li ho affidati hanno fatto qualcosa di straordinario. Parlo di Domenico Buonanno, Gianpiero Laudato, Emanuele Piccirillo e Nikla Scialla, che hanno seguito gli allievi dell’AtThor con il supporto indispensabile di Maria Rosa Cecere, il mio braccio destro da sempre, risorsa preziosa e pilastro fondamentale per tutti i ragazzi di Teatro Distinto».

L’avventura di quest’anno, per i ragazzi di Teatro Distinto, è culminata nel bellissimo saggio conclusivo dello scorso 14 maggio.

Una genuina carica di adrenalina per tutti gli allievi dell’AtThor e l’occasione, per un gruppo di ex allievi, di portare in scena un nuovo spettacolo, il “Jay Gatsby”, per la regia di Antonio Barca e Gabriele Russo.

«Per scrivere i copioni degli spettacoli mi piace prendere spunto dai grandi classici della letteratura. Scelgo, tuttavia, di riadattarli di volta in volta in base al cast, al pubblico, al messaggio che voglio lanciare. Mi piace inventare nuovi personaggi, inserire citazioni, riscrivere finali, il tutto avvolto da un’aura di fantasy, pop e rock. Su questa scia sono nati spettacoli come “Il Mito di Dorian”, dal testo di Oscar Wilde, che abbiamo portato in scena lo scorso novembre e una serie di progetti ai quali lavoriamo proprio in questi mesi».

Sono i “mesi della ripartenza” quelli che ci ritroviamo a vivere. Mesi di rinascita, dopo due anni complicati che hanno tarpato le ali a tante splendide realtà. Teatro Distinto, invece, è riuscita a resistere, forte di un ambiente sereno, leggero e al contempo stimolante, facendo leva su tanti meravigliosi legami personali e professionali. Legami che fanno venir voglia di restare per il loro aspetto umano e amicale.

«Se mi guardo indietro e penso alle difficoltà incontrate soprattutto in questi anni di pandemia, mi rendo conto che il lavoro fatto fin qui è stato straordinario. Abbiamo collaborato con associazioni, enti privati, amici. Dal Cafeina Eat al Big MaxiCinema, per il quale abbiamo realizzato tantissimi video per l’uscita di nuovi film con il supporto di amici e professionisti come Giuseppe Torre, videomaker che ha curato, oltretutto, la realizzazione dei video promozionali per i nostri spettacoli. Da Luigi Bollito – cantante e musicista fra i primi a scommettere su di noi – a Raffaele Panariello, che ha curato la regia di “Menù Criminale”, spettacolo portato in scena lo scorso aprile. Mi ritengo molto fortunato, perché anche quando pensavo di non farcela ero circondato da persone che desideravano tornare. Sono state loro a darmi il coraggio di farlo. Anche i marcianisani si sono rivelati desiderosi di restare e di ricominciare».

E allora, come ricomincerà Teatro Distinto dopo la pausa estiva?

«A ottobre ripartiranno sicuramente i nostri corsi di recitazione aperti a bambini, ragazzi e adulti di tutte le età. Abbiamo già avviato delle collaborazioni con l’I.C. “Calcara” e con l’I.S.I.S “Ferraris-Buccini” di Marcianise, con dei progetti di teatro da portare nelle scuole per sensibilizzare i giovani e avvicinarli al nostro mondo. Abbiamo poi in serbo tantissime novità: un lungometraggio su Prometeo, riadattamento di uno spettacolo teatrale al quale la pandemia ha tarpato le ali. C’è poi un nuovo spettacolo a cui sto già lavorando ma non posso dire di più per ora: continuate a seguirci, io mi sto già divertendo a creare!».

Per concludere: tre motivi per cui bisognerebbe fare teatro

«Primo fra tutti: imparare a lanciarsi e a lasciarsi andare, ad acquisire una sicurezza che poi si riversa nei rapporti personali e professionali. I ragazzi, soprattutto quelli più timidi, pensano di non essere in grado di porsi, di parlare in pubblico. Il teatro li obbliga a mettersi alla prova già durante i giochi teatrali, davanti ai propri compagni e al docente. Poi si ritrovano catapultati a recitare davanti a centinaia di persone e, calato il sipario, l’idea di avercela fatta dà loro una sicurezza ineguagliabile.

In secondo luogo, il teatro insegna a migliorarsi, ma anche a muoversi, ad essere più padroni del proprio corpo e della propria gestualità.

Ultimo, ma non meno importante, è l’aspetto sociale. È la bellezza di essere circondati da persone capaci di fornire spunti sempre nuovi, con una sensibilità artistica e culturale affine alla propria, con le quali creare legami sinceri e stimolanti».

Persone con le quali frequentare un luogo in cui crescere come attori, come uomini e come persone. In cui scoprirsi protagonisti e antagonisti, eroi prodi o uomini dannati. Un luogo in cui, insomma, riscoprirsi, in cui uscire da sé stessi per ritrovarsi un po’ più forti, completi e consapevoli. E un po’ più umani.

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