Fumettista ed illustratore trentunenne, Giuseppe Latanza nasce a Grottaglie, in provincia di Taranto. Dopo la maturità artistica, frequenta e conclude il corso di fumetto presso la Lupiae Comix di Lecce. La sua carriera di disegnatore inizia nel 2009, tramite la collaborazione con diverse case editrici. Dal 2012 è docente presso Grafite-Scuola di Grafica e Fumetto, nelle due sedi di Taranto e Bari. Nel corso degli anni, collabora con Editoriale Aurea, con alcune storie brevi; inoltre, con Cronaca di Topolinia ( nello staff della serie frozen-fantasyCronache dal Ghiaccio ), con Edizioni Inkiostro e con Delta Editrice, come illustratore. Nel 2018, pubblica i suoi lavori sul settimanale nazionale DiPiù, della Cairo Editore. Attualmente si divide tra il lavoro di docente, disegnatore ed autore.

«Per me il fumetto è il raccontare una storia (reale o inventata) attraverso il disegno, mettendoci tutto il proprio essere, e farla vedere poi al mondo. Credo, infatti, che se la tieni in un cassetto è un peccato ed uno spreco».

Quando è nata questa tua passione?

«Come tutti i fumettisti, questa passione è nata ancor prima di imparare a scrivere. Ricordo che il primo fumetto sfogliato è stato il numero de L’Uomo Ragno, della defunta Corno, La Morte di Gwen Stacy. Mio padre era un avido lettore di fumetti supereroistici e, così, ho iniziato a disegnare copiando Spidey. Dai supereroi sono passato al manga, al fumetto italiano e poi a quello autoriale francese».

Quali sono gli autori ai quali ti sei ispirato?

«Beh, la lista è davvero molto lunga, dato che nel corso degli anni ho avuto tantissimi autori di riferimento. Nell’ultimo periodo, però, ho guardato molto Ralph Meyer, ma in libreria ho anche Enrico Marini, Olivier Taduc, Alessandro Calore e Theo Caneschi».

Ultimamente Cairo Editore ha pubblicato alcune tue rappresentazioni a fumetti di poesie composte da grandi della letteratura; com’è stata questa esperienza?

«Quella con Cairo Editore è stata un’esperienza interessante; le storie che ho disegnato erano atipiche, non tanto in sé per sé, quanto per l’impostazione del progetto. Ho lavorato “a vignette” più che a tavole, qualcosa che non avevo mai fatto ed era molto importante mantenere fisionomie e le indicazioni della redazione (molte volte ho dovuto fare correzioni dopo le consegne). C’è da dire, però, che ho lavorato principalmente con lo Studio RAM, che gestisce il progetto per conto di Cairo, dove ho incontrato persone fantastiche».

C’è un genere al quale preferisci lavorare? Se sì, quale? E perché?

«I generi che preferisco sono quelli militare/spionaggio, western ed horror; questo perché, tali generi, mi permettono di lavorare a mano libera, visto che non mi piace usare righe o squadre in fase di inchiostrazione. Adoro la fantascienza, ma, purtoppo, disegnarla non mi riesce bene».

Puoi accennare qualcosa sui tuoi lavori futuri?

«Non molto, a dir la verità… Sono a lavoro su un progetto per lo Studio RAM e, appena possibile, pubblicherò sui miei canali social ed ho anche molto altro che bolle in pentola!».

Cosa consiglieresti alle aspiranti disegnatrici e aspiranti disegnatori?

«Agli aspiranti disegnatori/trici dico quello che ripeto in continuazione agli allievi della scuola del fumetto dove lavoro come insegnante. Ed è questo: talento e passione sono valori aggiunti… Ciò che fa la differenza è la forza di volontà e la voglia di fare, perché quello del fumetto è un campo bellissimo ma, allo stesso tempo, difficile, competitivo e frustrante… Passami il mantra “culo sulla sedia e mano alla matita”. E, se è davvero questo il mestiere che si vuole fare, bisogna stringere i denti e sgomitare!».

di Teresa Lanna