Prendi l’E.T. di Spielberg, miscelalo con un pizzico di Stand by me di Stephen King e condiscilo con il gioco di ruolo più famoso al mondo: Dungeons & Dragons. Frulla un po’ di radio trasmittenti d’epoca con qualche coin opda bar, tipo Pacman o Invaders, e cuoci a fuoco lento spargendo pezzetti de “La Cosa” di John Carpenter e le sue relative musiche elettroniche. Condire con tanta nostalgia e “odori” quali l’amicizia, il rispetto e soprattutto la fantasia. Servire ancora caldo per apprezzarne al meglio il gusto… 

Una ricetta di certo perfetta, che poi sarebbe quella che i fratelli Duffer hanno escogitato per confezionare Stranger Things. Una serie di grande successo che si prepara questa estate (il 4 luglio negli USA) a ritornare con la sua terza stagione sulla piattaforma di Netflix 

Cosa è successo nella prima e nella seconda stagione? 

Nella prima stagione assistevamo alla sparizione di Will e venivamo a conoscenza dell’esistenza del Sottosoprauna realtà parallela abitata da mostri come il Demogorgone. Nella seconda, invece, abbiamo conosciuto altri aspetti di questa dimensione parallela, scatenata dagli esperimenti di un laboratorio segreto. Il 1985, invece, è il periodo in cui si svilupperà il terzo atto della serie, che arriverà con forte ritardo su Netflix (sarebbe infatti dovuta uscire l’anno scorso).

Le indiscrezioni della terza stagione

Gli autori hanno dichiarato che la nuova stagione sarà diversa e, per certi versi, più entusiasmante. Non trapelano però, informazioni sulle nuove trame, ma, secondo le dichiarazioni degli autori, la nuova stagione dovrebbe risolvere alcune questioni aperte. Chi è realmente Undici? Da dove arrivano i suoi poteri? Si riuscirà mai a chiudere l’apertura del nostro mondo con il Sottosopra? Will riuscirà a tornare ad una vita normale?

La terza stagione di Stranger Things definirà meglio anche il carattere dei personaggi, presentandoci dei piccoli eroi. Non dimentichiamoci che gli stessi attori, nel frattempo, sono cresciuti, affacciandosi sul quel percorso che li porterà poi a diventare adulti.  

Lo sfondo degli anni ’80 

Di certo, non mancherà uno degli elementi caratteristici della serie: la sua ambientazione negli anni ‘80. Il revival ottantinoè un sempre verde e molte produzioni, anche cinematografiche, pescano a piene mani dall’immaginario collettivo di quegli anni. Pensiamo, ad esempio, a serie televisive come The Americans, Ashes to Ashes, Halt and Catch Fire e così viaTuttavia, Stranger Things sembra che si appropri delle sue icone in maniera totalmente diversa.  

La serie, attraverso la costruzione dei suoi episodi, crea una sorta di corto circuito con il pubblico presentando dei “pezzi” dell’immaginario degli anni ‘80. Questi hanno sia una funzione contestualizzante, che di referenza e quindi di rimando alla stessa cultura di quegli anni.

Gli spunti del cinema

I modi di fare, gli “accessori”, ma anche i temi del fantastico che negli anni ‘80 vengono percorsi in maniera sempre più frequente, sono qui declinati per confezionare un prodotto che assomiglia più ad una macchina del tempo. Di esempi, a sostegno di questa tesi, ce ne sono davvero tanti a partire da una scena della prima stagione. In quel fotogramma, infatti, ci sono quattro protagonisti, intenti a divertirsi con il gioco di ruolo di Dungeons & Dragons, e sullo sfondo capeggia il poster del film La Cosa, fanta-horror di John Carpenter datato 1982. Un poster vale l’altro, si dirà.

Perché non mettere allora quello di Rocky oppure di Blade Runner per mantenere la coerenza storica dell’epoca? Invece, viene scelto il film di Carpenter direzionando già dai dettagli l’atmosfera della serie e ponendola su un binario ben preciso.

Stranger Things e il cinema di Carpenter

Nello specifico, i temi di Stranger Things godono di una certa similitudine con questa pellicola (e soprattutto con le sonorità elettroniche di Carpenter). Lo stesso poster del film, che presenta una figura umana dalla cui testa fuoriescono dei tagli di luce,  influenzano non poco il personaggio del Demogorgone.

Il suo volto, infatti, si apre come un fiore, creando così una conformazione ad “apertura” simile ai tagli di luce disegnati sul poster. Inoltre, la creatura di Stranger Things si muove tra il suo mondo e il nostro con parecchia facilità, rendendola di fatto invisibile agli umani, così come faceva quella di Carpenter.

I riferimenti a Ghostbusters

E ancora, in una puntata della seconda stagione si sceglie di far vestire Will, Lucas, Mike e Dustin come i personaggi del film di “Ghostbusters“, proprio durante la festa di Halloween del 1984. 

Tutti conosciamo molto bene gli acchiappafantasmi, le cui sorti al cinema sono state ultimamente discusse per via del flop dell’ultima pellicola. La loro presenza, anche se traslata nei panni dei ragazzi, evidenzia la caratura del quartetto di amici e il riferimento a certi contenuti, perché con il paranormale i protagonisti di Stranger Things ci hanno avuto a che fare e in un certo senso ci sono finiti dentro con tutte le scarpe uscendone, al momento, sempre illesi.

L’influenza di Spielberg

I riferimenti non finiscono di certo qui: quel cielo stellato alla Spielberg, Will che comunica con la madre grazie a delle luci che molto hanno a che vedere con Incontri ravvicinati del terzo tipo. E ancora, la creatura che muove i suoi artigli dietro al muro con lo stesso effetto visivo visto in una scena della saga di Nightmare, uno dei ragazzi più grandi che assomiglia al buon Michael J. Fox dei tempi di “Ritorno al futuro“, il Dottor Brenner che si muove nel laboratorio con una tuta quasi identica a quella degli agenti governativi di E.T. l’extra-terrestre la dicono lunga sugli stimoli e sulle ispirazioni che hanno spinto gli autori a creare un prodotto di questo tipo. 

Il simbolismo degli anni 80

Gli anni ‘80, tra tutte le altre decadi, hanno rappresentato per le società occidentali un punto di svolta nella storia degli individui che li hanno vissuti. Sono degli anni circondati da un alone di mito che continua ad influenzare, nel bene o nel male, il nostro presente. Sono gli anni pervasi da un ottimismo sfrenato in cui l’elettronica e l’informatica si sviluppano in maniera vertiginosa regalando i primi telefoni mobili, i videogiochi, i primi home computer mentre l’industria televisiva e cinematografica fa un balzo in avanti fornendo nuovi contenuti, visioni, modi di narrare. L’industria del giocattolo esplode grazie al merchandising legato ai cartoni animati che si diffondono nelle reti private e nazionali come un fiume in piena mentre l’umanità pensa di poter arrivare sulle stelle grazie agli Shuttle della Nasa. In campo musicale poi si affacciano tante nuove sonorità che ne caratterizzano la decade mentre le canzoni diventano “visive” grazie all’invasione dei videoclip e alla nascita di MTV.

Viva gli anni ‘80!

In buona sostanza è un periodo in cui si materializzano tanti di quegli elementi che diventeranno poi rappresentazione di una certa cultura e icone indiscusse di un certo modo di vivere e di essere. Appare quindi chiaro come ci sia un riferimento continuo a quegli anni dove si cerca di ricreare quelle emozioni, quei colori, quei modi di vivere che oggi ci appaiono lontani ma sempre, per certi versi, auspicabili.

Si dirà che prima le cose fossero più semplici e che vi era ancora spazio per i sogni. Uno spazio dove le instabilità politiche, la paura verso l’altro, del lavoro che non si trova e del “che facciamo adesso” erano comunque ridotti ai minimi termini o comunque “silenziati” grazie al benessere generalizzato. Gli anni ‘80 sono la rappresentazione di un’umanità che, per mentalità, non esiste più, ma che nei nostri ricordi, o nei nostri desideri più profondi, continua a vivere e ad alimentarsi migliorandosi sempre di più, se non altro a livello di idee e di concetti, come se si trattasse del miglior vino possibile. E allora, gli anni ‘80 non ci sono più? Viva gli anni ‘80! 

di Giovanni Toro

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