“Sul volo Ryanair hanno distrutto la mia carrozzina”: l’incredibile esperienza di Anita

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Ognuno di noi dovrebbe essere libero di viaggiare. A qualunque ora del giorno e andando dove gli pare, salire su di un treno all’ultimo minuto senza dover fare prima mille chiamate, ed essere liberi di aspettare alla fermata di un pullman senza preoccuparsi se è dotato di una rampa o meno, perché ci sono anche dei passeggeri che viaggiano in carrozzina. Viaggiatori “scomodi”, che anche se devono fare mille peripezie per raggiungere la loro meta desiderata, non si arrendano, non si fermano; anche se dovrebbe essere una cosa normale viaggiare senza preoccupazioni. Ovviamente abbiamo usato un termine sfigurato, “viaggiatori scomodi”, per alleggerire un po’ quel tipo di libertà che ancora non vi è data ai diversamente abili.

Oggi vi raccontiamo quanto successo ad Anita Pallara, presidente di Famiglie SMA, che da sempre è al fianco di quanti convivono con la sclerosi laterale amiotrofica. Per lei la carrozzina elettrica è indispensabile, una parte di sé senza la quale non può fare niente.

Anita, martedì 6 luglio, parte da Bari con il volo Ryanair (destinazione Cagliari) per una breve vacanza insieme alla sua famiglia. Prepara tutta la documentazione richiesta per viaggiare con una semplice carrozzina elettrica. Quella mattina, al momento dell’imbarco vengono “caricati” quando e come decidono l’aeroporto e il vettore, ognuno con regole diverse, spiegano cento volte che le carrozzine non sono bombe ad orologeria ma semplici carrozzine elettriche. I genitori si occupano di organizzare la carrozzina pronta per essere imbarcata, staccano i contatti, imballano il joystick, e fanno vedere come sbloccare e bloccare i freni per muoverla a mano.

Ryanair non ha uno spazio dedicato in stiva, e la carrozzina viene caricata come bagaglio, come merce, nessuna attenzione verso una cosa sacra, che per Anita e tanti altri ragazzi in carrozzina sono le proprie gambe. Arrivati all’aeroporto di Cagliari, Anita si ritrova con una carrozzina completamente inutilizzabile, la sua carrozzina nuova (aprile 2021) per un banale volo aereo è stata distrutta.

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“Le carrozzine non sono oggetti – dice Pallara – È come se improvvisamente mi avessero tagliato le gambe e le braccia, senza avvertirmi, senza anestesia. È un dolore e una violazione dei propri diritti e del proprio corpo inimmaginabile”. L’aeroporto di Bari intanto si è attivato per ricostruire la vicenda, garantendo massimo sostegno ad Anita Pallara. Nel pomeriggio di ieri, sono arrivate le scuse di Ryanair. La compagnia ha chiesto scusa per l’accaduto dando la disponibilità ad Anita di avere una sedia a rotelle sostitutiva oppure un volo anticipato per il rientro a casa in sicurezza.

Con una telefonata e poi con una mail a firma di Lorna McGuinness, senior customer service agent di Ryanair, la low cost irlandese ha dapprima espresso “le più sincere scuse in relazione al danno causato alla sedia a rotelle a bordo del volo”, e poi le ha fornito la possibilità di usufruire di una carrozzina sostitutiva, che tuttavia Anita non ha potuto accettare perché la sua sedia a rotelle, per la particolare patologia di cui soffre, è fatta su misura. Poiché l’azienda fornitrice della carrozzina invierà il pezzo di ricambio domani, la passeggera contatterà Ryanair quando e se sarà stata riparata. “Se non funziona e desideri tornare a casa prima – si legge nella mail – possiamo organizzare lo spostamento del volo di ritorno in modo da poterti riportare a casa in sicurezza”.

“Le carrozzine non sono oggetti. È come se da ieri improvvisamente mi avessero tagliato le gambe e le braccia, senza avvertirmi, senza anestesia. È un dolore e una violazione inimmaginabile dei propri diritti e del proprio corpo”. Episodi del genere, non dovrebbero più esistere, un volo aereo non ci deve amputare le gambe. Dobbiamo essere tutti liberi di viaggiare, in completa autonomia e spensieratezza.

di Grazia Sposito

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