Tam Tam Basket

Tam Tam, coach Antonelli: “I nostri ragazzi esclusi perché senza permesso di soggiorno”

Stefano Errichelli 06/12/2022
Updated 2022/12/06 at 4:58 PM
4 Minuti per la lettura

L’associazione “Tam Tam Basket” opera da anni in un territorio difficile come la città di Castel Volturno e si scontra da tempo ormai contro la burocrazia italiana, che alimenta storie di emarginazione e privazione di diritti. Massimo Antonelli coach della squadra si batte in tutte le sedi istituzionali da anni, per esporre le problematiche che vivono i ragazzi dell’associazione, ai quali viene privato il diritto di praticare dello sport e di vivere serenamente la propria adolescenza.

Il grido di coach Antonelli: “lo Stato alimenta l’emarginazione e l’abbandono”

Il paradosso che vivono i ragazzi allenati dal coach Antonelli è rappresentato dalla normativa italiana che prevede che per il tesseramento in ambito sportivo occorra il permesso di soggiorno per i ragazzi stranieri. L’ostacolo risiede nell’impossibilità da parte di tanti ragazzi di poter presentare tale documento, perché non ne sono in possesso o ne sono in attesa. Tutto questo si traduce nell’impossibilità di tesserare i ragazzi e di conseguenza di farli partecipare ad eventi e tornei. Un paradosso tutto italiano, che spezza i sogni di tanti ragazzi e che pone delle barriere insormontabili. La battaglia di Tam Tam continua e il coach Antonelli non ha alcuna intenzione di retrocedere, convinto che non ci sia alcuna barriera che non possa essere superata dallo sport.

Tam Tam Basket e la voglia di non arrendersi: ecco il post pubblicato su Facebook

Riportiamo il grido d’allarme lanciato dal coach Antonelli attraverso il suo profilo Facebook

«In questo periodo stiamo avvicinando molti ragazzi alla Tam Tam, ma tanti non posso tesserarli perché tra i tanti documenti richiesti c’è il permesso di soggiorno che molti non hanno o aspettano che gli venga consegnato.

Trovo tutto ciò un’ingiustizia atroce che si perpetua costantemente sulla pelle di bimbi stranieri che vogliono solo giocare e gli viene negato questo diritto.

Mi chiedo: ma perché c’è bisogno del permesso di soggiorno se vanno regolarmente a scuola? Perché nell’inclusione dei ragazzi lo sport sia indietro rispetto alla scuola. Perché? 

Se chi comanda lo sport stesse a contatto con le realtà sul campo capirebbe che sta negando lo sport a chi ne ha più bisogno.

Sì, quei ragazzi che non hanno il permesso di soggiorno sono quelli che vivono maggiormente nel disagio.

Sono quelli più a rischio sociale e che impotenti sono doppiamente vittime di un sistema che invece di proteggerli e sostenerli li priva di un diritto fondamentale.

Molti si vergognano quando mi dicono che non ne sono in possesso, come se fosse una colpa.

Provo ad immaginare quanti ragazzi stranieri oggi rinunciano a fare sport perché non hanno il permesso di soggiorno.

Lo stato paga pesantemente le sue negazioni e lentezze burocratiche. Queste problematiche sono pessimi presupposti che non creano le pari opportunità di condizioni di crescita e di formazione ad un numero sempre più importante di futuri cittadini italiani. La cosa che poi più mi fa imbestialire è che oltretutto i miei ragazzi sono tutti nati in Italia, qui a Castel Volturno».

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