Lo strano caso del presepe sotto inchiesta

Presepe moderno

 

Antefatto

Poco più di 2000 anni fa una giovanissima donna incinta, in procinto di partorire, viaggiava sul dorso di un asino in compagnia di un uomo molto più grande di lei, diretti nell’antica Betlemme. Erano chiamati all’obbligo di registrarsi nella propria città d’origine come previsto dall’editto di Cesare Augusto che voleva un censimento su tutte le terre fino ad allora conquistate.
Poco importava al potere romano se il viaggio da fare comportasse disagi, un certo onere economico che non tutti potevano permettersi, se la donna (in questo caso) rischiasse di partorire per strada, se il viaggio fosse lungo e pericoloso. Tutti dovevano rispondere. Una moltitudine di uomini e donne hanno dovuto spostarsi dalla propria casa per raggiungere il luogo d’origine ma le difficoltà da affrontare non importavano ad alcuno. Bisognava andare. Obbedire e tacere!
Fossimo stati ai giorni d’oggi, mai e poi mai avremmo intrapreso un tale viaggio, prossime al parto, senza ogni comodità possibile, senza aver organizzato tutto e pronti ad ogni evenienza. Eppure, quella giovane donna della quale si parla ogni anno ha viaggiato senza mai lamentarsi, ha visto negarsi ospitalità in diversi alloggi, ha cercato rifugio in una stalla e lì ha dato alla luce suo figlio.
Oggi sarebbe stato certamente un caso mediatico. Uno da far scalpore ed attivare la magistratura, le forze dell’Ordine, i servizi sociali. Beh, a dire il vero, una mobilitazione generale c’è stata. Persino la giornalista, una certa Paola Di Tarsa, diretta discendente del ben più noto Paolo di Tarso, discepolo di Gesù tra i pagani greci e romani, ha scritto la notizia pressappoco così.

Notizia

Betlemme, 2017 – “Trovato neonato in una stalla. Arrestati un falegname, una minorenne, tre stranieri ed un gruppo di pastori”.
È da poco trascorso il 25 dicembre in Betlemme di Giudea e Gabriele (no, non l’arcangelo ma un semplice cittadino), notando strani movimenti nei pressi di una stalla, ha immediatamente dato l’allarme.
Giunti sul posto, gli agenti di polizia hanno subito allertato i servizi sociali riscontrando le chiare e precarie condizioni igieniche nelle quali versava il neonato, tra escrementi di mucca e di un asino, riscaldato semplicemente dall’alito di questi. Il piccolo era avvolto in uno scialle, depositato su una mangiatoia con accanto una giovane donna, poco più che bambina, tale Maria di Nazareth, appena quattordicenne, dichiaratasi madre dello stesso.
Al tentativo delle forze dell’ordine di mettere in sicurezza i due minorenni, madre e figlio, interviene un uomo, successivamente identificato come Giuseppe, della cosiddetta stirpe dei nazareni: falegname precario che asseriva di essere il padre adottivo del bimbo. Spalleggiato da alcuni pastori, tra cui almeno 2 palestinesi ed un arabo, Giuseppe opponeva forte resistenza. Poco dopo giungevano sul posto anche tre stranieri, arrivati da terre lontane e sconosciute, sprovvisti di documenti e permessi di soggiorno. Questi, dalla combriccola, venivano chiamati i “re”.
Tutti sono stati fermati.
È bastato poco a capire che si trattava di un affare molto grosso tanto da coinvolgere il ministero dell’interno, la Guardia di Finanza oltreché diverse ambasciate per capire quale fosse il paese di provenienza dei tre clandestini che, non si esclude, possano essere anche spacciatori internazionali, visto l’ingente quantitativo di oro e sostanze sconosciute delle quali sono risultati in possesso.
Nel corso del primo interrogatorio, i tre si sono dichiarati diplomatici che agivano in nome di Dio e pertanto non si escludono legami con Al-Qaeda o l’ISIS, con tutte le implicazioni del caso. Si prevedono indagini lunghe e difficili con il coinvolgimento di diverse istituzioni ed organizzazioni internazionali.
Segnalato il caso alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, i servizi sociali sono stati immediatamente incaricati di effettuare tutte le indagini di propria competenza rilevando, tra le altre cose, anche una enorme differenza di età tra la madre, minorenne, ed un padre, benché putativo, molto più grande di loro, adulto di mezza età e dal rapporto molto sospetto con la giovane donna.
Le indagini sono tese anche a comprendere se a carico dell’uomo siano presenti precedenti denunce per adescamento minori o pedofilia. Nel frattempo, Maria è stata ricoverata presso l’ospedale di Betlemme e sottoposta ad ogni tipo di visita possibile, ivi compresa quella psichiatrica, avendo la stessa dichiarato di aver avuto quel figlio “pur non conoscendo uomo”, insomma, rimanendo ancora vergine.
Il fatto, poi, che sul posto siano state rinvenute sostanze sconosciute non migliora certo il quadro. Si è sparsa voce che anche i pastori presenti nella stalla potrebbero essere consumatori abituali di particolari droghe capaci di indurre allucinazioni. Raccontano, infatti, che «un uomo con una lunga veste bianca e due ali sulla schiena» li abbia indotti a seguire una stella cometa per recarsi nella stalla.
Il capo della sezione antidroga ha così commentato: «Gli effetti delle sostanze stupefacenti a volte sono imprevedibili ma questa è senz’altro la cosa più assurda che abbia mai sentito». È trascorso ormai il 6 gennaio e le indagini sono ancora in alto mare.

Epilogo

Fosse accaduto al giorno d’oggi, avremmo gridato allo scandalo. Sembra quasi di sentire le solite voci: «Com’è possibile che accada ciò? Dove sono i servizi sociali? Perché non sono intervenuti prima? Perché non tolgono quel bimbo alla madre folle e a quell’uomo che certamente ha abusato della giovane donna e farà lo stesso col piccolo? Che razza di educazione potrà mai avere? Non è possibile che un neonato sia al freddo e al gelo. Bisogna fare qualcosa!…» queste e tante altre le frasi urlate tra i denti, accusatorie, mai costruttive della brava gente che guarda e passa, guarda e si gira dall’altro lato.
Non c’è ragione, nemmeno una, di plausibile accoglienza a giustificare il comportamento di quei personaggi dei quali ogni anno si raccontano le gesta. Ci piace ricordare la follia oppure abbiamo il gusto dell’assurdo? Ai nostri bimbi la raccontiamo come favola, gliela facciamo credere e talvolta continuiamo a crederci anche noi nonostante l’età, la ragione, la religione.
Eppure, questa notizia straordinaria che ha colpito il mondo e della quale il mondo continua a parlare dopo duemila anni, molte volte passa ancora inosservata, condannata, derisa. Eppure continuiamo a raccontarla! Perché?

di Annamaria La Penna

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018

About Annamaria La Penna

Pedagogista, si occupa di educazione, formazione e ricerca universitaria prevalentemente nell'educazione degli adulti e del Life Long Learning. Assistente Sociale, mediatrice familiare e consulente tecnico esperto in servizio sociale forense, è impegnata nei servizi e nelle politiche sociali dal 2001. Ha collaborato con alcune testate, tra cui Viewpoint, magazine di promozione culturale umbro (dove nasce e si forma) fino a giungere nel 2016 nella grande famiglia di Informare, dove ricopre il ruolo di caporedattore e direttore organizzativo. Iscritta agli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Obiettivo personale e professionale: con passione e dedizione, continuare a migliorare in qualsiasi cosa faccia.