Chi non conosce la propria storia è condannato a ripeterne gli errori. È di Cicerone questo severo memento ed è a questo che pensavo quando, appena arrivata a Tashkent, in una bella giornata di sole, mi sono ritrovata in un grande parco urbano molto ben curato.

Le mie suggestioni estetiche vengono interrotte da un elegante signore che mi informa: siamo nello spazio che il Paese ha voluto dedicare a Islam Karimov, Primo Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan. Capisco subito che non è uno spazio “rituale”, non è uno spazio materiale, ma uno spazio innanzi tutto etico e politico, pur se il design dell’immenso parco-giardino, la volumetria e la struttura degli edifici rimandano immediatamente alla solennità.

Qui l’architettura parla come non mai e a viva voce: via il grigio di dure mura compatte, via ogni chiusura per lasciare il posto a grandi vetrate che si fanno gioco delle separazioni al fine di permettere che il verde, la città “entrino” in questo luogo storico creando un’osmosi fisica tra interno ed esterno, in un gioco di rimandi che non è solo estetico o cromatico, ma culturale e politico nel continuum, qui palese, tra passato e futuro, tra Oriente e Occidente.

In verità, tutto parla e tutto si offre come una grande lezione di storia, dai percorsi predefiniti alle foto, agli oggetti, ai dipinti, ai disegni.

Grande ‘Mater’ del magnifico Monumentum è Tatyana Karimova che per tutta la vita ha accompagnato questo uomo straordinario che ha portano l’Uzbekistan dai grigiori del paleosovietismo verso la contemporaneità, un uomo colto e illuminato che godeva della totale fiducia del suo popolo.

La Signora Karimova, elegantissima, accompagnata da due anglofoni collaboratori “perfetti”, illustra con semplicità e fermezza tutti, ma proprio tutti i quadri presenti nelle grandi sale ed è un piacere ascoltarla perché ogni quadro per lei è un pezzo di storia, un momento importante della storia del Paese. È una splendida lezione di critica d’arte: l’analisi della posa del soggetto, in questo caso il Presidente, la scelta dei colori, dello sfondo, degli oggetti che lo circondano: tutto viene raccontato dal punto di vista privilegiato della Donna-Compagna di vita pubblica e privata.

La pinacoteca a soggetto unico, Islam Karimov, sembra infinita e forse lo è soprattutto perché scivola senza soluzione di continuità verso un’altra luminosa sala ricca di fotografie pubbliche e private. Ogni fotografia è accompagnata da una rimembranza volta a dimostrare che Karimov ha dedicato ogni momento della sua non breve vita umana e politica al benessere del suo popolo: di fatto, l’Uzbekistan, visto soprattutto da Tashkent, è il più moderno fra i Paesi dell’area. Un Paese moderno, certo, ma non immemore perché qui c’è un patrimonio straordinario che è una lezione di Bellezza per l’umanità tutta, e non solo perché lo dichiara l’Unesco a chiare lettere, da Samarkanda a Buchara a Termez alla stessa Tashkent che, non dimentichiamo, erano già lì, opulente e piene di vita, quando i mercanti alla ricerca della seta lasciavano il Caspio per andare verso Nord.

L’Unesco, ripeto, è stata generosa con questo straordinario Paese, ma non troppo perché i siti riconosciuti sono solo cinque (pur mentre le proposte nel corso degli ultimi decenni sono state una ventina): Centro storico di Buchara, Centro storico di Shakhrisyabz, Itchan Kala, Samarcanda e il sito naturale di ….

Non era e non è certo facile coniugare la storia con le esigenze della nervosa contemporaneità, ma questa è stata una delle “scommesse” del Presidente Karimov che ha fatto sì che l’Uzbekistan non dimenticasse la straordinaria bravura dei suoi ‘artigiani’ che ancora oggi, infatti, sono in grado di smaltare a “regola d’arte” una cupola o riprodurre una colonna intagliata, come ricorda Tursunali Kuziev (Heritage and Modernity, 1.2018, pag. 38).

Non è un problema di “restauro” puro e semplice, ma una ricca e cólta presa di coscienza dell’importanza di queste preziose manualità che in tanti paesi occidentali, a cominciare dall’Italia, rischiano di perdersi per sempre.

Non è un caso che nel 2007 l’ISESCO (Islamic Education, Science and Culture Organization) abbia voluto proclamare la vivacissima Tashkent “Capitale della cultura Islamica”. Ma questo è, comunque, un mondo laico dove le donne occupano ruoli di primo piano, le Università sono ricche di ‘belle teste’ e la cultura e la ricerca vengono considerato un valore.

Tutto questo si accompagna, è il caso di ricordare, alla straordinaria gentilezza di questo popolo da millenni abituato a veder passare genti, carovane, ricchezze in forma di sete, di spezie, ricchezze in forma di idee, culture …

Paese straordinario, davvero!

P.s. Questo è un articolo di Estetica, non di politica.

di Jolanda Capriglione