Dopo una gestazione lunga e controversa, arriva l’annuncio del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri: “Tagliata la Tampon Tax: un primo segnale di attenzione per milioni di ragazze e donne nel decreto fiscale”.

L’emendamento sulla tampon tax era stato presentato il 1 novembre dall’ex presidente della Camera Laura Boldrini e sottoscritto da 32 deputate di maggioranza e opposizione (Pd, Italia Viva, Forza Italia, Movimento 5 stelle e Liberi e Uguali). L’obiettivo era quello di ridurre l’Iva sui prodotti sanitari e igienici femminili, “quali tamponi interni, assorbenti igienici esterni, coppe e spugne mestruali”.
Secondo i dati del Dataroom di Milena Gabanelli “ogni donna, dal menarca alla menopausa, escludendo le eventuali gravidanze, ha circa 520 cicli mestruali e consuma almeno 12 mila assorbenti. I prezzi allo scaffale sono molto variabili, ma in media una confezione da 14 salviette igieniche costa 4 euro, e spesso ne servono due.
Calcolando che per tredici cicli l’anno, vengono spesi fra assorbenti esterni e interni circa 126 euro, di questi 22,88 euro vanno allo Stato come imposta sul valore aggiunto. A dichiarare quanto incasserebbe ogni anno lo Stato sulla vendita di questi beni è Fater Group: 65 milioni di euro.” Mentre il costo complessivo per l’abbassamento dell’Iva al 10% sarebbe di circa 212 milioni, e supererebbe i 300 milioni per una riduzione al 5%.

Come funziona la tassazione dei prodotti in commercio in Italia

La suddivisione dei prodotti per fasce di imposta dipende da un Decreto del Presidente della Repubblica del 1972. La norma stabilisce per i beni che possono essere considerati imprescindibili o essenziali una tassazione agevolata o nulla, lasciando tutti gli altri prodotti nel più ampio calderone con l’Iva al 22%.
Tra le prestazioni esenti da Iva ci sono scommesse, il gioco dell’otto, monete e lingotti d’oro da investimento. Latte e ortaggi, che sono beni primari e deteriorabili, insieme a occhiali, volantini e manifesti elettorali, hanno un Iva del 4%. Mentre l’Iva ridotta al 10% per carne, birra, cioccolato, ma anche merendine e tartufo, prodotti che proprio indispensabili non sono.


Gli assorbenti, prima dell’emendamento, non rientravano tra i beni di prima necessità ed erano tassati al 22%, come le automobili e i televisori. L’Italia si classificava, infatti, come il paese europeo con la tassazione più alta sui prodotti igienici femminili.
Nel 2006 una direttiva del Consiglio Europeo invitava gli Stati membri a tassare con l’imposta ridotta i prodotti igienici femminili. A più di dieci anni dalla pubblicazione della direttiva, diversi sono stati i paesi europei, e non, ad adeguarsi. La Francia ha portato l’imposta dal 20% al 5.5%, l’Olanda al 6%, l’Inghilterra dal 17,5% al 5,5%. L’Irlanda, così come il Canada, la ha invece addirittura abolita. Anche la Germania ha deciso di adeguarsi al trend, infatti, dal primo gennaio 2020 l’Iva scenderà dal 19 al 7%. Su questa scia, Laura Boldrini aveva presentato un emendamento al decreto fiscale per ridurre l’Iva dal 22 al 10%. Il 13 novembre, però, l’emendamento era stato bocciato e dichiarato “inammissibile” dalla commissione Finanze della Camera. Un costo troppo alto per una questione ritenuta irrilevante, non prioritaria né urgente, anziché un’importante questione di giustizia.

La rabbia è allora esplosa sui social, specialmente quella delle donne che ritengono invece “inammissibile” l’idea che un bene necessario venga tassato alla pari di un’automobile e più di un tartufo pregiato. Numerose sono le petizioni comparse sulla rete: quella lanciata dall’associazione Onde Rosa, al grido di “il ciclo non è un lusso!” ha raccolto oltre 257mila firme.
Il giorno dopo, la richiesta è stata riammessa alla Camera per essere nuovamente discussa. Non si sono fermate le proteste. Ad accompagnarle, la diffusione del video appello delle deputate girato davanti alla ‘panchina rossa‘ nel cortile di Montecitorio.Il 28 novembre arriva una speranza di cambiamento: il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, annuncia su Twitter il taglio delle tasse sugli assorbenti dal 22 al 5%.
Un taglio che va oltre le aspettative. Ma attenzione, il provvedimento riguarda soltanto gli assorbenti biodegradabili e compostabili, precisazione che non compare nelle misure degli altri paesi europei.

Un passo in linea con l’ecosostenibilità? Sicuramente, ma quali sono le marche che soddisfano queste caratteristiche e di conseguenza, quali beneficeranno del taglio dell’Iva? Quanto costano rispetto ai comuni prodotti in commercio, realizzati in cotone sintetico?
Un salto in avanti sì, ma si spera di non cadere nel burrone.

 

di Giorgia Scognamiglio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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