Al Teatro Augusteo “No grazie, il caffè mi rende ancora nervoso”: uno spettacolo da non perdere

Spettacolo Teatrale "No grazie, il caffè mi rende (ancora) nervoso" regia di lello Arena - Photo credit Gabriele Arenare

Da venerdì 2 marzo fino a domenica 11, al Teatro Augusteo di Napoli è in scena “No grazie, il caffè mi rende ancora nervoso”, con la regia di Lello Arena. La commedia scritta dallo stesso Arena insieme a Francesco VelonàPaolo Caiazzo, anche nelle vesti di protagonista, si presenta come sequel della celebre pellicola dell’82, “No grazie, il caffè mi rende nervoso”, vero e proprio cult del cinema italiano.

Trama

Funiculì Funiculà è tornato.

Ma questa volta, a celarsi dietro questo nome non può essere Michele Giuffrida (interpretato da Lello Arena, nonchè protagonista nel film originale), essendo ancora in carcere per aver assassinato i grandi artisti napoletani James Senese e Massimo Troisi, colpevoli per il serial killer di esser stati innovatori per una Napoli che, invece, “nun s’adda cagnà”.

Le vicende si svolgono nella casa della omonima famiglia Giuffrida. Il capofamiglia Gaetano (Paolo Caiazzo) è un tassista con la passione del teatro, specializzato nelle opere Scarpettiane. Vive con la moglie Stella (Susy Del Giudice), rappresentante di sex toys; il padre Aristide (Salvatore Misticone), vecchio attore di teatro classico; e il figlio Michele (Nicola Pavese), che la stramba passione per le storie dei serial killer. Per contrastare le bizze senili del padre Aristide, Gaetano è stato costretto anche ad assumere Oho (Maria Chiara Centorami), badante ucraina dalle innumerevoli pretese. Il cognato (Francesco Procopio), giornalista de “Il Mattino”, riceve in redazione, con le medesime modalità del caso originale, le rivendicazioni delle sparizioni di celebri personalità napoletane come Salemme, Sorrentino e Avitabile.

Ormai è chiaro a tutti… ‘O ciuccio è ferito ma nun è muorto!

 

 

Commento

Per quanto insolita fosse, l’ambiziosa impresa di realizzare a teatro il sequel di un’opera cinematografica di così alto livello, si è rivelata un successo.

Quella di Lello Arena è stata dunque una scelta coraggiosa e intelligente, considerando che “No grazie, il caffè mi rende nervoso” sia stato proprio il film che 36 anni fa lo ha consacrato nell’olimpo dei grandi attori napoletani.

Il cast di qualità, ha in Paolo Caiazzo la sua punta di diamante, con quel suo stile comico tanto diverso da Lello Arena, ma del quale riesce a interpretare tutta la sua eccezionale genialità e brillantezza. Dalla compagnia di “Fatti Unici”, Arena chiama anche Francesco Procopio, ‘o giurnalista d’o Matin, il quale insieme a Caiazzo compone un duo dai tempi comici ormai ben collaudati.

Il primo atto è caratterizzato da battute incalzanti, in platea il pubblico ride così tanto forte che a volte si rischia di perdere la battuta seguente. Il secondo è, invece, più riflessivo, esce fuori tutta la caratterizzazione psicologica, ma senza mai abbandonare la comicità che i tempi teatrali richiedono.

Costanti sono i riferimenti alla commedia noir dell’86 (come giusto che sia), ad esempio l’equivoco della telefonata a casa Signoriello, in cui, questa volta, si vede la reazione di chi si trova dall’altra parte della cornetta. Difatti il nostro consiglio è quello di andare a teatro preparati, guardando, o riguardando, la pellicola originale, così da godersi anche i più piccoli e minuziosi dettagli.

Quando si chiude il sipario è chiaro l’entusiasmo del pubblico, tanto che quando Paolo Caiazzo conclude i ringraziamenti salutando Lello Arena, presente in sala, tutti gli astanti hanno voluto omaggiarlo con una standing ovation.

Ed è stato bello vedere il sorriso emozionato di Lello, che sembrava far trasparire una giustificabile apprensione… magari teso per lo sguardo critico che arrivava dall’alto dal suo amico Massimo, con il quale aveva condiviso anche le gioie e le fatiche di quel film.

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di Fulvio Mele
Foto di Gabriele Arenare

About fulvio mele

Fulvio Mele ventiduenne, giornalista pubblicista da marzo 2016 e vicedirettore di Informare. Diplomatosi al Liceo Scientifico "R. Caccioppoli" di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II di Napoli. "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"