TamTam Basket escluso dal campionato Under16, un diritto schiacciato

L’associazione TamTam Basket, fondata dall’ex cestista Massimo Antonelli, ha da sempre l’obiettivo di avere un impatto positivo sui tanti ragazzi delle comunità immigrate di Castel Volturno. Come? Attraverso il basket.

È proprio il caso di parlare dello sport come “palestra di civiltà”, un fattore fondamentale per la coesione sociale. Come molte innovative realtà italiane, anche il TamTam deve affrontare diversi problemi. L’ultimo riguarda l’esclusione della squadra dal campionato Under16 di Eccellenza: una notizia pessima sia per i giovani atleti, che per i coach Vittorio Scotto, Antonio Vetrano e Massimo Antonelli. Proprio con quest’ultimo abbiamo cercato di capire a cosa sia stata dovuta l’esclusione del team e del futuro dell’associazione.

Vorrei che tu partissi dall’inizio di questa storia, quindi da quando voi avete vinto il campionato lo scorso anno. Cosa è cambiato da quel momento?

«Due anni fa, nel 2017, dopo un po’ di mesi di allenamento, decidiamo di iscrivere i ragazzi alla Federazione Italiana di Pallacanestro per un campionato Under14. Scopriamo che allora vigeva una regola: potevano giocare massimo due stranieri per squadra. Seppur tutti nati in Italia, i ragazzi di TamTam, essendo nati da cittadini immigrati, risultavano stranieri e questo impediva loro di giocare. Il nostro caso ebbe una forte risonanza mediatica e questo ha sensibilizzato in primis la Federazione, che ci ha concesso di giocare in deroga, e poi il governo Gentiloni. Nella legge di bilancio, quest’ultimo inserì una norma che sanciva che tutti gli stranieri minorenni, che frequentavano le scuole da almeno un anno, nello sport dovevano essere considerati al pari degli italiani. Questo provvedimento ha favorito lo sport per 800mila stranieri minorenni che vivono in Italia, di cui 500mila sono nati nel nostro Paese. Questa norma, ispirata dal nostro caso, è stata rinominata “Salva TamTam Basket”. L’anno successivo, la Federazione stabilisce che, in tutti i campionati regionali, non ci sono più limiti sul numero di stranieri. L’anno scorso abbiamo vinto il titolo regionale, approdando al campionato Under16 di Eccellenza. La Federazione, rispetto a questa sezione, è munita della vecchia normativa, che fissa il numero massimo di stranieri a due. Abbiamo fatto un casino, anche i ragazzi l’hanno percepita come un’ingiustizia».

Perchè la norma approvata dal Governo Gentiloni non è stata applicata in questo caso?

«Non l’hanno rispettata, o meglio, le federazioni, essendo dotate di una certa autonomia, giustificano questo limite per evitare che ci sia una mercificazione di talenti. Questo perché, alcune società girano il mondo alla ricerca di ragazzi stranieri da inserire nelle società italiane. Credo sia una cosa veramente squallida, se non fosse che noi siamo l’esatto contrario: nel nostro caso si parla di ragazzi nati e cresciuti in questo territorio, a Castel Volturno. Volevamo essere pionieri in questo e dare il buon esempio. TamTam, quindi, ha fatto prima un’istanza al Consiglio Federale, riunitosi il 21 settembre scorso, chiedendo di giocare in deroga e poi, dopo che la nostra richiesta venne respinta, ha fatto ricorso al Tar. Il Tar però, ha trovato un cavillo dicendo che io non avevo seguito i dettami classici nell’iscrizione della squadra. In pratica avevo inviato al Consiglio Federale una mail dove chiedevo l’iscrizione al campionato Under16 di Eccellenza, chiedendo contemporaneamente la deroga nel caso in cui non volessero applicare la norma “Salva TamTam Basket”».

Dopo che hai inviato l’email al Consiglio Federale, loro non ti hanno specificato che la procedura d’iscrizione che stavi facendo era errata?

«No, l’hanno tenuta come asso nella manica. Credo che abbiano provato a metterci da parte con le buone e a farlo poi con le cattive».

Come si dà una notizia del genere ai ragazzi?

«È complesso, soprattutto perché loro, essendo nati e cresciuti qui, si sentono completamente italiani. Per loro l’unica differenza che li separa dagli altri sta nel colore della pelle. Non che la Federazione si basi su questo, ma credo che il loro problema sia di non aver capito che TamTam è una risorsa, un processo virtuoso che opera sul tutto il territorio italiano, avvicinando i ragazzi – italiani e non – allo sport».

Ora quanti ne siete?

«Siamo 45 ragazzi dagli 11 ai 18, ma stiamo avendo sempre più richieste per aprire anche ai più piccoli. Purtroppo, non possiamo accettarne nessuna per problemi di spazio. Stiamo chiedendo al Comune, infatti, di avere un ulteriore struttura, ma ancora non abbiamo ricevuto risposta. Noi pensavamo ad una palestra vicino alla nostra, un progetto in comodato d’uso che tra un tot di anni diverrebbe proprietà del Comune. Non possiamo essere delusi nuovamente…».

La bellissima storia di inclusione di TamTam rischia di diventare una storia di esclusione…

«Abbiamo avvicinato a noi tanta di quella gente, tra giornalisti e appassionati, da creare un vero e proprio indotto qui a Castel Volturno. Inoltre, TamTam ha anche un progetto di ricerca al suo interno, si chiama Music Basket One Method e utilizza la musica per far apprendere i fondamentali del basket. Con l’Università Federico ll di Napoli stiamo brevettando questo metodo che dimostri quanto la musica influenzi e impatti sull’apprendimento».

Qual è il futuro che sogni per il TamTam Basket?

«Immagino che un giorno, un ragazzo uscito da TamTam dopo aver avuto successo, torni e mi dica “Okay Coach, ora ci penso io a TamTam” e che dia a Castel Volturno tutto ciò che ha ricevuto».

 

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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