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Sud Idea è la ricerca di idee valide nate nel meridione. Invenzioni, innovazioni, scoperte, imprese, startup: eccellenze dalla parte “bassa” dello stivale. Stavolta raccontiamo Buzzoole, la piattaforma di Influencer Marketing con sede a Napoli.

«Superando il “classico” rapporto azienda-influencer, sette anni fa ci siamo inseriti nel mercato mettendo a disposizione la nostra tecnologia e le nostre competenze».

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Abbiamo avuto il piacere di intervistare il CTO di Buzzoole, Gennaro Varriale.

Per cosa si distingue Buzoole sul mercato dell’Influencer Marketing?

«Per il nostro algoritmo che fa incontrare le esigenze dell’azienda che vuole promuovere un prodotto con l’influencer e le modalità di marketing più adatte. Quando le aziende ci contattano possono chiederci di diventare a tutti gli effetti il loro Social Media Manager e, in tal caso, saremo noi ad usare il nostro algoritmo. Ma le aziende possono anche acquistare il nostro algoritmo, con l’enorme database a disposizione, ed utilizzarlo in autonomia».

Probabilmente, i non addetti ai lavori solo 10 anni fa non immaginavano che i social potessero generare guadagni, lavoro. Perché è nata l’esigenza di promuovere sui social?

«Il mondo social è diventato un nuovo canale d’informazione in cui ognuno ha la propria voce e può trasmettere le proprie competenze. In questo processo si sono inseriti i brand che hanno cercato spazio per piazzare i propri prodotti».

Qual è il futuro? Quali possono essere le evoluzioni del fenomeno?

«I social sono uno strumento ormai imprescindibile. Servono per comunicare con i familiari, per seguire le nostre passioni, ma anche per il nostro lavoro. Vedo strumenti sempre più performanti che cercano di adattarsi alla realtà e che rispondono alle diverse esigenze. Prima l’informazione partiva dalla TV, l’utente non faceva altro che fruirne. Ora, invece, l’utente cerca la sua informazione, sceglie il suo canale di fiducia».

Cade, un po’, la concezione di mass media, per cui è l’organo di informazione a decidere cosa trasmettere agli utenti. Il tutto si decentralizza e l’utente, il fruitore, diventa assoluto protagonista di un processo di scelta dell’interlocutore, dell’organo – istituzionale o meno, riconosciuto o meno – che possa trasmettergli informazione, ma anche concorrere alla formazione della sua opinione.

«Il grande vantaggio di questi canali, poi, è il mettere a disposizione di chi ha “qualcosa da dire” strumenti che si adattano al messaggio da dover veicolare, ma anche alle competenze del mittente. Ecco che se so scrivere, sceglierò un blog, se amo comunicare con le foto, userò Instagram, e così via».

Riguardo alla generalista critica secondo cui i social in un certo modo hanno rovinato l’adolescenza, le giovani generazioni, tu come ti poni? Stiamo cominciando a capire l’importanza di questo strumento e il fatto che non è più un “gioco”?

«Io penso che bisogna porsi con estrema attenzione verso questo fenomeno. Ci vuole educazione, ci vuole “un’evangelizzazione della cultura digitale”. In questi ultimi anni tutti questi strumenti ci sono un po’ esplosi in mano. I giovanissimi si sono trovati immersi in un mondo social. C’è un business intorno, quindi dobbiamo difenderci e l’unico modo per farlo è la cultura. In questo momento, forse, la società non è ancora preparata, ma sarebbe utilissimo capire che certe cose andrebbero insegnate a scuola. Ma gli insegnati sarebbero preparati? Il fenomeno è molto veloce».

L’elemento innovativo portato da Buzzoole è, se vogliamo, anche quello di ridare un volto agli attori di questo mondo. Conveniamo con Gennaro che il rischio forse più grande dell’ibridazione della società con l’universo social è quello di diventare numeri, di far dipendere la vita e la reputazione delle persone dai risultati conseguiti sulle piattaforme a cui si è iscritti, come in Caduta Libera, celebre puntata della Serie TV Netflix Black Mirror.

Buzzoole si propone di fare tutt’altro. L’incontro tra professionisti, tra gli attori del mondo dell’influencer marketing, dipende dalle competenze, dalle caratteristiche, e non da freddi numeri. Per un mondo non da stigmatizzare, ma da valorizzare, conoscendolo.

di Angelo Velardi

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