Sylvia Plath

Sylvia Plath: la campana di vetro inganno del vivere sociale

Valeria Marchese 12/12/2022
Updated 2022/12/13 at 5:39 PM
7 Minuti per la lettura

Scrittrice tormentata e, come spesso succede, riscoperta solo postuma, Sylvia Plath è il piccolo fiore all’occhiello della poesia statunitense a cavallo tra la seconda guerra mondiale e l’imminente scoppio della rivoluzione femminista

Conosciuta per la sua celebre raccolta di poesie, Ariel, Sylvia Plath si racconta e lo rende un vero e proprio manifesto della poesia confessionale. Nonostante ciò, sono in realtà il suo romanzo La campana di vetro e i Diari postumi, curati dal marito Ted Hughes, a conferirle un posto tra gli scrittori americani del ‘900 accanto ad Anne Saxton.

Studentessa eccellente, aspetto da ragazza della porta accanto e buone relazioni sociali, la vita di Sylvia Plath sembrava un fiore pronto a germogliare dopo ogni suo passo. In realtà, le cose stavano ben diversamente. Rinchiusa all’interno di una bell jar dalla quale proverà ad evadere per tutta la vita, a soli trent’anni Sylvia pone fine alla sua vita, dopo diversi tentativi di suicidio.

La vita tormentata di Sylvia Plath

Una vita tranquilla segna i primi anni della Plath, nata a Boston da genitori immigrati tedeschi. Il padre morirà quando Sylvia avrà solo otto anni, e anni dopo scriverà rivolta a sé stessa:

Ti piacerebbe che da piccola ti avessero obbligata a imparare la botanica, la zoologia e le scienze. Ma con la morte di tuo padre ti sei esageratamente orientata verso la personalità umanistica di tua madre

Sylvia Plath, Diari

Talento precoce e studentessa eccellente, colleziona successi nella vita mondana, come l’ammissione allo Smith College e la vittoria di un concorso per un soggiorno a New York presso la rivista Mademoiselle. Ben presto però, questi eventi lasciarono spazio ad una grave forma di depressione, culminata in un primo tentativo di suicidio nel 1953.
Punto di partenza per la stesura de La campana di vetro sarà infatti proprio questo tragico evento, seguito dall’internamento in un istituto psichiatrico e l’esperienza dell’elettroshock.


Nonostante ciò, Sylvia riesce a riprendersi, si laurea e vince diverse borse di studio che la porteranno a viaggiare molto, in particolare in Inghilterra dove incontrerà in marito Ted Hughes con il quale avrà due figli. Nonostante la partecipazione attiva alla vita dei circoli letterari inglesi, anche grazie ai contatti del marito, Sylvia continua a covare in se’ i semi della sua forte depressione, aggravata dalla scoperta del tradimento da parte di lui.
Appena un mese dopo la pubblicazione di The bell jar, il romanzo scritto anni prima, la Plath si tolse la vita inserendo la testa nel forno a gas, l’ultimo estremo tentativo di una richiesta d’aiuto.

La campana di vetro

Ispirato alle sue vicende personali, l’opera resta l’unico romanzo della Plath che insieme ai suoi diari ci guida all’interno della sua visione della vita. Temi principali sono l’anticonformismo della giovane Esther, protagonista del romanzo e anima sensibile attenta alla vita, che si mostra inorridita dinanzi all’ennesima esecuzione capitale avvenuta negli States.
L’esecuzione capitale di Esther, dunque quella della Plath, è infatti il trattamento psichiatrico a cui è sottoposta. A seguito dell’elettroshock, nasce una nuova Esther, una nuova Sylvia, che rifiuta le apparenze della società in cui vive. Brucia tutti gli abiti all’ultima moda donatele dalla rivista durante il suo soggiorno a New York (ricordiamo l’esperienza autobiografica che si riflette notevolmente sulla trama del libro).
Questo è un definitivo addio da parte di Esther della società della campana di vetro, composta da rigide regole comportamentali in cui il processo di socializzazione fallisce e sfocia nella pazzia. Le norme e i valori sono rifiutati e la giovane cede in uno stato di anomia sociale: senza guida ed orientamento, tenta in suicidio e rifiuta i valori del mondo cui vive.

La rappresentazione della condizione della donna di Sylvia Plath negli anni ‘50

Tema centrale è il ruolo della donna nella società degli anni Cinquanta. Come la Plath confesserà anche nei diari, in una società che si avvicina sempre di più al periodo delle rivoluzioni femministe e dell’emancipazione della donne, è difficile più che mai essere compatibili con il modello promosso dalla tradizione.

Sessualità, libero arbitrio e matrimonio

La donna infatti, non è ancora concepita come individuo autonomo e sostanzialmente ancora fortemente legata al ruolo di moglie e madre, ma soprattutto al concetto di verginità. L’essere vergine, pura, intoccabile, perfettamente amabile dall’uomo giusto, unico, ideale, potente e dominante, è il pensiero che tormenta la giovane Plath e l’alter ego Esther. La volontà di ribellarsi a questa condizione, reclamare il riconoscimento della propria libertà sessuale, del proprio valore intellettuale a prescindere da quello maschile, arricchiscono le fitte pagine di riflessioni della Campana di vetro e dei Diari.

L’esperienza della contraddizione

E’ forte l’esperienza della contraddizione: ciò che la società racconta delle donne e ciò che in realtà esse provano, sentono. Anche i mezzi di sicurezza sociale, prestigio e riconoscimento, non fanno altro che alimentare la situazione di miseria interiore in cui la giovane Esther si trova. Gli uomini sono interi, le donne sono fatte per metà. Possono aspirar, ma fino ad un cero punto. Gli uomini invece, sono liberi nella loro sessualità e vitalità, nella massima esperienza ed espressività della propria creatività culturale.

Inganno del vivere sociale

Esther si rende dunque conto di vivere in una campana di vetro, in una realtà-irreale dove ciò che viene raccontato e promosso non è ciò che accade davvero, o comunque, non ciò di cui lei si sente partecipe. Dunque la campana rappresenta la pazzia, dove la realtà è distorta, non ci sono connessioni con gli altri e si prova un forte senso di oppressione e solitudine.
Un peso ereditato sicuramente dalla forte depressione, che Esther sente capace di cadere nuovamente su di lei da un momento all’altro.

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