“Svelare la bellezza”: intervista a Gianni Solino, direttore del museo Campano

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Un museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa”. La citazione evocativa è di Renzo Piano che con queste parole descrive il fascino di un luogo senza tempo. A Capua il Museo Campano è un patrimonio inestimabile, fondato da Gabriele Iannelli nel 1870, oggi mostra nelle sue sale monumenti, reperti e documenti significativi della civiltà italica e campana.
Il direttore Gianni Solino, in questa intervista, svela la bellezza dei valori identitari custoditi tra le mura di questo posto che nelle sue parole diventa uno spazio di produzione e attrazione culturale.

Svelare la bellezza… Il museo Campano è un luogo di storia e cultura nel cuore di Capua…

«Il museo per la sua storicità è tra i più belli della Regione, ma anche del Paese. È di media dimensione, un visitatore può godere delle bellezze in maniera leggera e veloce, cosa che spesso non avviene nei grandi musei dove ci si sente sempre un po’ inadeguati.
Per gli esperti invece, a seconda delle passioni e delle competenze, c’è tanto da studiare e approfondire: archeologia, ritrattistica, pittura e scultura con una buona componente di carattere medioevale, soprattutto dell’epoca dello “Stupor Mundi” Federico II di Svevia che a Capua ha scritto pagine importanti di storia e fatto cose impensabili – ai tempi – per la cultura».

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“Le Madri”, può parlarci di questa collezione?

«La collezione delle Matres Matutae è unica al mondo. Circa centocinquanta statue risalenti tra il VI e il IV secolo a.C. in tufo grigio rinvenute a Curti – comune in provincia di Caserta – verso la fine del milleottocento. Sculture di madri sedute con bimbi in fasce tra le braccia e tra queste, ce n’è una che viene definita la Dea Madre. Queste rappresentazioni si ipotizza siano degli ex voto delle signore alla divinità in cambio della fertilità ricevuta.
Con orgoglio posso dire che sono opere che tutti ci invidiano e ci chiedono in prestito. Attualmente una Mater Matuta è esposta alla mostra “Tota Italia” allestita alle Scuderie del Quirinale. Altre invece sono a Pescara in occasione di una mostra che celebra Schifano, il pittore contemporaneo che si è ispirato al culto della dea. Alcune originali invece si trovano anche a Berlino e Amsterdam».

Chi arriva al museo e qual è stata la reazione dopo le chiusure per la pandemia?

«Studiosi da tutto il mondo, ma anche pubblico scolastico e di prossimità. Durante la pandemia per le chiusure rischiavamo di essere dimenticati e così ci siamo dati da fare con il digitale. Una campagna di comunicazione importante, decine di video che raccontavano storie partendo da un oggetto presente nelle sale.
Al nostro impegno si sono uniti tanti docenti, esperti e ricercatori. Estimatori delle bellezze del museo da ogni parte d’Italia. Abbiamo sperimentato nuovi linguaggi per il grande pubblico, oggi i risultati sono incoraggianti, i nostri account social sono seguitissimi».

Quali sono i programmi per il prossimo futuro?

«Con la riapertura, e grazie al finanziamento della Regione Campania necessario per il rilancio, stiamo promuovendo eventi che dureranno per tutta l’estate.
Con queste risorse organizzeremo spettacoli, musica e degustazioni di prodotti tipici negli spazi aperti che stiamo attrezzando.
Vogliamo che i giovani entrino nel nostro museo a scoprire le storie e questo sarà possibile anche grazie all’aiuto di tante associazioni del territorio che ci aiutano a mettere insieme gli ingredienti per ritornare nelle simpatie del pubblico».

Quali sono le ricette vincenti per il museo?

«Per entrare nei grandi circuiti del turismo culturale bisogna intensificare i rapporti di rete. Dico sempre che fare rete non è fare goal, ma giocare di squadra. Non è un risultato da raggiungere per sé stessi anche perché da soli è complicato arrivare al grande pubblico.
Vogliamo renderci utili e trarre utilità dagli incontri con gli altri, così si possono promuovere pacchetti turistici attraenti, percorsi interessanti e momenti di aggregazione.
Diversificare l’offerta per avere chance migliori e insieme a noi potrebbe crescere tutto il settore dell’accoglienza. Uno stimolo da parte nostra è la proposta di un collegamento con la Reggia di Caserta attraverso un servizio navetta, al momento è un’idea, vedremo come valuteranno le istituzioni».

di Pasquale Di Sauro 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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