Teatri sociali: i nuovi invisibili

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Nella lotta alla criminalità organizzata, come non citare la recente dichiarazione di Catello Maresca alle Iene: «La lotta alle mafie sta subendo un duro colpo, è tornata indietro di 30 anni», dice il magistrato napoletano.

Abbiamo intervistato Francesco di Leva, uno dei pilastri del Nest, teatro nel cuore di San Giovanni a Teduccio, quartiere della zona est di Napoli, recentemente candidato al David come miglior attore protagonista per il Sindaco del Rione Sanità. Ha espresso speranza e positività parlando dei ragazzi di Napoli: «Si stanno formando ed anche grazie ai penitenziari la manovalanza minorile nella criminalità organizzata è sempre minore», poi parlando di crisi economica alle porte dice: «La crisi arriverà per tutti, non solo per territori come il nostro e tutto rinascerà di nuovo, anche il teatro che dovrà adattarsi al nostro cambiamento. Per il momento però a causa di forza maggiore bisognerà cambiare metodo».

Infine, Francesco Di Leva lascia un messaggio nella bottiglia per il futuro: «Bisogna augurarsi che andrà tutto bene, sono un ottimista e ci credo. Ma ho la percezione che alla fine di questa storia i cattivi diventeranno più cattivi, mentre i buoni saranno più buoni e non ne potranno più delle repressioni dei cattivi».
Successivamente, ci siamo confrontati con la realtà metropolitana del Nuovo Teatro Sanità nato nel 2013 a Napoli nell’omonimo rione, zona carica di contrasti. Sulla difficoltà di questo momento e sul futuro del regista, drammaturgo e scrittore Mario Gelardi ha affermato: «Quando l’economia va male, è facile che compaia chi i soldi li fa fare facilmente.
Tuttavia, ho anche fiducia nel cambiamento che c’è stato nella Sanità e nelle nuove generazioni, che rappresentano tutto ciò che abbiamo costruito a livello umano. Ricordiamoci che la Sanità è un quartiere con il 37% di abbandono scolastico e l’unica a sicurezza da dare alla cultura è continuità. Ogni anno sembra che cominci tutto da capo, il danaro che ci serve non è per gli spettacoli, non siamo degli accattoni che vogliono andare in scena, noi dobbiamo comprare libri per i bambini che vivono la realtà del teatro.
La nostra attività non è riconosciuta a livello burocratico, per il Ministero non ha alcun valore. È difficile fare progetti di vita, la vera domanda è: dal 15 giugno cosa si farà? I ragazzi sono impazienti, io invece ho paura che alla fine ce la dovremmo sempre vedere fra di noi. Ad ora il cambiamento non lo vedo, ci sarà una normalizzazione di come ci poniamo nei confronti del prossimo e sicuramente un peggioramento dovuto all’economia, non credo che tutto andrà alla grande. Noi così abbiamo iniziato e così continueremo: con le idee, quando non ci sono i soldi ci vogliono le idee».

Si precisa che con il dpcm del 17 Maggio viene introdotto un pacchetto cultura di circa 1 mld di euro, tra cui circa 450 milioni per promozione del patrimonio culturale e artistico e rappresentazioni teatrali e cinematografiche per gli anni 2020-2021.
Accompagnati da Ciro Amitrano, un giovane attivista del centro città, abbiamo dialogato con l’assessore alla cultura ed al turismo del Comune di Napoli, Eleonora de Majo: «L’entrata principale del comune era la tassa di soggiorno grazie alla quale investiamo in spettacoli, in proporzione col turismo era anche aumentata, ma con il lockdown abbiamo avuto uno stop a quest’introito.
Ora siamo completamente bloccati e senza risorse. Sono stati stanziati 100 milioni per tutti i Comuni, ma non sappiamo però quando arriverà un ulteriore sostegno economico. Bisogna sottolineare il ruolo dei comuni quali front offices delle città: sappiamo chi ha bisogno e quali sono le dinamiche metropolitane, penalizzare i comuni significa penalizzare le realtà territoriali. Nuovo modo di fare teatro?
C’è il problema della scena, è impossibile adattarsi ad un ipotetico cambiamento. I Social si sono scoperti un portale utile per sfruttare attività impossibilitate dalle misure d’urgenza, ma a lungo andare non sarà sufficiente. Fortunatamente sono uscite fuori energie nuove. In tanti luoghi della città si sono riscoperte reti solidarietà quasi mai riconosciuti dai media nazionali».

Il Comune tutto e l’assessore alla cultura De Majo lancia un messaggio rivolto ai teatri sociali: «Enorme ringraziamento per il lavoro fatto, c’è il massimo supporto nei limiti delle nostre possibilità. La priorità è ripartire, l’alternativa è il deserto».

di Matteo Giacca

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°206
GIUGNO 2020

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