Tassa sui rifiuti e casa non abitata: tutti i chiarimenti

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La tassa sui rifiuti (TARI) è il tributo destinato a finanziare i costi riguardanti il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, ed è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi. L’art. 1, comma 641, Legge 147/2013) così recita:

Il presupposto della TARI e’ il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

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Il Ministero competente chiarisce che:

soggetti passivi sono tutti coloro che posseggono o detengono il locale o l’area e, quindi, i soggetti utilizzatori dell’immobile (art. 1, comma 642, della legge n. 147 del 2013). In caso di detenzione breve dell’immobile, di durata non superiore a sei mesi, invece, la tassa non è dovuta dall’utilizzatore ma resta esclusivamente in capo al possessore (proprietario o titolare di usufrutto, uso, abitazione o superficie). In caso di pluralità di utilizzatori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria”.

La tassa non è dovuta, invece, per le aree comuni condominiali che non risultano detenute o occupate in via esclusiva, i solai, le cantine e i locali in cui, in determinate circostanze temporali, non è possibile produrre rifiuti. Al netto delle riduzioni previste per legge, viene da chiedersi se la casa non abitata comporta il pagamento del tributo.

La Corte di Cassazione ha più volte sottolineato che:

“…ciò che rileva ai fini del sorgere dell’obbligo tributario è la potenzialità del locale o dell’area a produrre rifiuti” precisando che “la semplice mancata utilizzazione, di fatto, dei locali o delle aree, che dipenda da una decisione soggettiva dell’occupante, non è sufficiente per escludere l’imposizione”.

Pertanto, il contribuente deve provare che il locale o l’area non sono idonei a produrre i rifiuti in ragione delle sue oggettive condizioni d’inutilizzabilità.

Secondo la Corte di Cassazione ed il Ministero, si cita:

la presenza di arredo o di una sola utenza di rete è sufficiente a far sorgere il presupposto impositivo sulla base della presunzione, valida fino a prova contraria a carico del contribuente, di utilizzazione dell’immobile”.

Quindi, laddove vi sia assenza sia di arredo che di utenze viene a mancare il presupposto impositivo, ed il tributo non sarà dovuto. In ogni caso, bisogna tener sempre presente che il Comune, con un proprio regolamento, potrà introdurre altri indici che prevedano la presunzione di imponibilità, ma devono comunque essere indici che rivelino concretamente l’uso dell’immobile da parte del contribuente.

La mancanza di allacciamenti di utenze di rete può essere dimostrata dal contribuente con documentazione scritta, mentre l’assenza di arredi può essere provata tramite ispezioni del comune, tramite dichiarazioni del contribuente accompagnate da rilievi foto/video dei luoghi, oppure attraverso la prova di aver sempre abitato in altro immobile per il quale si abbia corrisposto, per il periodo impositivo, il relativo tributo sui rifiuti.

di Davide Daverio
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