Taurasi: un patrimonio da riscoprire e valorizzare.

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Antonio Di Lauro e Giuseppe Caggiano

Taurasi, piccolo borgo della Valle del Calore che ogni anno ospita la Fiera Enologica Taurasi richiamando alla mente l’ormai celeberrimo metodo di vinificazione delle uve rosse dei vitigni dell’Aglianico. Non c’ero mai stato prima ma vi farò sicuramente ritorno anche per visitare gli altri borghi della Valle che nell’insieme sembrano allestire un palcoscenico unico in grado di ospitare qualsiasi spettacolo dall’arte alla cucina tradizionale, al turismo circolare. Ottima scelta anche come cornice di convetion tematiche.

È un piacere percorrere le strade adiacenti le colline che ospitano i vigneti, raggiungere a piedi il suo Belvedere nel cuore del centro storico attraverso un dedalo di stradine che sembrano solcare e accarezzare le sue abitazioni, alcune delle quali hanno porte chiuse dai tempi del terremoto dell’80 altre, invece, sono state trasformate in B&B o in Wine Taste, segno della metamorfosi dei tempi e del territorio. Ed è proprio dal Belvedere che si scorge la valle del fiume Calore e i campanili dei borghi limitrofi distanti soli pochi chilometri. Ma la passione che si fa arte e che poi diventa brand l’ho scoperta visitando le Cantine della Famiglia Caggiano che da subito mi sono apparse come il frutto del delicato equilibrio tra sapere, innovazione, studio, cultura enologica, amore e rispetto per le uve e per il territorio: un vero e proprio tesoro da far conoscere e riscoprire come esempio di eccellenza campana e italiana.

Lasciandomi guidare dalle parole dell’architetto e proprietario Giuseppe Caggiano, ho appreso la storia e le fasi del “metodo Taurasi” dalla selezione delle aree di raccolta sui singoli appezzamenti di terreno fino alla particolare lavorazione delle uve prima e del vino successivamente, tutto rigorosamente svolto in ambienti dove l’ordine e l’igiene giocano un ruolo di primo piano. Qui è stato possibile respirare l’Amore per questa antica bevanda che una volta ottenuta viene fatta “ossigenare” in botti di rovere delle foreste francesi. Non solo vini rossi ma anche vini bianchi come il Devon e il Bechar i cui nomi, ho imparato essere stati scelti perché i loro profumi richiamavano quelli assaporati durante i viaggi prima al Polo Nord poi in Africa, da Antonio, papà di Giuseppe.

Il piccolo museo degli attrezzi agricoli utilizzati nel passato e una collezione storica di cavatappi internazionali si intravede durante la visita così come le foto dei vigneti antichi che alti e robusti hanno lasciato, nel tempo, il posto a vigneti più bassi e distanziati tra loro per favorire una più accurata lavorazione e garantire un prodotto di altissima qualità. Ma è solo alla fine del percorso che capisci di essere in un luogo magico, quando ti ritrovi a scorrere le pagine dei diari che dalla nascita delle cantine hanno raccolto migliaia di pensieri, emozioni e testimonianze di visitatori giunti da ogni parte del Globo. E nemmeno io e mia moglie siamo riusciti a resistere a questo richiamo al termine di questa bellissima esperienza.

Insomma, storia e tradizione unite alla giusta dose di avanguardia tecnologica del controllo della produzione e al calore delle persone locali, fanno di Taurasi il luogo dove ritagliarsi un piacevole soggiorno degustando ottimo vino e assaggiando piatti tipici della tradizione irpina. E’ questo un esempio di successo fondato sulla volontà di non arrendersi mai e di ottenere sempre il meglio dalla propria Terra che dovrebbe stimolare i giovani a restare in questa provincia così come in tutta l’Italia meridionale, un territorio che racchiude gioielli naturalistici, importanti reperti archeologici, arti, mestieri e saperi di cui essere fieri e che meritano una maggiore cura e attenzione da parte di tutti Noi.

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