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Strage del Bar Sayonara: dopo 32 anni Ponticelli chiama Napoli

Silvia De Martino 04/12/2021
Updated 2021/12/04 at 9:24 PM
5 Minuti per la lettura
Era l’11 novembre 1989 quando quattro passanti si sono trovati coinvolti in una sparatoria di stampo mafioso a Ponticelli, Napoli. Quattro innocenti, quattro indifesi, quattro persone che non avevano nessun rapporto con quel mondo criminale che quella sera li ha strappati via alle proprie famiglie.
Salvatore Benaglia, Domenico Guarracino, Gaetano Di Nocera e Gaetano De Cicco. Semplici nomi, adesso trasformati in un simbolo. Un simbolo di speranza, affinché si metta un punto alla violenza. Un simbolo di memoria, affinché non si dimentichi mai. Un simbolo di collaborazione, affinché non si vada avanti con indifferenza.

Era l’11 novembre 1989 quando alle ore 18:30 otto uomini armati, vestiti con tute da meccanico, irruppero nel Bar Sayonara dando inizio ad una violenta sparatoria. L’obiettivo? Uccidere due uomini del clan rivale. Il risultato? Sei cadaveri e diversi feriti.

Indice
Era l’11 novembre 1989 quando quattro passanti si sono trovati coinvolti in una sparatoria di stampo mafioso a Ponticelli, Napoli. Quattro innocenti, quattro indifesi, quattro persone che non avevano nessun rapporto con quel mondo criminale che quella sera li ha strappati via alle proprie famiglie.Salvatore Benaglia, Domenico Guarracino, Gaetano Di Nocera e Gaetano De Cicco. Semplici nomi, adesso trasformati in un simbolo. Un simbolo di speranza, affinché si metta un punto alla violenza. Un simbolo di memoria, affinché non si dimentichi mai. Un simbolo di collaborazione, affinché non si vada avanti con indifferenza.Non si arrende, anzi risponde con le numerose associazioni antimafiose che agiscono attivamente sul territorio. Quest’anno, infatti, a seguito delle bombe scoppiate in primavera, è nato il Comitato di liberazione dalla camorra Disarmiamo Ponticelli, che ha organizzato l’evento dell’11 novembre in memoria della Strage del Bar Sayonara.«Disarmiamo Ponticelli è un comitato territoriale in cui ci sono circa 50 associazioni, che fa capo a tutta Napoli Est: Barra, San Giovanni e Ponticelli. Il focus è su quest’ultima, perché qui ci sono le bombe, le nuove stese, una nuova fase di recrudescenza», ci spiega Roberto D’Avascio, Presidente di Arci Movie, una delle associazioni parte.Ponticelli viene spesso lasciata ai margini, esclusa e non considerata come parte attiva e integrante della città di Napoli. Al centro dell’evento dell’11 novembre, infatti, c’era lo slogan “Ponticelli chiama Napoli”.La parte orientale del capoluogo campano si appella al supporto dei sui compaesani per un futuro migliore. «L’obiettivo è ricordare, fare memoria, riattivare le coscienze e raccontare delle storie che sono state un po’ dimenticate. Questo, nell’ottica di far sì che il presente cambi e sia diverso.Chiediamo a tutti di svegliarsi e darci una mano su queste tematiche importanti legate alla criminalità». Ponticelli chiede una mano tesa. Dalle istituzioni, dalle persone. Una mano tesa contro la camorra, contro la degradazione urbanistica, contro la violenza e la pericolosità delle strade.Roberto D’Avascio ha raccontato ad Informare anche l’attività dell’associazione Arci Movie, che nasce nel 1990 con l’obiettivo di promuovere la passione verso il cinema e riportare il Cinema Teatro Pierrot, storica sala di quartiere, all’attività. Ad oggi, tale struttura è diventata un centro di cultura e aggregazione.«Da 31 anni usiamo il cinema come strumento didattico e come elemento di socializzazione. Abbiamo i laboratori nelle scuole, gli eventi in piazza, i progetti, le rassegne, i festival. Lavoriamo attraverso il cinema per il sociale». Arci Movie, inoltre, agisce non solo su Ponticelli, dove dispone di una serie di strutture dove fare educazione, ma anche su Napoli e su tutta la regione Campania.Le associazioni anticamorra e di promozione culturale sorte a Ponticelli sono un simbolo della lotta che ogni giorno chi vive lì porta avanti. La speranza è ovviamente che tutto ciò non sia più necessario; che non ci sia più bisogno di insegnare cultura al posto della violenza, che non ci sia più nulla da denunciare o vittime innocenti da piangere. Oggi bisogna agire, affinché questo accada. Oggi bisogna abbattere omertà ed indifferenza e favorire l’attivismo. Oggi si combatte per un futuro migliore.

Persone innocenti, rimaste intrappolate in un destino crudele che ha agito per mano di uomini piccoli, ai quali una pistola conferisce un immotivato strapotere. Quattro vittime senza colpa: semplici effetti collaterali di una missione andata a buon fine per chi l’ha posta in essere.

Una guerra tra bande rivali, che alla cieca coinvolge anche chi non c’entra nulla. Ciro Sarno, Andrea Andreotti e una violenta battaglia che li vede protagonisti per il controllo delle attività illegali a Ponticelli: droga, appalti, estorsioni. 32 anni dopo Ponticelli deve ancora combattere per fare in modo che le proprie strade siano sicure.

Deve ancora resistere per non essere considerata la mera periferia est di Napoli, ma un quartiere a cui prestare attenzione e da cui estirpare le erbacce. Ponticelli, dopo 32 anni, ancora piange vittime innocenti; ancora patisce la violenza delle bombe. Ma non si arrende. Non si arrende, in nome di quelle famiglie che soffrono e di quelle persone che non ci sono più.

Non si arrende, anzi risponde con le numerose associazioni antimafiose che agiscono attivamente sul territorio. Quest’anno, infatti, a seguito delle bombe scoppiate in primavera, è nato il Comitato di liberazione dalla camorra Disarmiamo Ponticelli, che ha organizzato l’evento dell’11 novembre in memoria della Strage del Bar Sayonara.
«Disarmiamo Ponticelli è un comitato territoriale in cui ci sono circa 50 associazioni, che fa capo a tutta Napoli Est: Barra, San Giovanni e Ponticelli. Il focus è su quest’ultima, perché qui ci sono le bombe, le nuove stese, una nuova fase di recrudescenza», ci spiega Roberto D’Avascio, Presidente di Arci Movie, una delle associazioni parte.
Ponticelli viene spesso lasciata ai margini, esclusa e non considerata come parte attiva e integrante della città di Napoli. Al centro dell’evento dell’11 novembre, infatti, c’era lo slogan “Ponticelli chiama Napoli”.
La parte orientale del capoluogo campano si appella al supporto dei sui compaesani per un futuro migliore. «L’obiettivo è ricordare, fare memoria, riattivare le coscienze e raccontare delle storie che sono state un po’ dimenticate. Questo, nell’ottica di far sì che il presente cambi e sia diverso.
Chiediamo a tutti di svegliarsi e darci una mano su queste tematiche importanti legate alla criminalità». Ponticelli chiede una mano tesa. Dalle istituzioni, dalle persone. Una mano tesa contro la camorra, contro la degradazione urbanistica, contro la violenza e la pericolosità delle strade.
Roberto D’Avascio ha raccontato ad Informare anche l’attività dell’associazione Arci Movie, che nasce nel 1990 con l’obiettivo di promuovere la passione verso il cinema e riportare il Cinema Teatro Pierrot, storica sala di quartiere, all’attività. Ad oggi, tale struttura è diventata un centro di cultura e aggregazione.
«Da 31 anni usiamo il cinema come strumento didattico e come elemento di socializzazione. Abbiamo i laboratori nelle scuole, gli eventi in piazza, i progetti, le rassegne, i festival. Lavoriamo attraverso il cinema per il sociale». Arci Movie, inoltre, agisce non solo su Ponticelli, dove dispone di una serie di strutture dove fare educazione, ma anche su Napoli e su tutta la regione Campania.
Le associazioni anticamorra e di promozione culturale sorte a Ponticelli sono un simbolo della lotta che ogni giorno chi vive lì porta avanti. La speranza è ovviamente che tutto ciò non sia più necessario; che non ci sia più bisogno di insegnare cultura al posto della violenza, che non ci sia più nulla da denunciare o vittime innocenti da piangere. Oggi bisogna agire, affinché questo accada. Oggi bisogna abbattere omertà ed indifferenza e favorire l’attivismo. Oggi si combatte per un futuro migliore.

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