Sumaya Abdel Qader: la lotta delle donne musulmane è in forte crescita

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Al giorno d’oggi il mondo islamico è visto come un grande universo incomprensibile e perfino ricco di fanatismo. Si tende a dimenticare che, per quanto diverso, è molto più vicino a noi di quel che sembra. Infatti, ogni mondo ha le proprie battaglie e lotte da affrontare quotidianamente, che lo caratterizzano in tutto. Si sa, siamo soliti guardare con stranezza le donne musulmane e i loro hijab, dimenticandoci che quel velo rappresenta una battaglia molto più grande, invisibile ai nostri occhi. Molto più spesso di quanto si possa affermare le donne musulmane sono oggetto di discriminazioni sia dentro che fuori dai paesi arabi. Eppure, un italiano non penserebbe mai di discriminare una donna inglese, così come un francese non lo farebbe con una donna tedesca.

Allora perché farlo con coloro che indossano un velo? In Italia ci sono molte attiviste musulmane che ogni giorno si impegnano per cercare di cambiare la visione che il mondo ha sull’Islam. Una di queste è Sumaya Abdel Qader, nata a Perugia da genitori giordani, la quale ha accettato di rispondere a qualche domanda in merito a questo tema. Nel tempo si è occupata di varie tematiche come l’immigrazione, il contrasto alla violenza e alle discriminazioni di genere, i giovani e le religioni. Dal 2016 è Consigliera del Comune di Milano e non ha mai smesso di combattere per l’affermazione dei diritti delle donne.

A che punto è la lotta femminista islamica oggi?

«Definiamo il femminismo islamico: è la lotta delle donne musulmane per la loro emancipazione a partire dalla lettura del Corano e della tradizione islamica con uno sguardo libero dal modello patriarcale. Il patriarcato è trasversale nel mondo anche se si può esprimere in forme diverse. Il risultato però non cambia. Oggi la lotta delle donne musulmane per riappropriarsi del messaggio originale islamico, che era di emancipazione per le donne e di una lettura equilibrata della tradizione islamica, è in forte crescita. La consapevolezza aumenta, specie nelle nuove generazioni».

Il suo contributo nell’abbattere i pregiudizi verso le donne musulmane è importantissimo. Lei in primis come si comporta di fronte a queste difficoltà?

«Lavoro in primis su me stessa. I primi pregiudizi che vanno abbattuti sono quelli che ognuno di noi ha verso altri, il che vuol dire informarsi, leggere e studiare molto. Solo così si può restituire una nuova riflessione e consapevolezza, contribuendo con cognizione a dibattiti o azioni costruttive».

Il 6 febbraio scorso c’è stata la Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili. Sensibilizzare su questo argomento è primario, a suo parere come possiamo contribuire in questa lotta?

«Parlandone, eliminando le false informazioni che girano, gli stereotipi e i pregiudizi, e sostenendo le realtà che si battono su questo fronte. Si deve smettere di guardare con occhi di diffidenza e rigetto chi subisce certe pratiche e imparare».

Il suo ultimo libro, “Quello che abbiamo in testa”, risulta una lettura necessaria per comprendere questo grande mondo. Potrebbe parlarcene brevemente?

«È il racconto di una donna che cerca di conciliare le sue diverse identità, che molti pensano incompatibili tra loro (ma così non è); è il racconto di una donna che cerca di crescere personalmente, di rispondere alle mille domande che si pone o che altri le pongono: “chi sono/chi sei”. È la lotta quotidiana per emanciparsi ed autodeterminarsi dai giudizi e dai pregiudizi, dall’ignoranza e cattiveria umana. Ma è anche la storia di più donne, di generazioni diverse, i cui percorsi sono legati dalla parentela o si intrecciano ad un certo punto e vogliono crescere e cambiare il mondo».

di Iolanda Caserta

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