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Un’artista italiana a New York. “The city that never sleeps”, dove tutto è costantemente in movimento, lo è anche l’occhio e l’obiettivo della camera di Francesca Magnani. I suoi scatti raccontano la pandemia nelle streets, i suoi lavori visibili su Instagram @magnanina e sul sito www.francescamagnani.com.

Chi è Francesca Magnani, perché è a New York?

«Sono arrivata 23 anni fa. Laureata in Lettere, grazie a una borsa di studio iniziai a studiare Letteratura Comparata, poi un master alla New York University, così iniziai a insegnare italiano. Mi piaceva la fotografia, cominciai qui un corso di camera oscura, comprai una macchina e giravo la città da sola, facendo scatti e stampandoli, questo per 10 anni.
Oggi mi trovo a documentare questo periodo complicato, il fatto che alcuni musei famosi della città abbiano voluto le mie foto mi fa pensare che il mio lavoro abbia un valore sociale, per me è straordinario.
Fotografo la strada, mi colpisce la sua energia, con il Covid si sono trasformate, la città intera è cambiata. Ho assistito a cose mai viste prima come la metro chiusa di notte.
Tutti più distanti ma sulla stessa barca, non si è rinunciato a ritrovarsi, uno spirito di sopravvivenza magico».

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Black Lives Matter visto dall’obiettivo della sua camera.

«Spunta dal nulla. Il mio mestiere è camminare per la città, il caso ha voluto che mi trovassi in un punto nevralgico della cultura “black” quando vedo un gruppo di persone unite da una causa comune, è stato emozionante.
Qui si è abituati a vedere gente in solitaria camminare sui marciapiedi rispettando una sorta di codice per il quale nessuno si sconvolge alla vista di qualcosa di insolito, perché si è abituati a qualunque cosa. Invece improvvisamente tutti protestano, neri ma soprattutto bianchi. C’erano marce ogni giorno alle quali potevi unirti, fiumi di persone sul ponte di Brooklyn, scena spettacolare per una fotografa».

I suoi lavori oggi nei musei e nelle mostre più famose di New York, ci racconta i suoi scatti?

«Sono tre le mostre. La partecipazione alla “New York responds” al Museum of city of New York è stata possibile grazie a un hashtag #covidstoriesnyc che i curatori hanno lanciato per selezionare le foto più rappresentative del momento che stiamo vivendo.
Tredici scatti scelti, uno è mio: Anthony un parrucchiere senza negozio per la chiusura dovuta alla pandemia, reinventa il salon sotto il ponte di Williamsburg e dona il suo guadagno a Black Lives Matter.
La seconda mostra è #ICPConcerned, organizzata dalla prestigiosa scuola International Center of Photography. Sono state raccolte foto da tutto il mondo per raccontare la reazione al virus, hanno selezionato quella dove immortalo Antonio, un avvocato che cammina lungo la 10th Avenue deserta, indossando un lungo vestito sgargiante dal colore acceso. Non passava certo inosservato, mi spiegò che la scelta di quell’abito era per “rallegrare la situazione”.
Partecipo poi a “Photoville”, il famoso festival della fotografia che viene esposto a Brooklyn Bridge Park. Lì sono esposte una serie di mie foto dal “NYC Ferry”, il battello di New York. Durante i vari tragitti, mi resi conto che avevo un’altra prospettiva della città, il tema del lavoro è “People on the Ferry, connection at time of social distancing”».

Cosa lega la sua idea allo scatto fotografico?

«I miei progetti non sono prestabiliti, cammino e ciò che mi colpisce fotografo. A marzo, durante il lockdown vidi le persone che non potendo uscire di casa, sostavano sui gradini fuori la porta. In questo spazio intermedio tra l’abitazione e la strada si sono iniziate a vedere situazione domestiche di ogni tipo.
Immortalare questo per me era raccontare la pandemia.
Ho poi iniziato un progetto che vorrei continuare, tutti qui a New York indossano mascherine particolari, io le fotografo perché comunicano qualcosa, è diventata un oggetto portatore di significato.
Anche i miei scatti sul Ferry di New York sono nati spontaneamente durante i viaggi sul traghetto, mi piacerebbe mostrarli in Italia in una città d’acque, perché non Napoli? Sarebbe perfetta».

di Pasquale Di Sauro

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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